Ben Thompson:

This is the key to understanding the purchase of Whole Foods: to the outside it may seem that Amazon is buying a retailer. The truth, though, is that Amazon is buying a customer — the first-and-best customer that will instantly bring its grocery efforts to scale. […]

In the long run, physical grocery stores will be only one of the Amazon Grocery Services’ customers: obviously a home delivery service will be another.

I suspect Amazon’s ambitions stretch further, though: Amazon Grocery Services will be well-placed to start supplying restaurants too, gaining Amazon access to another big cut of economic activity. It is the AWS model, which is to say it is the Amazon model, but like AWS, the key to profitability is having a first-and-best customer able to utilize the massive investment necessary to build the service out in the first place.

Ho provato Amazon Fresh un paio di volte, e la convenienza non batte l’incertezza. Un libro è un libro, il canale di provenienza del libro è secondario. Un pesce, del pollo, verdura, etc. invece variano mostruosamente da posto a posto — e nei miei due esperimenti con Amazon Fresh è stata un po’ una lotteria capire cosa fosse decente e cosa no.

Con l’acquisto di Whole Foods Amazon ha acquistato soprattutto — oltre all’infrastruttura, che nel tempo probabilmente espanderà per diventare più modulare, come da copione — dei consumatori che si fidano dei prodotti di Whole Foods. Questo se siete fra quelli a cui piace pagare £15 per due pomodori organici. Che io da Whole Foods ci sono entrato una volta, e ne sono uscito incazzato per la scritta organico che ancora un po’ avrebbero messo anche sulle piastrelle del pavimento.

Ci siamo spostati su AWS

In teoria — dopo i due giorni offline e minori malfunzionamenti — il blog dovrebbe essere di nuovo online.

Ha cambiato hosting: da MediaTemple a AWS. Una volta decifrati gli acronimi e i nickname inutili che Amazon dà ai suoi servizi (qua un sito utile che fa esattamente quello), e una volta capito dove stanno le opzioni in un’interfaccia davvero mal fatta, AWS diventa abbastanza facile da configurare per WordPress. Spero di avere trovato una soluzione alle sofferenze di un hosting condiviso (un paio di mesi fa ho spostato anche il mio sito personale su AWS).

Magari in seguito raccoglierò in maniera più dettagliata come installare/mantenere WP su AWS (dato che mi servirebbe avere queste cose scritte da qualche parte), nel frattempo — per riassumere — al momento questo blog usa:

  • Elastic Beanstalk (simile a Heroku)
  • EC2
  • RDS per il database
  • Route 53 per i DNS
  • S3 e CloudFront per gli assets

Come conseguenza, dovrebbe essere tutto molto più veloce ⚡️

Il prossimo passo sarebbe cambiare tema — ma quello non avverrà a breve!

Echo e Alexa sono due prodotti diversi: Echo è un device che sfrutta l’assistente di Amazon, Alexa è l’assistente in questione. Il recente CES ha visto una miriade di altri device che si integrano e sfruttano Alexa, alcuni in diretta competizione con Echo.

Amazon non ha bisogno di guadagnare un centesimo direttamente da Alexa, ma indirettamente guadagna con ciascun acquisto effettuato tramite Alexa. Alexa è più aperto di HomeKit – ciò va a discapito della sicurezza, ma aiuta nel creare un ecosistema interessante e vivace, nel velocizzare l’adozione.

Secondo Ben Thompson, il piano di Amazon è di trasformare Alexa nel sistema operativo della casa:

All kinds of hardware manufacturers are lining up to build Alexa-enabled devices, and will inevitably compete with each other to improve quality and lower prices.

Even more devices and appliances are plugging into Alexa’s easy-to-use and flexible framework, creating the conditions for a moat: appliances are a lot more expensive than software, and much longer lasting, which means everyone who buys something that works with Alexa is much less likely to switch

Entri scannerizzando l’iPhone, prendi quello che ti serve, e te ne vai senza passare da una cassa, con le cose già pagate.

Come? Con tante telecamere:

Amazon Go works by using computer vision and sensors to detect what items you’re taking out of the store. You start by scanning an app as you enter the Amazon Go shop. You do your normal shopping, and the sensors throughout the store identify the items in your cart and charge them to your account when you walk out the door. It’ll feel like shoplifting, except you’re actually being watched by more cameras than you can imagine.

Quando si devono caricare enormi quantità di dati sulla cloud resta tuttora più veloce spedirli – fisicamente, mettendoli dentro un camion o su un aereo – piuttosto che fare un upload.

Il nuovo servizio di Amazon per AWS va incontro a quest’esigenza: è un camion, capace di trasportare circa 100 petabyte di dati. Per riempirlo completamente ci si mettono 10 giorni. Poi inizia l’upload, che in questo caso significa che il camion si mette in viaggio verso il datacenter di Amazon.

Amazon:

Now, we see the same opportunity to innovate in transportation. I’m very excited to introduce Amazon One, a Boeing 767-300 that is our first ever Amazon branded plane which will serve customers by adding capacity to support one and two day package delivery in the US. Adding capacity for Prime members by developing a dedicated air cargo network ensures there is enough available capacity to provide customers with great selection, low prices and incredible shipping speeds for years to come. Over the next couple of years, we’ll roll out 40 planes just like this one.

Si usa un’applicazione a parte, con un catalogo molto limitato[1. Se non altro, quando tentai di farne uso a Londra, il catalogo si rivelò così striminzito che non trovai alcunché da ordinare]. È gratuita entro due ore, o si paga 6,9 euro per la consegna entro un’ora.

In entrambi i casi, è disponibile solo per gli abbonati a Amazon Prime.

Amazon ha recentemente abbassato il prezzo del proprio tablet, il Fire, a $50:

It’s not going to win any awards, and next to the iPad Air 2 or 10-inch Kindle HD, it’s still essentially a brick. A brick, though, that costs literally one-tenth the price. Even less, if you buy it in a six-pack, which you can, because we’ve gotten to the point where good-enough tablets can be bought and sold like Miller Lite.

Wired ci scherza sopra comparando il Fire a una calcolatrice che costa più del Fire. Io posso dire questo: ho avuto un Fire in giro per la casa, ed ha sempre funzionato malissimo. È solamente un gateway per acquistare su Amazon.

Per celebrare il suo ventesimo compleanno, Amazon ha indetto il 15 Luglio un “Prime Day”, ovvero una giornata in cui diversi prodotti saranno venduti a prezzi scontati. Gli sconti saranno accessibili solo agli abbonati ad Amazon Prime, ma pare saranno davvero numerosi (in quantità superiore a quelli del Black Friday).

Se il 15 Luglio vi fate prendere dallo spirito consumista, fatelo partendo da qua (così supportate il blog, senza fare nulla).

Amazon ha introdotto, in America, e per gli abbonati a Prime, Dash: un bottone fisico, reale, e persino adesivo, per acquistare un oggetto istantaneamente su Amazon. C’è per il detersivo (da incollare sulla lavatrice, come suggeriscono loro), per l’acqua, il dentifricio, le cialde del caffè e cose simili — che spesso uno si dimentica di comprare.

(Un bottone simile, ma configurabile per qualsiasi compito: Flic)

Il Fire Phone è stato un flop: per la prima volta Amazon non ha creato un prodotto competitivo nel prezzo, ma ha tradito la propria natura progettando uno smartphone che andasse più in competizione con l’iPhone che con la fascia bassa, economica e conveniente, del mercato. Di come è nato, soprattutto per volontà di Jeff Bezos, ne ha scritto Austin Carr su Fast Company. È anche stato un tentativo di riposizionare Amazon: da qualcosa di conveniente e necessario a un brand percepito come “cool”, quale Apple:

Bezos had profound reasons for preferring a top-of-the-line smartphone. Multiple sources indicate that the premium phone represented a “repositioning of the brand away from being so utilitarian and toward becoming more of a lifestyle brand like Apple”. Bezos expressed some of these sentiments himself in a memo he wrote years ago, entitled “Amazon.love.” In the memo, first revealed by journalist Brad Stone in , Bezos describes his vision to transform Amazon into a brand such as Apple, Nike, or Disney, which are “widely loved by their customers, and are even perceived as cool.” Brands like Walmart and Microsoft, he noted, are “unloved” and suffer as a result. He then listed the attributes that distinguished each set of companies: “Risk taking is cool. Thinking big is cool. The unexpected is cool. Close-following is not cool.”

Nel tentativo di creare un prodotto che stupisse — innovativo, non una copia economica dell’iPhone ma una alternativa in competizione con lo stesso — hanno aggiunto funzioni che persino il team di sviluppo ha ritenuto inutili, durante la progettazione. Dynamic Perspective (l’effetto 3D) è una di queste:

And team members simply could not imagine truly useful applications for Dynamic Perspective. As far as anyone could tell, Bezos was in search of the Fire Phone’s version of Siri, a signature feature that could make the device a blockbuster. But what was the point, they wondered, beyond some fun gaming interactions and flashy 3-D lock screens. “In meetings, all Jeff talked about was, ‘3-D, 3-D, 3-D!’ He had this childlike excitement about the feature and no one could understand why,” recalls a former engineering head who worked solely on Dynamic Perspective for years. “We poured surreal amounts of money into it, yet we all thought it had no value for the customer, which was the biggest irony. Whenever anyone asked why we were doing this, the answer was, ‘Because Jeff wants it.’ No one thought the feature justified the cost to the project. No one. Absolutely no one.”

È finalmente disponibile il Kindle anche da noi, in Italia, su Amazon.it. Significa che è possibile acquistarlo a 99 euro senza dover pagare nessuna spesa aggiuntiva, di dogana.

Il Kindle è un oggetto utilissimo, che possiedo con soddisfazione da due anni e di cui non posso che raccomandare l’acquisto: se siete dei lettori ‘forti’, dunque delle persone che leggono diversi libri al mese, non potrete che apprezzarlo.  Ho parlato diverse volte su questo blog di come l’iPad non lo rimpiazzi, e sono anzi convinto che coloro che sostengono questa linea siano persone che non leggono. Altrimenti, si renderebbero conto di come l’esperienza sia totalmente differente e di gran lunga superiore sul Kindle.

L’arrivo del Kindle in Italia determina anche la nascita del Kindle Store italiano: finalmente, la possibilità di scaricare ed acquistare ebook direttamente dal device senza passare dal computer.

Se decidete di acquistarlo, o regalarlo a qualcuno per Natale, prendetelo partendo da questo link. A voi non costa nulla in più, ma Amazon dà una percentuale a me permettendo così a voi di supportate Mac Blog senza spendere nulla.

Tim Carmody su Wired spiega cosa comporti vendere un Kindle a soli 79 dollari:

Il vantaggio dei tradizionali “media” basati su carta rispetto a quelli che fanno affidamento all’elettronica è sempre stato che il consumatore non ha mai dovuto preoccuparsi del costo della tecnologia in anticipo. Se compri un libro, o una rivista, la tecnologia che ti permette la sua produzione e trasmissione è già presente e disponibile all’acquisto.

Il costo di un device può trasformare un device qualsiasi in un prestigioso device elettronico, come è successo nel caso dell’iPod o dell’iPad. Ma il costo rappresenta anche un ostacolo per molti consumatori. 500 dollari per un iPad o 400 per la prima generazione di Kindle sono un mucchio di soldi da spendere per delle persone che vogliono semplicemente leggere.

A 79 dollari, Amazon sta offrendo un’alternativa non solo economica, ma anche valida, a quelle persone.

Un bel paragone di Iain Broome:

Quando l’iPod venne lanciato nel 2001, il mercato dei lettori mp3 era relativamente nuovo. Fu un grande successo per diverse ragioni, ma una di quelle fu la sua abilità di fare una sola cosa bene. E’ vero, poteva svolgere diversi compiti, come tenere in memoria i contatti o far girare semplici giochini, ma era essenzialmente un lettore mp3. Un fantastico lettore di mp3.

Io penso che i primi iPod possano essere comparati ai primi Kindle. Quello che l’iPod ha fatto alla musica, il Kindle l’ha fatto ai libri. Invece di costruire un dispositivo adatto a riprodurre ogni genere di media, Amazon si è concentrata sui libri e ha costruito un e-reader che era meglio di qualunque altro in circolazione.

Possedere un Kindle fino ad ora ha significato possedere un device che faceva davvero bene una sola cosa. Non significherà più lo stesso quando l’Amazon tablet – o, più semplicemente, il nuovo Kindle – arriverà sul mercato.

Le cose in cui Apple sbaglia

Quali sono i campi in cui Apple fallisce? Quei settori in cui fino ad ora si è mostrata decisamente scarsa, lasciando ampio spazio ad un’eventuale azienda concorrente che volesse, puntando su di essi, provare a competere con essa. Secondo Jason Kottke – che ha recentemente discusso della questione in un post, “How to beat Apple” – sono tre.

I primi due riguardano il web, nello specifico i social network e i servizi web. Apple non è capace – o se non altro sino ad ora non ha dimostrato di essere in grado – di creare un social network che si possa definire tale: né Ping né Game Center – e credo possiamo tutti convenire su questa cosa – sono particolarmente riusciti. Sono troppo chiusi per essere considerati dei social network a tutti gli effetti e entrambi condividono il medesimo difetto: sono legati ad un software, non utilizzabili da un browser ma solo all’interno di una specifica applicazione. Tutte le caratteristiche che tanto piacciono dei social network, condivisione e amicizie facili, qui sono assenti. Manca l’apertura e un’interazione con il resto del web.

MobileMe – l’altro tentativo dell’azienda di fare qualcosa in rete – può essere considerato un fallimento su tutti i fronti. Lanciato da oramai dieci anni, quando il nome era iTools, non è mai riuscito a decollare tant’è che in un’intervista recente un impiegato di un Apple Store aveva dichiarato che “non si riesce a venderlo: è veramente difficile che qualcuno lo compri”. Eppure almeno concettualmente non era male: iDisk poteva essere un servizio di grande impatto, come dimostra il successo di Dropbox. Probabilmente il prezzo – decisamente troppo alto per quello che offre – è stato ciò che più ha contribuito ad eclissarlo.

Il terzo, ed ultimo, punto debole dell’azienda sarebbe iTunes. Che iTunes sia passato dall’essere uno dei software più apprezzati a uno di quelli con la peggior reputazione è un dato di fatto: Apple ha spinto troppo su iTunes col risultato di averlo incasinato. Gli ha chiesto di fare troppe cose, così che:

  • L’ha snaturato: doveva essere un player di musica e ora si ritrova a gestire non solo la nostra libreria multimediale ma anche gli ebooks, le applicazioni e tutto quanto ruota intorno agli iPhone e iPad.
  • L’ha appesantito: riprodurre una canzone su iTunes non è più un’azione piacevole da tempo.
  • L’ha complicato: i nuovi possessori di iPad e iPhone si sentono spiazzati di fronte alle tantissime e mal organizzate opzioni che il software presenta.

iTunes dovrebbe limitarsi a fare quello per cui è stato creato: gestire la nostra musica. Magari anche i nostri film, serie e programmi televisivi ma oltre a questo basta. Per la gestione degli iPhone – sincronizzazione, installazione applicazioni, aggiornamenti – dovrebbe esserci un software a parte.

Leggendo i tre “difetti” – e di ciascuno di essi avevamo discusso o se non altro accennato – ho notato che almeno per quanto concerne i primi due un’azienda come Amazon, ovvero quella che secondo noi dovrebbe fare un Tablet, sarebbe perfetta e potrebbe senza troppi intoppi, grazie a Cloud Drive e Amazon S3, puntare su di essi: la cloud – almeno per ora – sembra essere una cosa più alla portata di Amazon che di Apple.