Alex Hern si è letto per il Guardian tutti i termini di servizio dei servizi che usa. Ha deciso che per una settimana avrebbe dovuto, prima di utilizzare uno fra i tanti servizi a cui è già iscritto, leggersi il contratto che al momento dell’iscrizione aveva ignorato. Significa che di prima mattina, appena acceso l’iPhone, ha dovuto leggersi pagine e pagine di condizioni da rispettare — scoprendo che la semplicità tipica di Apple non si ritrova nei suoi documenti legali (che anzi non sono neppure aggiornati: quello di iOS contiene tuttora un riferimento a Google Maps). Poco dopo ha dovuto utilizzare Gmail: contrariamente a quel che si potrebbe pensare, quelli di Google sono invece piuttosto semplici e scritti in un inglese chiaro da capire.

Il problema, comunque, è secondo Hern la differente forza contrattuale fra le due parti in causa, l’utente e l’azienda. Il primo, anche leggendosi tutte le condizioni e prestando attenzione a ogni clausola, non può comunque che o accettare o rifiutare l’intero documento:

The problem is that reading the terms and conditions simply doesn’t help. Sure, you find out how pitifully small your rights are compared to those that even a medium-sized company will reserve when you use its product. But the issue isn’t just one of obscurity: it’s also a problem with the power relationship. With no negotiating power, it ends up being mostly depressing reading.

Finding out that Sony can brick my console at will if they decide I haven’t downloaded the software update quickly enough doesn’t give me any power to fight back. I can’t offer them £50 extra for a console that doesn’t come with that clause, nor can I jump ship to a competitor with better terms – because one doesn’t exist.