Bellissimo pezzo di Mantellini:

Io penso da sempre che Internet sia uno spazio silenzioso. Come un libro, come un quotidiano sfogliato alla luce di una lampada, la rete è sempre stata per me un luogo notturno e senza rumori. Così facendo disegna un confine, non solo acustico, con la TV o la radio, il cui linguaggio principale è stato da sempre mediato da gradi più o meno assordanti di invadenza.

Sebbene nel tempo il suono, quello dei formati digitali come l’mp3 e delle piattaforme audiovideo come Youtube, fino a quello degli attuali servizi di streaming musicale, è andato affermandosi in maniera sempre più ampia e la rete di sole parole e immagini dei primi tempi si è trasformata in un luogo del tutto differente, le interfacce hanno sempre scelto accuratamente di essere il meno intrusive possibile: Internet è rimasto un oggetto notturno.

Perché questo sia accaduto, in un mondo nel quale tutti urlano e strepitano, non è difficile da capire: perché essere in rete è rapidamente diventata la più complessa delle esperienze multisensoriali e come tale può essere governata solo da noi stessi. Moltissime persone leggono le notizie su una pagina web mentre ascoltano una playlist su Spotify, altri scrivono un tweet mentre seguono un programma tv, altri ancora semplicemente preferiscono stare in silenzio di fronte alla luce del loro monitor o del loro tablet. Per tutto costoro e per molti altri l’invadenza dell’audio non richiesto è una intrusione netta della propria sfera personale.