Medium permetterà di impostare un nome di dominio personalizzato alle pubblicazioni (psss, qui c’è Bicycle Mind), che potranno così risiedere al di fuori di medium.com. Significa che volendo un autore potrebbe adottare Medium — editor, interfaccia, tipografia e parte social — mantenendo un minimo di identità e indipendenza (non grafica, ovviamente). Per ora l’opzione è in beta e limitata a poche (selezionate) pubblicazioni, ma di fatto risolve molti dei problemi che avevo con il sito.

Scrissi dell’importanza di avere un sito internet personale in un articolo di quasi quattro anni fa:

I servizi web cambiano, muoiono, ne nascono di nuovi e quelli vecchi spariscono. Aprirsi una pagina su Facebook, o avere un proprio Tumblr, non basta: cosa succederà quando Facebook smetterà di essere il social network per eccellenza e Tumblr verrà soppiantato da un concorrente? Semplice: perderete in un colpo tutti i lettori accumulati con fatica nel tempo.

Ecco perché occorre un posto che voi possiate essere certi durerà nel tempo, un posto vostro. Un posto non legato a logiche di mercato, di successo, ma legato a voi che non chiuderà dopo due anni perché non ha abbastanza utenti per sopravvivere.

Un posto che duri nel tempo, invece che gettare contenuti qua e là con la certezza che in futuro spariranno. Medium può essere il posto cool su cui scrivere oggi, ma non lo sarà per sempre e a un certo punto (se le cose vanno come sono sempre andate) la gente si sposterà su un’altra piattaforma.

È intelligente pensare un minimo al futuro (e spingere verso un web meno effimero), non solamente guardare al vantaggio che una piattaforma offre dal punto di vista della distribuzione e promozione oggi.