L’Apple Watch è difficile da capire, e alcune strategie intraprese da Apple — come il prezzo del modello dorato — resteranno probabilmente incomprese dalla comunità tecnologica per un bel po’. La ragione è che l’Apple Watch è sia un device, un prodotto dell’industria tecnologica, sia un orologio — ma Apple vuole e spinge quanto più affinché venga percepito come appartenente più a quest’ultima categoria, che alla prima.

Il primo Apple Watch sarà probabilmente acquistato perlopiù da geek, ma obiettivo di Apple è che diventi un orologio per la massa. Non per una massa di geek e appassionati di tecnologia, ma per la massa di consumatori attenti alle tendenze e all’estetica. Nel suo articolo dedicato all’oggetto Matt Gemmel l’ha spiegato molto bene: un orologio credibile deve partire dall’estetica e compromettere le proprie funzionalità in favore di quest’ultima. È il processo opposto che sta alla base di qualsiasi prodotto tecnologico; si deve dare più importanza all’aspetto dell’oggetto che alle sue funzioni, e se necessario sacrificare quest’ultime.

Apple’s products exist on a spectrum between the two natural design-tensions of functionality and aesthetics, with most existing as close to the halfway mark as possible. All other things being equal, Apple will sacrifice functionality in order to heighten aesthetic appeal (and more subtly, user experience) every time. That’s the right choice. Count the number of ports on your MacBook and compare it to any PC laptop for proof of that.

Traditional tech products exist squarely at the functional end of the spectrum, but watches exist at the aesthetic end.

L’Apple Watch non è un prodotto dell’industria tecnologica. Prima iniziamo a pensare ad esso come un ad un orologio, e meno come ad uno smartwatch, e più ne capiremo il contesto e strategia.