Massimo Mantellini ha scritto un libro, “La vista da qui: appunti per un’internet italiana“, in qui c’è un capitolo dedicato ad alcune questioni relative al diritto d’autore. Il Post ne ha ripubblicato un estratto:
Lawrence Lessig, a nome di alcune associazioni culturali che davanti alla Corte Suprema si opponevano a questa ennesima estensione [estensione della durata del copyright di altri vent’anni, per evitare che Topolino e altri loro prodotti diventassero di pubblico dominio nel 2005], propose alla Corte un calcolo prodotto dal professor Mark Lemley dell’Università della California, che io cito ogni volta che posso e che con Topolino c’entra apparentemente assai poco. Si tratta di un conteggio rapido che rende molto bene un’idea altrimenti difficile da capire.
Nel 1930 sono stati editi in America 10.027 libri; quanti di questi erano ancora in circolazione nel 2000? Il numero esatto è 174. I restanti 9853 libri non generavano quindi alcun introito per i loro autori o per i loro eredi. Se nel 2005, come previsto dalla precedente norma, quei 9853 libri fossero passati nel pubblico dominio avrebbero potuto essere stampati da chiunque, ma anche messi online, trascritti, utilizzati liberamente senza alcuna limitazione. Moltiplicate quel numero per i vent’anni della nuova copertura, moltiplicateli per il novero di altri contenuti (musica, testi teatrali, film, ecc.) e otterrete il peso esatto di quanta cultura condivisa è stata sottratta ai cittadini per tutelare gli interessi della Walt Disney Corporation e di altri soggetti analoghi.