La pirateria digitale, per anni confinata a musica e film, si sta oggi allargando ai libri. E il fenomeno, secondo gli esperti, non può che dilagare visto che Kindle, e i suoi concorrenti come Sony Reader, Nook di Barnes & Noble, gli smartphone e il tanto atteso Tablet di Apple, sono destinati a rafforzare le richiesta di libri elettronici. Ecco allora che il vero dilemma degli editori nel 2010 sarà «e-book o non e-book?». Sulle enormi potenzialità dello strumento nessuno eccepisce: nel secondo trimestre del 2009 ad esempio le vendite di libri digitali hanno toccato quota 37 milioni, il triplo dello stesso periodo del 2008. Negli Usa Kindle è stato il gadget elettronico più richiesto a Natale mentre su Amazon.com per la prima volta le vendite di e-book hanno superato quelle tradizionali. […] Non tutti prevedono scenari apocalittici, anche perché dati alla mano gli e-book fanno gioco all’industria. Secondo Amazon ad esempio i possessori di Kindle acquistano una quantità di libri tre volte superiore ai lettori tradizionali. Inoltre alcuni esperti sono convinti che la pirateria dei libri sia un fenomeno fisiologico e in parte transitorio come Napster lo è stato per le canzoni. Lo dimostra il fatto che sebbene i siti di condivisione illegale esistano ancora, iTunes è il primo distributore al mondo di musica.

LaStampa proponeva ieri un interessante articolo sugli eBook e sulle paure e i timori degli editori. Possedendo un Kindle e desiderando per tale ragione che i libri elettronici divengano sempre più popolari e disponibili anche da noi, in Italia, non posso che desiderare che presto tali timori vengano abbandonati. Mi dispiacerebbe vedere La Feltrinelli o altre case editrici che fino ad oggi ho apprezzato fare la stessa fine delle case discografiche, chiudersi all’innovazione e impedire in qualsiasi modo, con DRM e assurde protezioni e limitazioni (o addirittura evitandone la pubblicazione), la diffusione dei libri in formato digitale. Così come mi dispiacerebbe vedere scrittori che magari ho sempre ritenuto validi condannare di continuo la pirateria e il digitale, portando avanti una campagna e una lotta destinata a fallire.

Pur non apprezzando in particolar modo i libri di Coelho stimo moltissimo quel che l’autore ha fatto poco prima del Natale, ovvero distribuire gratuitamente in formato digitale quei pochi scritti di cui ancora era lui a possedere i diritti. Così come stimo che la medesima persona più volte abbia spiegato sul suo blog ai suoi lettori come scaricare gratuitamente i suoi libri dai siti di file sharing, provocando ovviamente numerose reazioni controverse. Quanti altri autori lo farebbero? Di sicuro non lo farebbe J.K Rowling che nonostante si sia già abbastanza arricchita dal suo lavoro rifiuta categoricamente di rendere i suoi romanzi disponibili in digitale per paura che poi siano reperibili anche illegalmente, ovviamente a costo zero. Una decisione che reputo stupida, una decisione che oltre a mettere in cattiva luce l’autrice stessa non fa. Stupida e inutile. Inutile per due ovvie ragioni: i suoi libri si trovano già senza molta fatica online, gratuitamente, a cercarli e, inoltre, come già si è dimostrato per i film o per la musica è facile che un libro distribuito gratuitamente riesca a incentivare il consumatore a comprarne la versione originale, cartacea, pagando (Chris Anderson ha messo in atto tale tecnica con il suo ultimo saggio, Gratis, e la cosa ha funzionato).

Poi a me in fin dei conti non cambia nulla, perché di Harry Potter ho fatto a meno fino ad oggi, cartaceo o non, e credo sopravviverò a non leggerlo anche in futuro. Però se questa volta evitassimo di ripetere tutto quel che è successo col mercato discografico sarebbe bello.