Apple rivela come sarà lo store di Piazza Liberty, il primo in centro Milano

Anfiteatro Piazza Liberty

Apple ha rivelato dei dettagli sul prossimo Apple Store che aprirà a Milano, il primo in centro città. Ha anche pubblicato dei rendering di piazza Liberty col negozio: wow.

Il negozio sarà invisibile, nascosto sotto l’anfiteatro esterno. Ci si arriva scendendo tra due alte pareti d’acqua, create dalla fontana della piazza.

Il nuovo Apple Store di Regent Street

Regent's Street new Apple Store

Ha riaperto questo sabato; completamente ridisegnato seguendo lo stile già adottato in quello di San Francisco.

(via dezeen)

Marc Barros, il fondatore di Moment Lens, descrive le precide guideline che la scatola di un prodotto deve rispettare, se vuole finire fra le mensole di un Apple Store:

Moment had to work within Apple’s color spec, the majority of the box had to be white, and the product itself had to “be the primary focus of the package.” (Yes, those guidelines are strongly reminiscent of the company’s own white boxes that just read “iPhone” or “iPad.”)

“In traditional packaging, the front of the box would be about selling the “why”—why would you want this thing,” Barros says. “But to Apple it’s about the ‘what.’ The front of the box says ‘Mobile Photography Kit.'”

Apple si sta preparando a rimuovere dai propri store gli accessori di terze parti che non hanno scatole bianche (tradotto: la cui confezione non sia stata approvata da Apple). Riporta 9to5mac:

Apple has been working with select third-party accessory makers over the past six months to redesign boxes so that the experience more closely matches the boxes of Apple’s own products…

È il caso?

L’ha confermato Tim Cook ieri, durante un incontro in Cina. Però non si capisce quando a Giugno, né cosa succeda a chi l’ha preordinato ed ha come data di spedizione fine Giugno/Luglio.

ifo Apple Store (dove ifo sta per in front of) chiude dopo 14 anni di attività. Gary Allen lo aprì nel 2003, quando gli Apple Store erano ancora una novità, e quando fare la notte per l’inaugurazione di un nuovo store era una cosa nuova:

After following Apple retail for 14 years, I’ve reached a happy ending, and am gracefully backing away from the crazy world of following the company and its stores. No more stories or analysis, or flying out to far-flung locations to join overnight crowds,waiting for the excitement of new store opening (NSO). I began this Web site as simply a way of celebrating the fun of grand openings and the close friendship of the people I met when I arrived in a new country or city. My first overnight camp-out was with my son Devin on the sidewalk in front of the epic Palo Alto store in October 2001, I continued to other store openings with him in China, Australia, UK and other countries. I’ve visited over 140 stores around the world. I even drove cross-country back in 2011 to celebrate the chain’s first store. Along the way, I have enjoyed every experience and personal encounter. I’ve met and corresponded with people from every continent who share my enthusiasm for Apple, its employees and products. Back in 2001, It seemed like I was the only person studying the stores. In fact, most onlookers were skeptical of the stores’ future success.

Ma cosa diavolo fai qua fuori?

Quando l’altro ieri notte alle 2 AM mi trovavo in coda fuori dall’Apple Store con un’altra ventina di persone, mi hanno dato del pirla. Non una volta, ma tante. Bisogna capirli, del resto, che effettivamente capirci è difficile. E quindi ero fuori dal negozio, in coda, alle due di notte, e a volte c’era gente che passava. E a volte questa gente di passaggio ci guardava con sguardo un po’ perplesso. Camminava, e ci fissava corrucciando la fronte e alzando le sopracciglia. Altre volte, molto più frequentemente, ci insultava. Gridando dalla sua bici o urlando mentre sfrecciava davanti a noi in motorino. Quindi in una notte, ci hanno detto:

  • Sfigati
  • Scemi
  • Ma che cazzo state a fare qua fuori? (*)

E molte altre declinazioni del medesimo concetto reiterato svariate volte.

Ora, a mia discolpa (ma discolpa di che, poi?), che posso dire? Posso dire di essermi seduto alle due di notte fuori da un Apple Store perché questo Apple Store era diverso dagli altri, dove per diverso intendo: era bello. Era – come ho già avuto modo di dire – il primo Apple Store italiano in centro città invece che all’interno di un triste centro commerciale. Ma resta comunque un negozio. Resta che mi sono seduto davanti a un negozio per tutta la notte.

Allora, mettiamola così. Sono andato fuori da un Apple Store alle due di notte non tanto per essere fra i primi ad entrare all’interno del negozio — di un negozio, del quale alla fine poi non mi importa nemmeno granché — quanto piuttosto perché facendo ciò ho avuto l’occasione di stare con altre persone che mi stanno simpatiche, condividono con me una passione e con le quali non ho fatto altro che parlare per tutta una notte. Insomma, mi sono divertito, ed è stata un occasione per incontrarsi — con alcuni che già conoscevo, e facce nuove.

(siete dei tristi fanboy lobotomizzati)

Marco Arment ha una bella definizione di fan•boy |ˈfanˌboiy|:

Termine usato per indicare persone che hanno comprato un prodotto che compete con quello che tu hai acquistato e che risulta essere più popolare per ragioni che desideri screditare perché sei segretamente preoccupato di aver fatto la scelta sbagliata.”

(sei un cretino)

Ripeto, anche se sembrerà strano, è stato bello. Mi sono effettivamente divertito. E non è che uno lo faccia per la maglietta, di stare in coda tutta la notte. Me l’avete chiesto dieci volte per quale ragione fossi in coda: non per la maglietta, che non è nemmeno così bella. Lo faccio — lo si fa —, appunto, per l’evento e la compagnia. Per incontrarsi.

(evento? ma quale evento! aprono un negozio! siete solo dei poveri nerd)

E che ci sarà di male? Quella è una scusa. Ma poi, metà di voi era ubriaca, in giro alle 3 di notte senza uno scopo. Eh, non c’è nulla di male: faccio anche quello. Diciamo che non mi sembra particolarmente utile nemmeno quello, però.

(mettete tristezza)

Va beh, un po’ monotono adesso. Mi sono divertito, mi è piaciuto, ho rivisto amici e incontrato persone interessanti. Non vedo perché non possa bastare questo.

(mi commenti quelle grida prima dell’apertura?!)

Vero, il momento prima dell’apertura è imbarazzante. Quei cori da stadio e quell’eccessivo entusiasmo: sono d’accordo, se ne potrebbe fare a meno. Ma io mica salto e urlo prima dell’apertura. Mica grido e canto, no. E se ne sono anche accorti loro, dell’Apple Store: mi hanno indicato, hanno detto “guardate, quello per tutto il tempo se ne è stato fermo, non ha né battuto le mani né cantato: non può entrare.” Scherzavano, ovvio.

(non vi capisco, è solo un negozio)

Eh, pazienza. Ma guarda che hai ragione: è solo un negozio. Ed è pure la parte meno importante dell’evento, il negozio. Per quanto riguarda la nottata: la rifarei.

(ci rinuncio: sei un caso perso)

 

Le foto dell’inaugurazione dell’Apple Store di Bologna

Inaugurazione Apple Store Bologna / Applausi

Come annunciato, dalle due di notte ero fuori dall’Apple Store di Bologna con altre 20/30 persone ad attenderne l’inaugurazione. Seguirà probabilmente articolo con interessanti dettagli. Nel frattempo, ho fatto foto.

Michele che prova a dormire / 3 di notte Gente che dorme / 3 di notte Inaugurazione Apple Store Bologna Inaugurazione Apple Store Bologna / Applausi Inaugurazione Apple Store Bologna / La coda fuori dal negozio Inaugurazione Apple Store Bologna / Applausi Inaugurazione Apple Store Bologna / L'ingresso nello store

Che mondo crudele!

Dal forum di MacRumors, uno spontaneo commento di un utente dopo che tre furgoni della polizia sono stati posizionati davanti all’Apple Store di Regent Street (che è stato svuotato da Apple in anticipo per evitare saccheggi):

What cruel world have to come to? People hurting the Apple Store?!

La coda è la ragione per cui si fa la coda: chiaro. E in effetti io all’inaugurazione degli Apple Store la coda me la faccio – me la sono fatta solo una volta a onor del vero – per la maglietta in primo luogo ma non solo: anche per l’evento. E aggiungo che fare la coda ha relativamente senso in occasione del lancio di un nuovo prodotto o all’apertura di un nuovo negozio, anche se comunque si passa per dementi anche in questi due casi (pazienza, dirò io), meno invece ne ha in occasione dell’update di un prodotto già esistente: dal mio punto di vista così diventa un po’ troppo (da altri punti di vista, esterni, già lo è nei primi due casi).

Ovvio che penso che sono dei poveretti quelli che si mettono in coda per essere i primi ad avere l’iPad, ma lasciando perdere questo dettaglio, io credo che il meccanismo che porti la gente a mettersi in coda per decine di ore per acquistare una cosa che potrebbero acquistare comunque il giorno dopo senza fare coda, non sia tanto la voglia di avere l’oggetto in sé per primi, quanto il fatto stesso di creare una coda per quell’oggetto. Per capirci, secondo me la coda si autoalimenta, non è l’oggetto che alimenta la coda, per dire. Sembra banale, ma se non ci fosse la coda non si formerebbe la coda. Non so se sono stato chiaro, voglio dire che chi si mette in coda si mette in coda proprio per stare in coda per alimentarla, allungarla, per renderla epica e lunga e noiosa, per dare con la coda importanza alla coda stessa che poi indirettamente conferisce pregio all’oggetto per cui si è in coda. In poche parole, come dicevo, se non ci fosse la coda non ci sarebbe la coda.

Cosa vuol dire lavorare in un Apple Store

Un dipendente di un Apple Store è stato intervistato in forma anonima da Popular Mechanics, rivista alla quale ha rivelato dettagli e aneddoti che aiutano a delineare come sia lavorare all’interno di un negozio Apple. Sull’argomento non si conosce molto e si ha solamente una vaga idea di quali siano i meccanismi interni, di come gli Apple Store funzionino. L’intervista è quindi a parer mio di grande interesse: non la tradurrò per intero ma mi limiterò ad evidenziare quelli che sono i concetti principali che al suo interno emergono.

Il lancio di nuovi prodotti. Non si sa nulla di quello che sta arrivando fino a quando non c’è stato il Keynote. Inoltre, si può finire in una marea di guai se ai clienti si fa un commento su quello che potrebbe essere il futuro iPhone, se si riportano i rumors, esternano opinioni o fanno speculazioni. E’ il modo più sicuro ed immediato di farsi licenziare.

Il giorno in cui è programmato un keynote importante tutti lo guardano. Quando venne lanciato l’iPhone 4 organizzarono anche una specie di banchetto con dell’ottimo cibo. E’ anche molto facile rimanere a casa, quel giorno: basta dire che si ha intenzione di guardare il keynote dalla propria abitazione e sicuramente si ottiene il permesso.

MobileMe. Non si riesce a venderlo, è veramente difficile che qualcuno lo compri.

Gare fra dipendenti. Una lista mostra quanto ognuno dei dipendenti stia facendo guadagnare all’azienda. E’ possibile vedere il proprio “livello” e quello di tutti i restanti dipendenti.

Sicurezza. Ci sono guardie ovunque, in borghese, così che sia impossibile distinguerle dai clienti. Molte di queste sono poliziotti in pensione.

Foto | Siattlepi

Andarsele a cercare

Placing the Microsoft Store directly opposite from the Apple Store is an error. Once the novelty has worn off, the Apple Store will be consistently busier with a much broader spectrum of consumer. While the Microsoft store may be a hit with a 13-year-old boys who want to play Xbox on giant screen, proximity will expose differences in the consumer appeal of each company. –Cult of Mac

Idee a dir poco idiote: potranno anche dare agli store un look minimalista (pare che così faranno), potranno anche disporre i prodotti elegantemente e cercare di imitare sotto molti altri aspetti l’Apple Store che hanno di fronte, ma davvero credono sia una buona idea scegliere questa location? (*)

Aprire un retail significa avere innanzitutto un prodotto da mostrare ai visitatori. Come si sottolinea su Cult of Mac questo prodotto Microsoft non ce l’ha: quel che ha sono oggetti prodotti da più aziende riguardo lo sviluppo dei quali lei è intervenuta solo in parte, fornendo il software ma ignorando l’hardware. Quel che ha è, per citare Steve Jobs di settimana scorsa, un sistema operativo frammentato installato su macchine diverse prodotte da diverse aziende. Il che porta al secondo problema: Apple sarà, ed è, in grado di fornire un supporto tecnico col Genius Bar, perché cura ogni aspetto di ogni cosa che vende, Microsoft al contrario non ci riuscirà perché si è occupata solo in parte, solo in modo marginale, dei prodotti a cui darà spazio nei Microsoft Store.

Noi non possiamo deluderlo

Racconta il Corriere che a Milano l’Apple Store in piazza Duomo non ce lo aprono, perché ovviamente (e giustamente) in piazza Duomo il cubo ad Apple non lo vogliono far costruire. Il comune aveva suggerito all’azienda altre due possibili location: Largo Augusto e Porta Nuova, entrambe bocciate da Apple perché troppo distanti dal cuore della città. Resta come unica alternativa possibile la Galleria Vittorio Emanuele II, dove probabilmente alla fine ricadrà la scelta di Apple. Non sarà dunque un cubo di cristallo quello a sorgere in centro Milano ma un negozio, tuttavia, con una posizione e in una zona piuttosto dignitosa. Contenti? Dovreste esserlo: se il negozio verrà prima o poi fatto (sono due anni, temo, che ne parliamo) finalmente avremmo un Apple Store come si deve anche in Italia.

Tutto questo comunque per introdurre a quest’altra cosa: cadono le braccia, persino a uno come me, a leggere la seguente dichiarazione del Sindaco di Milano Letizia Moratti:

Milano è la città, dopo New York, a cui Steva Jobs tiene di più per la progettualità architettonica, quindi non possiamo deluderlo.

Foto | limac

Forse oggi hanno aperto un Apple Store

Questa mattina alle ore 10.00 è stato inaugurato l’Apple Store di Torino. In giro, sui vari blog monotematici dedicati alla mela, trovate foto, dettagli e racconti dell’inaugurazione. Qua, su Mac Blog, non c’è nulla a riguardo invece, a parte una veloce comunicazione data tramite il nostro account di Twitter, alcuni giorni fa. Questo è il massimo spazio che verrà dedicato all’Apple Store di Torino (errore: non di Torino ma del centro commerciale Le Gru) e a tutti gli altri Apple Store simili che Apple aprirà e deciderà di aprire in futuro in Italia: Apple Store orrendi, dentro un centro commerciale, anonimi e di cui facciamo volentieri a meno.

E’ un modo, come un altro, per dire, un’altra volta, che dentro i centri commerciali gli Apple Store non ci interessano. Perché perdono tutto il loro fascino, e diventano comuni negozi.