pointerIl ritorno dei podcast

Negli ultimi anni sembra che i podcast siano ritornati un auge, da trasmissioni per pochi appassionati a qualcosa di più grande e più facilmente fruibile dal pubblico generale (nonostante per me continuino ad essere generalmente troppo lunghi e con poco editing). La facilità è dovuta sia agli smartphone, che a connessioni mobili più veloci e economiche e, soprattutto, si deve a tool sia di ascolto che di creazione che ne hanno facilitato l’esistenza e diffusione.

Ne scrive il Washington Post:

Despite some early enthusiasm, podcasts faded in popularity in the early 2000s, partly because of the many steps required to download them and play them in a vehicle. The introduction of the iPhone in 2007 changed that, making podcasts as convenient to access as a Netflix show. It’s easier to play them in cars, too, as automakers build wireless media functions into more and more models. And faster WiFi and mobile data speeds have made podcasts a snap to stream. […]

This is where radio syndication was 30 years ago, and this is just the beginning,” said industry veteran Norm Pattiz, chief executive of celebrity podcast channel PodcastOne. “What Netflix did for video is what podcasts are doing for radio today.

Mi mancano i tempi di Brevi accenni, e da un po’ di tempo sto considerando l’idea di ricominciare a registrare un podcast.

Patrizia Mandanici (September 29, 2014)

Io appoggio l’idea del podcast, ne sono una consumatrice quotidiana – ogni tipo di podcast: trasmissioni scientifiche, culturali, di tecnologia, storia, attualità, ecc.
Lavorando a casa uso iTunes e ascolto in streaming o scarico, quando sono in giro non avendo un abbonamento dati uso delle app e scarico le puntate prima di uscire di casa. Uno dei vantaggi di ascoltare in podcast è che non ci sono le pubblicità in mezzo (ma se il mezzo si diffonde penso sia utile per la sopravvivenza di certe trasmissioni poterle inserire in formato short magari a inizio puntata, non mi disturberebbe più di tanto).