Un Murdoch molto eccitato alcune settimane fa parlava dell’iPad in maniera entusiasta, ritenendolo la salvezza di un mercato, quello dell’editoria, sempre più in difficoltà. In mezzo ad un’Internet che depreda i giornali dei loro contenuti, fra un Google che guadagna -a suo parere ingiustamente- dalle notizie pubblicate dai giornali a spese dei giornali, Apple sembra aver presentato un’alternativa che potrebbe ridare aria e nuovo corso ad un’industria in fin di vita.

Murdoch, fra le tante testate che possiede, ha pure il WSJ che oggi ha comunicato il piano d’abbonamento mensile con cui offrirà i suo contenuti via iPad. Ovvero 17,29 dollari al mese. Non molto, se si è usuali all’acquisto del quoditidiano nella sua versione cartacea, non pochi se si era abituati ad utilizzarlo in rete. E la stessa linea adottata dal WSJ sembra star per essere abbracciata anche da molte altre testate; persino il Guardian il cui direttore fino a pochi mesi fa si scagliava contro l’informazione online a pagamento.

Alcuni, come Chris Anderson, il direttore di Wired, ammirano il cambiamento in corso impazienti di vedere a cosa porterà. “This is what we’ve been waiting for for 15 years”, ha detto non molto tempo fa. Ed ha aggiunto: “We also think this is an opportunity to reset the economics.”

Molti sono scontenti di ciò, e sono spaventati, oltre che stupiti del costo che l’informazione potrebbe raggiungere. Dimenticano forse che il WSJ per Kindle costa 14,99 dollari: non molto meno, dunque, del costo della versione per iPad, soprattutto se si considera il modo in cui il giornale arriva sul Kindle: non interamente ma spoglio di molti articoli e contenuti, per via dello schermo e-ink.

Che qualcosa stia cambiando, è ovvio. Che l’informazione a pagamento sia un male, non è altrettanto ovvio. Certo è che non funziona il paragone musica-film-informazione che non molto tempo i giornali avevano tentato di mettere in piedi. La musica ed i film sono qualcosa che conserviamo e di cui fruiamo ripetutamente, l’informazione è qualcosa che leggiamo una volta e mai più. Bisogna trovare un modo migliore per convincere la gente a pagare, ed è forse la mancanza di tale movente che ha spinto Jeff Jarvis a lamentarsi settimana scorsa.

Infatti, quando pochi giorni fa lo stesso Murdoch ha annunciato l’immente necessità di trasformare anche il Times Online in un giornale a pagamento alcuni, come Jeff Jarvis, hanno preso la notizia molto male e l’hanno interpretata come una perdita delle capacità imprenditoriali ed innovative di Murdoch, che ha dovuto appoggiarsi ad un vecchio modello di business non riuscendo a trovarne un nuovo. “By building his paywall around Times Newspapers, he has said that he has no new ideas to build advertising. He has no new ideas to build deeper and more valuable relationships with readers and will send them away if they do not pay.”