L’unità fondamentale del blog non è l’articolo. L’unità fondamentale del blog è lo stream

In occasione del 15esimo anniversario del suo blog, Anil Dash scriveva:

Lo scroll è tuo amico. Se hai pubblicato un post brutto o qualcosa che non ti piace, semplicemente scrivi qualcosa di nuovo. Se hai pubblicato qualcosa di cui sei particolarmente orgoglioso e nessuno se la fila, semplicemente scrivine di nuovo. Un passo dopo l’altro, una parola dopo l’altra, è l’unico fattore comune che ho trovato a questo blog di cui sono orgoglioso. I post scendono nella pagina, e il buono e il brutto semplicemente scorrono via.

È una descrizione perfetta di un blog. Non è il singolo articolo a renderlo interessante, ma l’insieme degli articoli che si susseguono. Articoli magari inconcludenti, ma il cui insieme dà forma a qualcosa di interessante. E se un articolo non funziona se ne scrive uno nuovo, o se un’idea non è stata ben espressa la si esprime di nuovo. Lo stream si porta via tutto. Come sollinea Michael Sippey su Medium, “l’unità fondamentale del blog non è il post. L’unità fondamentale del blog è lo stream”. Il valore di un post è derivato (spesso) dal blog di provenienza e dall’autore/blogger.

L’ultimo aggiornamento di Medium, che agevola contenuti brevi, è un ritorno in quella direzione, verso lo stream. Mentre il vecchio Medium cancellava l’autore (Joshua Benton: “La cosa più radicale di Medium è che cancella l’autore […], lo degrada, lo rende secondario“) per sostituirsi fra il pezzo e il lettore — provando a instaurare l’idea che Medium = qualità — il nuovo Medium rimette l’autore (e lo stream) al centro.

La domanda è: qual è il modello più corretto oggi? Organizzare il materiale per collezioni, oppure per autore? L’autore ha ancora uno spazio, oppure il web di oggi (con lettori guidati dai social network) agevola contenuti atomici — cancellando l’autore e di conseguenza la costruzione di uno stream/audience? Domande che il The Atlantic si è posto in “What Blogging Has Become“:

Cos’è la scrittura su web nel 2015? Ruota ancora attorno all’autore? E se ti piace osservare un autore nel corso del tempo (o ti piace avere questa libertà come autore), c’è ancora un modo di farlo? Oppure i contenuti sono diventati atomistici [a sé stanti] e non è più possibile raccogliere attorno a una voce un audience? Il nuovo Medium è una scommessa che è rimasto qualcosa di valido nel modello che ruota attorno all’autore.

David Sessions ha scritto una buona riflessione su cosa significhi curare un blog riuscendo a metterci dentro il proprio punto di vista, passioni e idee, senza però finire per ritrovarsi a interpretare un noioso e prevedibile copione, scrivendo sempre le stesse cose, riproponendo le solite argomentazioni. Costruire se stessi (leggendo, documentandosi, imparando) sforzandosi di non polarizzarsi troppo sui propri interessi, per quanto banale il consiglio possa apparire:

I’ve gradually seen the limits of blogging for people who think of themselves as writers and not just information-delivery vehicles along the lines of a traditional beat reporter. If you are blogging in an open-ended, perspective-driven format, and not simply commenting on a limited sphere of information, the primary appeal to readers is you: your voice, your personality, your beliefs, and your ability to argue. Your perspective, then, which by definition must draw on your knowledge, experience and ability to express yourself as a thinker. And here’s the thing: perspectives calcify quickly. […] Pretty soon, you’re saying the same thing over and over, and realizing how often you use the same arguments, back them up with the same old links, etc. […] The more you can be forced past your current perspective, the better.

La guerra degli editor

Da quando recensii Writer, ovvero il Mercoledì della settimana passata, sono uscite due altre applicazioni molto simili che vorrebbero candidarsi a divenire l’editor di testi definitivo per gli scrittori su iPad. Ve le segnalo, perché sono ben fatte e hanno pure un’ottima grafica, perché voi magari le potreste preferire a Writer. Io però, nonostante questa segnalazione, resto della mia precedente idea, ovvero che Writer sia il migliore e ve lo consiglio e raccomando, nuovamente.

  • PlainText, che è Universal, ovvero funziona sia su iPad che su iPhone. A suo vantaggio rispetto a Writer ha anche un’altra caratteristica: il fatto di essere gratuito. L’applicazione è inoltre sviluppata dalla HogBay Software, un’azienda che per molti significa garanzia in questo campo. E’ infatti la stessa che ha creato WriteRoom, un software per Mac che secondo alcuni offre l’esperienza perfetta di scrittura su Mac, senza inutili fronzoli e distrazioni. Si sincronizza con Dropbox, esattamente come Writer, ma ha anche una cosa in più di Writer: la possibilità di organizzare in cartelle i propri documenti.
  • Elements è anche lui Universal, ma non è gratuito: costa 3,99 euro. E sviluppato da Second Gear e sembra molto ben fatto anche se io, per non so quale ragione, sono convinto che potrebbe tornare più utile come blocco note, come strumento col quale prendere appunti, piuttosto che come editor di testi. In altre parole, Elements mi sembra una specie di Simple Note, con la differenza che ha una grafica migliore di Simple Note. Anche lui, come il precedente, offre la sincronizzazione automatica con Dropbox.

Inoltre, oltre a queste due applicazioni, due giorni fa è uscito anche un aggiornamento per OmmWriter, un’ottimo software per scrivere sul Mac. Se non lo conoscete vi basta sapere questo: è una specie di WriteRoom, ma gratuito. Era un avviso veloce, perché è vero che queste applicazioni son belle, e che Writer lo è ancora di più, ma non c’è dubbio che per ora scrivere sul Mac sia ancora l’opzione più veloce e confortevole.