Kevin Kelly, on WIRED:

That leaves us with the jobs that only humans can do—at first. The one thing humans can do that robots can’t (at least for a long while) is to decide what it is that humans want to do. This is not a trivial trick; our desires are inspired by our previous inventions, making this a circular question.

When robots and automation do our most basic work, making it relatively easy for us to be fed, clothed, and sheltered, then we are free to ask, “What are humans for?” Industrialization did more than just extend the average human lifespan. It led a greater percentage of the population to decide that humans were meant to be ballerinas, full-time musicians, mathematicians, athletes, fashion designers, yoga masters, fan-fiction authors, and folks with one-of-a kind titles on their business cards. With the help of our machines, we could take up these roles; but of course, over time, the machines will do these as well. We’ll then be empowered to dream up yet more answers to the question “What should we do?” It will be many generations before a robot can answer that.

Wired è arrivato in Italia

Oggi Wired, storica rivista tecnologica fondata da un italiano sedici anni fa a San Francisco, approda in Italia. Oggi, 19 Febbraio 2009, è d’obbligo passare da un’edicola qualsiasi e chiederne una copia, acquistarla e leggerla.

Perchè Wired è una rivista che ha seguito ampiamente le innovazioni migliori della società attuale. Perchè Wired ha supportato le idee di successo del mondo in cui viviamo, raccontandole. Perchè Wired è un po’ il faro del mondo tecnologico, ed è oramai da più di 16 anni che lo descrive con passione. Perchè Wired è una rivista che va letta, punto e basta.

E Riccardo Luna ce lo spiega bene, nel suo editoriale di apertura del magazine, il perchè di tutto questo:

Sedici anni fa un italiano ha fondato il giornale più bello del mondo, un giornale che a leggerlo sembrava venisse dal futuro. Lo ha fatto a San Francisco, dove il futuro arriva sempre un po’ prima.
Quel giornale era Wired e quell’italiano era Louis Rossetto.
Per trovare i soldi per la sua impresa Rossetto aveva girato due anni l’Europa e l’America con otto fogli coloratissimi e immagini ritagliate da libri e riviste. Sul primo foglio c’era scritto soltanto: Manifesto per un nuovo magazine.
La sua visione a molti apparve folle: mai tanta tecnologia buona è stata a disposizione di così tante persone; queste persone, se si mettono assieme, possono cambiare tutto in meglio, possono fare una rivoluzione.
Il nuovo magazine doveva diventare la bandiera e il faro.
Così è stato.
Oggi Wired torna a casa, in Italia, per raccontare la vostra passione per il futuro. Per diventare la vostra bandiera. Di nuovo: può sembrare folle parlare di innovazione in questo paese, adesso. Ma se non ci fossero italiani innovatori nonostante questo paese, noi non saremmo arrivati fin qui.
Wired siete voi,
voi che vi entusiasmate per un progetto che ci migliora la vita, voi che credete nel valore della comunicazione e della condivisione delle idee, voi che scegliete di lavorare assieme per un grande obiettivo, voi che fate ricerca scientifica ogni anno con meno fondi eppure non mollate, voi che conoscete il senso profondo della rete nel paese d’Europa che la usa peggio.
Ogni mese Wired sarà una fonte di energia rinnovabile alimentata dalla passione delle vostre storie. Le grandi idee che cambiano il mondo.
Non so se un giornale da solo possa davvero cambiare il mondo ma se gli Usa oggi hanno il primo presidente wired della storia, forse è anche perché nel 1993 lì nacque un magazine che fece diventare cultura diffusa questi valori. Dare voce a chi cerca le soluzioni, perché i problemi già li conosciamo.
Adesso tocca a noi.
Dopo il nostro incontro al porto di San Francisco, Rossetto mi ha mandato una bella lettera piena di consigli. Finisce così: “Thanks for being curious. I really hope that you are successful. As I said yesterday, the appearance of your Wired Italia is a dream for me, un sogno!”
Quel sogno, Louis, è il nostro sogno.
Benvenuto, Wired!
Il meglio deve ancora venire.

Wired arriverà in Italia

90 giorni o poco più e finalmente anche noi Italiani potremo leggere Wired, una delle riviste più interessanti sul piano tecnologico presente da diversi anni (dal 1993) negli Stati Uniti e in altri paesi; tuttavia assente in Italia (nonostante più volte si sia vociferato di un suo possibile sbarco nella nostra penisola).

Nel frattemo, per prepararsi al suo sbarco, è nato WeWired, un sito in cui socializzare con tutte le persone che appena possibile acquisteranno la rivista, un sito per conoscere, discutere e partecipare al mensile Wired, rendendolo un po’ più sociale. WeWired è nato apposta per chiunque abbia il desiderio di partecipare alla nascita di Wired in Italia e si propone di portare avanti questa idea con tutti gli strumenti più diffusi del Web2.0, quali Tumblr, Facebook e Twitter, o dirette video di brevi interviste sul mondo informatico.

Poi dal 19 Febbraio 2009 in poi avremo tutti una rivista in più da comperare in edicola una volta al mese.

Wired compie 15 anni

Il 16 Giugno il mensile Wired compirà 15 anni dalla sua fondazione, avvenuta nel 1993. Louis Rossetto, il creatore, per l’occasione ha deciso di parlare della storia del Magazine attraverso una lettera destinata ai suoi figli che sarà pubblicata nella futura uscita della rivista, il mese che deve venire.

La cosa più interessante non è però la lettera, nonostante meriti senza dubbio una lettura, ma una pagina che è stata allestita per l’occasione sul sito della rivista e all’interno della quale sono raccolti in un semplice schema tutti i prodotti nati nel 1993 che sono arrivati fino ai nostri giorni, naturalmente attraverso successive evoluzioni, e che per questo hanno lasciato un segno tangibile e non secondario nella storia dell’informatica. La pagina, intolata Come le idee e le invenzioni del 1993 hanno creato il mondo in cui viviamo oggi (in inglese, ovvero in originale: How the Ideas and Events of 1993 Created the World We Live in Today), serve dunque a fare il punto della situazione del 1993 e a illustrare, a coloro che non erano presenti, ai distratti o a quelli che se lo ricordano a malapena, i prodotti tecologici, le invenzioni, le strategie aziendali, i fallimenti, gli insuccessi, i successi, e le persone che hanno partecipato attivamente sul campo informatico in quel periodo.

Detto questo, non resta che far gli auguri a questa stupenda rivisita, che fra l’altro è sempre stata vigile agli avvenimenti, sviluppi e problemi della mela, dedicandogli particolare attenzione.

[Via setteB.IT]

Come Apple riesce a vincere rompendo tutte le regole

La copertina di Wired, celebre rivista di informatica americana, di Giugno del 1997 è passata alla storia. Molti probabilmente la ricorderanno: una mela colorata al centro attorniata da delle spine e una grande scritta, Pray, in alto. Pray, ovvero pregate. Era il periodo in cui per Apple si stava facendo veramente buia la situazione, il periodo in cui sembrava che da li a poco tutto sarebbe finito, il periodo in cui Apple sembrava non avere più alcuna speranza, e, vista la gravità della situazione, non restava che pregare e sperare che, per un miracolo, tutto tornasse come un tempo.

Ora, a distanza di 11 anni, Wired ritorna per la sua edizione di Aprile con una nuova copertina, ispirata a quella del 1997. L’azienda che, in quell’anno, sembrava sull’orlo del fallimento oggi si dimostra solida come solo poche altre. E la mela, all’epoca stretta da una cerchia di spine, si trova ora trionfante al centro della copertina rivista, affiancata dalla scritta Evil / Genius e celebrata all’interno da un articolo dal titolo How Apple Wins by breaking all the rules. Ovvero Come Apple riesce a vincere rompendo tutte le regole.

[Via Gizmondo]