Le opzioni e alternative per un activity tracker sono pressoché infinite. A partire dagli smartwatch fino ad arrivare a device dedicati come il Jawbone UP. Un mercato saturato di opzioni un po’ frivole: conoscere il numero di passi giornaliero non è vitale, ma collezioniamo questo ed altri dati più per vanità che altro. Hanno uno scopo — farci camminare di più, dormire correttamente e conoscerci meglio — ma sono tutt’altro che fondamentali.

Esistono tuttavia dei wearables meno interessanti per i geek come me e voi, ma più utili. Si tratta di wearable più professionali e “medici”, che un numero consistente di persone è costretto a indossare ogni giorno per tenere sotto controllo la propria salute. Non per diletto, come facciamo noi con un Jawbone UP, ma per necessità.

I produttori di wearables stanno totalmente ignorando questo mercato, scrive Wired. Cosa dovuta in parte alla difficoltà di creare un device che venga approvato e rispetti tutti i requisiti necessari e imposti dalle autorità, e che sia in grado di integrarsi — e comunicare — con l’infrastruttura medica esistente (registrando i dati raccolti):

“Go from the children’s table to the grown-up table. If you’re serious about this, embrace the FDA. Learn how HIPAA works. Make sure it’s connected to the [electronic medical record] and that all the health laws are observed. There’s a tremendous dearth of innovation here. I would move away from fitness and go hardcore into health. That’s where the money is.” […]

People with chronic diseases don’t suddenly decide that they’re over it and the novelty has worn off. Tracking and measuring—the quantified self—is what keeps them out of the hospital. And yet there are more developers who’d rather make a splash at a hackathon than create apps and devices for people who can benefit hugely from innovation in this area.

Se per voi lo smartwatch è già troppo popolare: Nod è un anello intelligente, con bluetooth.