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Una carota presentata come se fosse un prodotto innovativo. C’è anche un sito che ne illustra funzionalità e specifiche tecniche.

Il prossimo anno la ‘Model M’, una tastiera prodotta nel 1985 da IBM, compirà trent’anni. The Verge racconta la storia di questa tastiera rumorosa e dall’aspetto molto comune che è stata in grado di conquistarsi un numero considerevole di fan — fan che ancora oggi la utilizzano:

The first thing you notice about the IBM Model M keyboard, when you finally get your hands on it, is its size. After years of tapping chiclet keys and glass screens on two- and three-pound devices, hefting five pounds of plastic and metal (including a thick steel plate) is slightly intimidating. The second thing is the sound – the solid click that’s turned a standard-issue beige peripheral into one of the computer world’s most prized and useful antiques.

Piuttosto consistente. Fuori dall’Apple Store di Regent Street.

Il video con cui Apple ha iniziato il keynote, simile a “Designed by Apple” di un anno fa.

Techcrunch ce l’ha avuto in mano per alcuni minuti: in questo breve video ne mostrano le funzioni principali.

Probabilmente lo smartwatch più carino in commercio, se non altro fino a martedì prossimo. Per funzionalità superiore al Pebble, senza dubbio. Ha un difetto, però, per il quale non ne considererei l’acquisto: una batteria che fatica a durare un giorno intero.

P.S. L’UI di Android Wear non è per niente male

Dyson ha lanciato il proprio robot aspirapolvere, il Dyson 360 Eye, sviluppato nel corso degli ultimi 16 anni:

Il Dyson 360 Eye è il risultato di molti anni di lavoro e di studio delle cose che fino a ora non hanno funzionato negli altri robot, almeno secondo James Dyson e il suo gruppo di ingegneri. […] Dyson ha collocato al di sopra del suo aspirapolvere robot una fotocamera che ha una visione a 360° della stanza in cui si trova (da qui il nome 360 Eye): sceglie inoltre tre punti di riferimento da utilizzare per sapere sempre in che punto si trova dell’ambiente che sta pulendo.

(In poco più di un mese, il secondo post dedicato a un aspirapolvere su questo blog.)

Miranda July — regista di film un po’, diciamo, bizzarri — ha lanciato un’applicazione per la quale ha girato un corto di 10 minuti. L’applicazione è un WhatsApp di altri tempi: consegna messaggi, ma non via internet: di persona. Quello che fa l’applicazione, che è anche alla base del corto (e viene utilizzata nello stesso), è prima informarci su quali utenti del servizio si trovano in prossimità del destinatario del messaggio, poi affidare il messaggio in questione all’utente da noi selezionato; il quale dovrà recapitarlo al destinatario originale, riportandoglielo a voce (e magari metterci l’enfasi necessaria).

Funziona ovviamente quando in molti in uno stesso luogo la stanno utilizzando (sul sito web c’è un elenco dei luoghi che ne sponsorizzano l’uso). Oppure in un corto: le situazioni risultanti sono abbastanza divertenti e surreali.

Il New York Times ha girato un breve video su Nicholas Felton, quello degli Annual Report: report annuali, graficamente perfetti, costruiti sopra dati raccolti su se stesso — posti visitati, km percorsi, etc…

È appena uscito l’Annual Report del 2013, ed è dedicato alle comunicazioni che Felton ha avuto nel corso dell’anno: le email che ha inviato, le persone con cui ha interagito e i mezzi che ha utilizzato per farlo, le parole più ricorrenti o gli SMS scambiati.

Tony Zhou ha studiato i vari metodi con cui, nei film, viene comunicato allo spettatore il contenuto di un SMS, o l’uso di internet. Spesso viene inquadrato lo schermo del cellulare (che diventerà obsoleto prima che il film esca nelle sale), a volte gli attori leggono i messaggi ad alta voce — quando mai vi è successo di farlo? — mentre nei migliori casi il testo del messaggio appare a lato della scena, in prossimità del cellulare[1. L’uso migliore lo fa Sherlock della BBC. Guardate che meraviglia tipografica.].

Native Advertising indica pezzi di giornalismo che sembrano normali, e si presentano come tali, ma in realtà sono pubblicità: sponsorizzati e pagati da aziende. BuzzFeed è forse il sito che ne fa più uso, ma anche testate più tradizionali hanno iniziato a sperimentarlo: l’Atlantic pubblicò un articolo sponsorizzato da Scientology, mentre recentemente il New York Times ha pubblicato un’inchiesta pagata da Netflix, volta a pubblicizzare Orange Is the New Black.

John Oliver ha due parole da dire, non in positivo, riguardo questo nuovo modello di business.

Cosa succederà al settore dei trasporti quando le macchine che si guidano da sole diventeranno comuni? L’ultimo video di CGP Grey, Humans Need Not Apply, è dedicato a esplorare cosa accadrà quando gran parte dei lavori — anche quelli creativi, che crediamo al sicuro — saranno automatizzati e svolti in larga misura da un robot.

Come in passato, ci troveremo nuovi impieghi che solo noi saremo in grado di svolgere, no? No, purtroppo. E non siamo per nulla preparati a questo scenario.

Vince Clear di Realmac Software, ovviamente.

È bellissimo. È simpaticissimo. Si chiama Jibo e costa $499.

Non avevo mai apprezzato le prese inglesi per via della loro dimensione, tuttavia — come spiega questo video — il loro design è studiato in ogni dettaglio, e comporta dei vantaggi notevoli dal punto di vista della sicurezza.

Insomma, mi devo ricredere.

Un servizio della BBC mostra come negozi e bar che offrono il proprio Wi-Fi gratuitamente possano tracciare i visitatori attraverso esso, monitorandone la posizione all’interno del negozio. Non serve che lo smartphone sia connesso alla rete: è sufficiente che il Wi-Fi sia attivo.

Per una versione peggiore e su ampia scala: York (UK) offrirà Wi-Fi gratuito a turisti e residenti. L’azienda che se ne occupa ovviamente traccerà e raccoglierà quante più informazioni possibili sugli utenti, e sarà in grado di sapere come si spostano per la città — davanti a quali negozi si soffermano, in quali entrano, etc.

Zack Danger Brown ha iniziato una campagna su Kickstarter per raccogliere $10 e prepararsi un’insalata di patate. Ad oggi ne ha raccolti $52.000, e mancano ancora quattro giorni alla fine.

Tre minuti di video, lunghissimi.

Imitando lo stile di David Attenborough (un divulgatore scientifico della BBC), e sotto forma di documentario, in questo video vengono presentate e studiate le emoji, oramai parte fondamentale del nostro mondo.

Un breve video, molto semplice da comprendere e al contempo informativo, su Claude Shannon e la teoria dell’informazione.