iFixit, puntuale come sempre, l’ha smontato. Non perdetevi anche la galleria fotografica (a me le loro foto affascinano sempre) per vedere la TapTic Engine, Digital Touch e quanto tutto sia minuscolo.
(Pare che il sensore che misura il battito cardiaco dovrebbe essere anche in grado di rilevare l’ossigeno nel sangue — ma Apple di questa cosa non ne ha mai fatto menzione. Forse arriverà con un update.)
Fantastico (ultimamente filosofeggia attorno alle proprie creazioni più di un tempo).
Lo schermo dei modelli dell’Apple Watch appartenenti alla linea Sport saranno in (quello che Apple chiama) vetro Ion-X. A differenza dello zaffiro, utilizzato per tutti gli altri modelli, Ion-X è meno resistente ai graffi, seppur allo stesso tempo sia meno prone a rompersi in una caduta.
In questo video, utilizzando due campioni del vetro utilizzato da Apple, ne mettono alla prova la resistenza.
John Oliver è riuscito a spiegare (con l’aiuto di Snowden) privacy, NSA e altri programmi di sorveglianza del governo americano sui cittadini in un video leggero e divertente, ma soprattutto efficace nel comunicare agli spettatori l’enormità del problema.
(Il video si vede solo negli USA, vi serve qualcosa come Unlocator o Cloak per vederlo dall’Italia)
Ho la sensazione che appena si senta parlare di privacy l’attenzione cali un pochettino, sia perché la parola privacy ha finito con l’assumere una connotazione quasi negativa (hai qualcosa da nascondere?), sia perché seguono, nella spiegazione, termini tecnici. Per capire fino in fondo le implicazioni dei programmi di sorveglianza serve anche, un po’, capire come funziona la rete — e quanti dati lasciamo, in rete. Oliver è riuscito a semplificare il problema, e per farlo è ricorso a foto delle nostre parti intime.
Approfondisci: tutti gli articoli sull’argomento sono raccolti sotto il tag #privacy.
Video (più articolo) del New York Times sullo stato di Kodak, piuttosto triste seppur in cantiere (dicono) abbiano idee e progetti che potrebbero risollevarla — come un nuovo tipo di schermo, flessibile.
Al momento, però, sopravvivono grazie ai brevetti (solo nel 2013 ne hanno venduti 1.100 a 12 aziende, fra cui Apple, per $527 milioni) e dei 200 edifici di una volta 80 sono stati demoliti, mentre 59 sono subaffittati ad aziende esterne — in uno ci producono (e confezionano) passata di pomodoro, come si vede nel video.
Una conversazione recente fra il CEO di NVIDIA e Elon Musk.
https://vimeo.com/119895209
Ulysses per iPad (e Ulysses 2.0 per Mac) arriverà il 12 Marzo, fra meno di una settimana. Ulysses è un’applicazione che aiuta a organizzare note testuali per Mac, utile a scrittori, blogger e studenti. La versione per iPad costerà $19, e dall’anteprima sembra toccherà acquistarla.
One of the great benefits of being in the stratosphere is that it’s above the weather,” says Cassidy, when I ask him about the potential for flights over more of the developed world. “If there is a hurricane or a typhoon that knocks out power or internet connectivity to people on the ground, the balloons provide very exciting ways to allow people to have immediate connectivity. As long as they have a battery powered phone in their pocket, people will be able to instantly get access to the balloon network.
Un video che prende in giro la third coffee wave, ovvero quei locali (simili a Blue Bottle, considerati un po’ degli Starbucks 2.0) molto curati e hipster, in cui il caffè viene trattato con misticismo, la temperatura dell’acqua meticolosamente misurata e i chicchi — rigorosamente di origine singola, e sempre di tostatura chiara — coccolati prima di venire macinati. Chi ci ha avuto a che fare capisce di cosa parlo, e il cruccio[1. Londra è un’altra città che ne è piena].
(Queste righe sono scritte da uno che macina i chicchi ogni mattina con la Porlex, che non è elettrica; e poi ha pure una AeroPress — come ben tutti sanno — e una Hario Buono. Diciamo che sono solo un pochettino meglio del tipo nel video.)
Si vede la fine, finalmente. Dopo essersi dimenticata per anni dell’esistenza di iPhoto, Apple è rinvenuta l’anno scorso ricordandosene improvvisamente. Annunciarono Photos, una nuova applicazione che ne avrebbe fatto le veci e l’avrebbe rimpiazzato (dato che oramai era troppo tardi per aggiustarlo — prova: apritelo, usatelo per cinque minuti).
Beh, in primavera potremo finalmente spostare iPhoto nel cestino: l’ha comunicato Apple sulla sua pagina dedicata a Photos. The Verge ha già provato il sostituto in anteprima, girando il video qua sopra in cui si nota lo scrolling veloce sulla libreria fotografica, senza intoppi, fluido dalla prima foto all’ultima — una cosa di cui iPhoto ci ha da tempo privati.
I’ve had very little time with Photos but my general impression is that it hits a sweet spot for the casual-to-enthusiastic iOS and digital camera shooter. Its navigation is more nimble and, from what I can tell, its performance is significantly improved over iPhoto’s, which I found sluggish with large image libraries. And, scaling back to the big picture, it’s the first of the old iLife apps that shares a common experience among the Mac, iOS devices, and iCloud. All your photos, your most recent edits, wherever you are. It’s an app worth looking forward to.
Spero risolva parte dei miei tormenti legati alla gestione delle foto dell’iPhone — una cosa che non faccio da tempo, quella di gestire e organizzare la mia libreria fotografica, dato che l’inusabilità e lo stato di abbandono di iPhoto mi hanno col tempo spinto a rinunciarvi.
Andy Baio ha messo su YouTube una vecchia videocassetta della PBS, contenente un programma del 1995 dedicato a internet: The Internet Show. I due presentatori spiegano cos’è Internet, stando attenti a non utilizzare un linguaggio da nerd (nel corso del programma appaiono frequenti “nerd alert”, seguiti da un rumore fastidiosissimo) e invitando gli ascoltatori a provare questa nuova cosa che, dicono, potrebbe diventare grande.
Guardarlo oggi è un’esperienza surreale. Ad esempio del web parlano solamente a fine dell’episodio — lo menzionano rapidamente, un po’ come si parla di un esperimento che forse potrebbe avere successo. Di Gopher invece sono più entusiasti.
Project Ara (di Google) esiste e va avanti. E già la cosa mi stupisce (ogni volta che ne leggo, ogni volta che lo vedo menzionato, mi stupisco). Dal video (sopra) e dalla galleria fotografica di The Verge constato pure che lo smartphone che ne hanno tratto da questa idea — alquanto bislacca — è venuto fuori pure accettabile. Nel senso: a me l’idea di costruire uno smartphone a pezzi, una sorta di smartphone fatto coi lego, con componenti rimovibili e singolarmente sostituibili, mi (minimizzo molto) perplime. Però, loro l’hanno fatto comunque (e io mi stupisco). E tutto sommato sembra carino (a parte che i pezzi sembrano molto poco “fissi” al loro posto).
Andando verso la personalizzazione più estrema, ogni singolo componente può essere personalizzato con colori e pattern a scelta dall’utente (il video le racconta tutte queste ideone).
Google racconta uno dei propri data center, quello di Austin. Le misure di sicurezza — del luogo stesso: per impedire l’accesso a estranei — sono quasi incredibili.
Il 97% delle famiglie nel Regno Unito possiede un bollitore elettrico per il tè. Il 65% ammette di riempire troppo il bollitore quando ha bisogno di una sola tazza di tè. Tutta questa acqua extra che viene bollita richiede energia, ed è stato calcolato che un giorno di energia extra utilizzata dai bollitori è sufficiente per illuminare tutte le luci stradali dell’Inghilterra per una notte.
Miito (nel video sopra) è l’evoluzione del bollitore elettrico: è una piastra su cui posizionare la tazza con l’acqua da bollire, evitando così il problema dell’eccesso, essendo l’acqua portata ad ebollizione direttamente nel recipiente finale (che sia una tazza, teiera, o scodella qualsiasi). Non so quanto possa funzionare con la Aeropress, ma è un’idea intelligente, utile per le infinite tazze di te giornaliere, che risolve causalmente anche un altro problema: quello della pulizia del bollitore.
Se vi è piaciuto il video dell’altro giorno — quello relativo al nuovo magazzino di Amazon, quasi totalmente automatizzato — vi piacerà quest’altro (girato da TIME): una telecamera segue il viaggio di un orsacchiotto all’interno del medesimo magazzino.
Amazon ha costruito un nuovo magazzino, ed è quasi totalmente automatizzato:
Amazon.com, Inc. (NASDAQ: AMZN) today unveiled its eighth generation fulfillment center, which utilizes robotics, Kiva technology, vision systems and almost 20 years’ worth of software and mechanical innovations to fulfill holiday orders. The company is currently operating 10 of this new generation of fulfillment centers across the U.S