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Come il suo predecessore, l’iPhone 6s Plus offre stabilizzazione ottica dell’immagine — una feature di cui l’iPhone 6s (non Plus) non può vantare. Al contrario del suo predecessore, però, questa funziona anche con i video.

La differenza, come mostra il filmato in apertura, è drammatica.

Jonathan Mann ha trasformato l’ultimo keynote in un musical.

Adam Adler è già apparso svariate volte in questo blog – è del resto l’inventore della macchinetta che (quasi) ogni mattina uso per prepararmi una tazza di caffè (è anche l’inventore di un frisbee molto efficiente).

Questa intervista (video) è da non perdere.

https://twitter.com/TeslaMotors/status/629305813912326146

Elon Musk l’aveva promessa a Dicembre; ora esiste. Ho guardato il video infinite volte.

Ilare, divertentissimo il modo in cui rompe le uova. Direi che per il momento possiamo tranquillizzarci, comunque.

Pare non abbiamo ancora raggiunto la saturazione, e allora eccoci qua a parlare di un altro film su Steve Jobs. Questa volta è un documentario, s’intitola Steve Jobs: The Man in the Machine, e ovviamente — al solito — tutta l’attenzione (a giudicare dal trailer) è sulla personalità bastarda di Steve Jobs. Hurray!

IndieWire:

The Gibney-est trick in this book is the director’s final sleight-of-hand, in which he turns the reflective iPhone screen upon us to ask why we are so crazy-committed to this brand and its little products in our pockets or the palms of our hands. Gibney himself carries an iPhone, of course, and can’t solve this question. It’s a mystery as beguiling as the Jobs myth, and the film is no love letter. It’s a quite stunning, at turns surprising, eulogy — and a big fat question mark. You’re left feeling troubled by this man in the machine.

Uscirà in autunno

È uscito il trailer del film su Steve Jobs scritto da Aaron Sorkin e diretto da Danny Boyle, quello in cui Fassbender interpreta Steve Jobs (seppur non c’entri un fico secco). Un po’ come The Social Network (sempre di Sorkin), dal trailer pare la storia verta attorno a grandi e intensi conflitti, altrimenti che noia seguirla nevvero? Il mio timore è che, per l’ennesima pallosissima volta, la personalità di Jobs (ovvero: solo i tratti romanzabili della personalità di Jobs) occupi tutta la narrazione senza lasciare il minimo spazio a una spiegazione (che né c’era nel precedente film su Steve Jobs, né c’era nella biografia) del cosa quest’uomo abbia fatto — a parte incazzarsi.

A questo punto credo il film su Steve Jobs che vorrei non arriverà mai. Un giorno, forse, la BBC o qualcun altro farà un documentario, e finalmente avremo una narrazione meno lirica (e per me più interessante) sulla figura di Steve Jobs.

Nel frattempo temo dovremo accontentarci di un altro melodramma.

Di estrema utilità.

Quando Siri diventerà un AI superintelligente questo sarà ciò che vedrà.

Un robot piccolissimo, inizialmente piatto, capace di piegarsi come un origami. È poi in grado di camminare, nuotare e eventualmente dissolversi.

(Via IEEE Spectrum)

Il momento migliore per bere il caffè non è appena alzati.

Un breve video sulla storia della privacy, con Snowden, Marc Goodman e Vint Cerf.

Un bellissimo video, per i nostalgici, che racconta i primi anni di Apple, con immagini accompagnate dalla voce di Steve Wozniak e Steve Jobs.

(Via The Loop)

Il primo prototipo della macchina che si guida da sola di Google arriverà nelle strade della California (Mountain View) questa estate — fino ad oggi Google sperimentava con Lexus equipaggiate del necessario per guidarsi da sole.

Universal Pictures ha diffuso un breve trailer del nuovo film su Steve Jobs, diretto da Aaron Sorkin (con Jobs interpretato da Michael Fassbender, Steve Wozniak da Seth Rogen).

(Non so bene cosa aspettarmi. Il fatto è che spererei in una narrazione meno “eclatante” — guardate il trailer, per capirmi.)

Tratto da un (ottimo) post di Wait But Why.

Son seri? Il tutto detto pure in un finto accento inglese, per imitare Jony Ive! Mentre guardate il video: ricordatevi dell’allineamento.

Wow, da guardare. Oltretutto il keynote è piuttosto ben fatto; mi è piaciuto più di qualsiasi keynote di Apple degli anni recenti.

Da Wikipedia:

La scala di Mohs è un criterio empirico per la valutazione della durezza dei materiali. Prende il nome dal mineralogista tedesco Friedrich Mohs, che la ideò nel 1812. Essa assume come riferimento la durezza di dieci minerali numerati progressivamente da 1 a 10, tali che ciascuno è in grado di scalfire quello che lo precede ed è scalfito da quello che lo segue.

Il primo minerale della serie è il talco, l’ultimo il diamante.

Secondo i test effettuati da Consumer Reports (molto più accurati di quelli che avevo segnalato la scorsa settimana) l’Apple Watch Sport ha un valore 7, mentre tutti gli altri — che invece di vetro ionX usano lo zaffiro — hanno valore 9. Non male.

(Via Melamorsicata)

Un corto animato sulla nostra ossessione con gli smartphone.