Francesco Costa racconta la vita dell’utente abusivo di Netflix dall’Italia:

Il 3 gennaio dovevo prendere due aerei. Il primo è partito con cinque ore di ritardo e ho perso la mia coincidenza. Non ho trovato alternative praticabili al secondo volo allora ho noleggiato una macchina, ho guidato per 600 chilometri, sono arrivato a casa e stremato sono andato a dormire. La mattina dopo mi ha svegliato un SMS di un amico: anzi, di un complice. Voleva avvertirmi che una delle più grandi case di produzione cinematografica al mondo aveva un problema con noi. Per essere più precisi, aveva un problema col nostro modo di guardare la tv.

Con una qualche incoscienza, mi autodenuncio: sono un utente abusivo di Netflix, il famoso servizio di servizio di streaming on demand per cui paghi un piccolo abbonamento – 9 dollari al mese negli Stati Uniti – e hai accesso a un catalogo sterminato di film, serie tv, documentari, programmi televisivi, da vedere dove ti pare, in HD sul 42 pollici di casa o sull’iPhone mentre aspetti la metropolitana.

Netflix oggi è attivo in circa 50 paesi. Se si visita la sua homepage da una nazione in cui il servizio non è attivo, come l’Italia, si viene accolti da un’immagine piuttosto crudele: una famiglia seduta sul divano se la spassa guardando la tv dietro una grande scritta – «Watch TV shows & movies anytime, anywhere» – sotto cui ce n’è però una più piccola: «Sorry, Netflix is not available in your country yet». Tradotto: stasera c’è una festa a cui tu non sei stato invitato.

(Come iscriversi a Netflix dall’Italia)

Io mi trovo nella fortunata posizione di poter usare Netflix UK, dall’UK, ma nonostante ciò ricorro a VPN per collegarmi al Netflix americano.

Relativo: Cosa ne sarà della televisione, secondo Netflix.

Cosa succederà alla televisione

Il documento in cui Netflix delinea la propria posizione nel futuro — e la direzione in cui la TV sta andando — merita una lettura. Inizia con una breve dichiarazione:

Le applicazioni stanno rimpiazzando i canali,

e gli schermi stanno proliferando.

Un po’ come il giornalismo non avrà bisogno di giornali di carta, nel futuro i programmi televisisi non avranno bisogno della televisione — se non altro nella sua forma attuale. Mentre i contenuti prodotti per la televisione continuano a generare molto interesse, la linearità tradizionale del mezzo — il modo in cui i canali offrono un programma in un determinato momento della giornata — inizia a venire meno apprezzata.

Secondo il documento di Netflix (Long Term View), la velocità (crescente) di Internet e la vendita (crescente) di Smart TV, tablet e smartphone avvieranno un processo che lentamente porterà la televisione tradizionale (lineare) ad essere guardata sempre meno, in favore di una televisione non-lineare, nella quale i canali si trasformeranno in applicazioni — BBC iPlayer è l’esempio più interessante e meglio riuscito al momento in Europa. Questo nuovo modello offre diverse opportunità di “disruption”.

Per Netflix l’opportunità è quella di essere un canale — e come tale di offrire una determinata selezione di film, a loro dire i migliori, a un determinato prezzo senza fronzoli e sorprese. L’obiettivo è quello di essere un’alternativa appetibile alla pirateria, offrendo un servizio economico, immediato e curato. Non vogliono competere per quantità con HBO, Amazon e altri colossi che entreranno nel mercato, sanno che non riusciranno a eguagliare il loro catalogo; vogliono batterli curando l’offerta («Instead of trying to have everything, we should strive to have the best in each category. As such, we are actively curating our service rather than carrying as many titles as we can»).

Vogliono essere un canale di intrattenimento. In quest’ottica, in questa visione di Netflix come “canale” (piuttosto di un iTunes dei film), la decisione di produrre materiale originale (serie TV) acquista molto senso:

We believe we have a major advantage over our linear competitors when it comes to launching a show. The networks need to attract an audience on a given night at a given time. We can be much more flexible. Because each show on Netflix is not competing for scarce prime-time slots like on linear TV, a show that is taking a long time to find its audience is one we can keep nurturing. This allows us to prudently commit to a whole season, rather than just a pilot episode. In addition, we are able to provide a platform for more creative storytelling (varying run times per episode based on storyline, no need for week to week recaps, no fixed notion of what constitutes a “season”). We believe this makes it easier for us to attract creative talent.