Un paio di settimane fa Dan Consuell (fondatore di Realmac Software) ha stilato una lista di alcune delle principali applicazioni per Mac non distribuite tramite il Mac App Store — come: Coda, Dropbox, f.lux, Chrome, etc…

Nonostante esista da sei anni, scriveva Dan, il Mac App Store tuttora non ha in catalogo molti dei software migliori che il Mac, come piattaforma, ha da offrire (software che continuano a trovare successo fuori dallo store ufficiale).

Alla lista, già lunga (Dan ne ha individuate 68), di queste applicazioni si è andata ad aggiungere, oggi, Sketch:

There are a number of reasons for Sketch leaving the Mac App Store—many of which in isolation wouldn’t cause us huge concern. However as with all gripes, when compounded they make it hard to justify staying: App Review continues to take at least a week, there are technical limitations imposed by the Mac App Store guidelines (sandboxing and so on) that limit some of the features we want to bring to Sketch, and upgrade pricing remains unavailable.

Un’alternativa per Mac a Keynote e Powerpoint, basata su markdown. Le si fornisce il file testuale in markdown, restituisce un PDF con delle slide. I temi disponibili sono bellissimi, da un punto di vista tipografico perfetti.

Un po’ come TimehopMemories è una piccola e gratuita applicazione (sviluppata da Everpix) per la menù bar del Mac che ricorda e mostra le foto scattate in passato nel giorno corrente, uno o più anni addietro. Funziona con la libreria di iPhoto.

Ho aggiunto Timebar all’elenco di applicazioni/utility che risiedono nella mia menu bar. Permette di impostare un timer visualizzando in maniera molto intelligente il tempo rimanente nella barra dei menu stessa. Andre Torrez — grazie al quale l’ho scoperta — dice che torna molto bene utilizzata con la tecnica pomodoro.

Ottima utility per quando non si vuole utilizzare un’applicazione a schermo intero ma nemmeno si vuole, al contempo, che le altre finestre aperte ci distraggano: Isolator le nasconde dietro uno sfondo nero (o semitrasparente), rendendole meno invadenti.

Characters (2,69€ sul Mac App Store) aggiunge alla menù bar del Mac un menù a tendina dal quale reperire velocemente tutti i caratteri speciali (emoji incluse). La aggiungerei alla mia lista di applicazioni da avere su Mac, date alcune caratteristiche davvero comode: una ricerca molto efficiente e il “Code Mode”, che permette di copiare le entità carattere (HTML) del simbolo che si vuole utilizzare. (via Macstories)

Scida (oggi scontato a 2,69 euro) è un iTunes per il Kindle: aiuta a sincronizzare e tenere organizzati gli ebook. Un primo passo verso l’eliminazione del software più brutto di sempre (graficamente parlando), Calibre, che per la conversione da un formato all’altro (al momento non offerta da Scida) purtroppo toccherà continuare ad usare. (via EasyApple)

Un’estensione di Safari che permette di bloccare dei siti pre-selezionati dall’utente. Se si tenta di visitarli, si viene rimandati a una pagina che avvisa l’utente del blocco, impedendo l’accesso per 10 (o più) secondi — sperando che finisca col desistere. Lo attivate su Facebook, e vedrete che diventerete un po’ più consci del numero di volte che lo visitate per noia e senza alcuna necessità. (*)

DragonDrop — un drag & drop migliore

DragonDrop è, nella sua semplicità, una delle utility più valide che abbia di recente installato sul mio Mac. Migliora il drag & drop, creando una sorta di ponte in cui depositare il file selezionato fra il punto di partenza e quello di destinazione. Il supporto si estende a tutto quello che può essere “trascinato”, quindi non solo file, di ogni tipo, ma anche parti di testo, indirizzi web, cartelle o mail. Il funzionamento è semplice tanto quanto l’idea dietro: scuotendo il mouse viene attivata una finestra – che come stile ricorda Quick Look — in cui depositare momentaneamente il file nell’attesa di trovargli una collocazione più adatta.

Il drag & drop ne ha guadagnato a tal punto, dopo la sua installazione, che sono convinto dovrebbe essere una feature di base dell’OS. Si compra, oggi, scontata a 1,59 € dal Mac App Store (di solito ne costa 4).

Found, applicazione per Mac gratuita, è come Spotlight, solo che invece di cercare i file nell’HD del computer li va a cercare su Dropbox, Google Drive, Google Docs e Gmail. Sarebbe bello un supporto a ulteriori servizi: Flickr, Amazon S3, CloudApp. Dicono verrà aggiunto in seguito, a breve. (*)

Il Mac App Store libera da quella fastidiosa ora trascorsa alla ricerca di credenziali e licenze utente ahimé fino a ieri obbligatoria quando si sostituiva il Mac con uno nuovo. Non dover più registrarsi ai siti degli sviluppatori è una meraviglia, non avere nulla più a che fare con serial number diversi anche. Tuttavia il Mac App Store ha anche degli svantaggi, come il minor guadagno dello sviluppatore per copia venduta —  Apple trattiene il 30%

Vantaggi e svantaggi, ha provato a elencarli entrambi Rentzsch.

Lo sviluppatore di Delicious Monster ha scritto nel suo blog della necessità che Apple introduca la possibilità di offrire aggiornamenti a pagamento per le applicazioni già acquistate:

Al momento gli sviluppatori che vendono tramite il Mac App Store devono affrontare una scelta: o offrire gratuitamente agli attuali clienti tutti gli aggiornamenti maggiori (perdendo così un quarto dei loro guadagni) o creare un nuovo prodotto per ogni nuova versione principale (creando confusione ai consumatori) e far pagare ai clienti esistenti il prezzo intero (creando rabbia).

L’impossibilità di offrire aggiornamenti a pagamento (sia chiaro: quelli corposi e relativi ad un cambio di versione, non aggiornamenti minori o bug fix) disincentiva lo sviluppatore a migliorare e lavorare sul suo prodotto.

Io aggiungo, oltre a questa mancanza, anche l’inesistenza di una versione trial: poter provare le applicazioni prima dell’acquisto.

Pear Note

In questi giorni sto provando Pear Note, un bel programma per Mac che risulta essere molto utile a tutti gli studenti universitari che sono soliti prendere appunti con il loro portatile. Pear Note è un editor di testi con una funzione in più che lo rende diverso dal semplice Writer o dal più complesso Pages: la registrazione dell’audio.

Con un unico strumento si è così in grado di prendere sia note vocali che testuali. Qual’è il vantaggio? Che le due vengono legate fra loro permettendo, saltando ad una determinata sezione del testo, di recuperare l’audio ad essa relativo. Uno strumento comodo nel caso in cui vi siate persi una frase o vogliate controllare che quanto vi siete appuntati sia corretto.

Pear Note costa 31 euro per Mac e si compra sul Mac App Store (dal loro sito è disponibile un trial della durata di 31 giorni). Volendo, c’è anche una versione per iPad che costa solamente (e momentaneamente, per il lancio) 3,99 euro.

Io per esempio sto usando quella per iPad: ha lo svantaggio che non potete usare nessun altra applicazione in contemporanea. Un difetto di iOS che in questo caso può tornare a vostro beneficio: è per voi più difficile distrarvi. Vi evita di perdervi in Safari o Mail, costringendovi a rimanere su Pear Note. E con una tastiera bluetooth esterna non ha nulla da invidiare ad un Mac.

Writer per Mac

Vi ricordate Writer? E’ un’applicazione per iPad che fa questo: vi lascia scrivere senza tentare di distrarvi con inutili funzioni. Troppo poco? Dovreste provarlo, e se vi piace scrivere senza dubbio lo apprezzerete. E’ un editor di testi, molto semplice, minimalista all’estremo, quasi senza opzioni, che però raggiunge perfettamente il suo scopo: offrire all’utente un ottimo strumento di scrittura.

Era solo per iPad, fino a ieri, ma i suoi creatori – quelli di Information Architects – l’hanno portato anche su Mac. Costa 17 dollari e lo si compra dal Mac App Store. E’ un’alternativa più costosa a Byword, software con una filosofia molto simile.

Ne vale la pena? Sinceramente non so ancora dirvelo con certezza, per due ragioni. Una prima è che anche Byword – che fino ad oggi ho utilizzato – è piuttosto valido. Una seconda è che 17 dollari rispetto agli 0,99 della corrispettiva versione per iPad sono un gap di costo consistente.

Che Writer superi Byword nella qualità non ho dubbi a crederlo: vari accorgimenti e una cura nei dettagli esasperante gli permetteranno di raggiungere questo traguardo. Che gli utenti siano disposti a spendere 17 dollari per un editor di testi un po’ sì: non è che ritenga che il software non valga 17 dollari, quanto piuttosto credo che le alternative al software non siano abbastanza inferiori dal punto di vista qualitativo da spingere un utente a spendere una cifra maggiore per Writer.

Magari sbaglio.

Quanto si guadagna ad avere, per una giornata intera, la propria applicazione al sesto posto sul Mac App Store? Lo racconta uno sviluppatore sul proprio blog, rivelando dati molto miseri: solo 11 download, per un guadagno totale di 15 dollari.

Da quello che so, Apple non ha ancora rilasciato alcuna statistica relativa al Mac App Store, da quando fu lanciato. Magari perché non sta andando poi così bene. Come utente, amo la convenienza dello store, ho comprato un nuovo Mac di recente ed ho potuto grazie a questo sistema installare subito tutte le applicazioni che già possedevo. Detto ciò, se questo è il futuro del software per Mac, basandomi sulla mia esperienza c’è ancora molta strada da fare.