Il 23 Ottobre di 14 anni fa Steve Jobs presentò il primo iPod. In questi giorni è rispuntata una pagina del forum di MacRumors con le reazioni dell’utenza Mac all’annuncio — perlopiù negative, del tipo ma quanto costa, che capienza misera e nulla di nuovo: ci sono già tantissimi lettori mp3 in giro.

Great just what the world needs, another freaking MP3 player. Go Steve! Where’s the Newton?!

Mi son divertito molto a leggerle.

Ne scrive un commesso di Target, grande catena americana. Gli iPod Touch sono i più venduti (seppur con l’arrivo degli iPad Mini le vendite siano calate) acquistati perlopiù per bambini o anziani — serve a giocare, usare YouTube e ascoltare musica —, gli iPod Nano solo da anziani, gli iPod Shuffle come regalo: nessuno lo compra per sé, ma molti credono che un loro amico sarà felice di riceverlo.

Matt Birchler:

The average tech nerd will look at the $149 price of the Nano and compare it to the $199 Touch and wonder why someone wouldn’t spend the extra $50 to get “so much more.” This question simply displays a lack of understanding as to how the market at large currently works. It’s similar to someone saying “why would you buy an iPad when you can buy a Windows laptop of the same price that does more?” You can’t always say what’s best for people to buy based on the raw tech specs.

Quanti vinili contiene un iPod da 160GB? Per darvi un’idea, la collezione verrebbe a pesare quanto due esemplari maschili di orso bruno.

Nel 2001 Apple mise in vendita il primo iPod, costava 399 dollari. Se invece di acquistarlo avessi speso l’equivalente denaro in azioni Apple, quanto avresti oggi?

Ha risposto alla domanda, con un grafico, il Financial Times: 26 mila dollari. Per quelli che in questo momento hanno il dollaro al posto delle pupille: sappiate che cresceranno ancora.

Quello che succede in dieci anni

Foto | m-s-y

Tre giorni fa, il 23 Ottobre, l’iPod ha compiuto dieci anni: arstechnica ha provato a prendere in mano il primo modello – uno in ottimo stato, conservato bene – ed a collegarlo al computer. Tutto funzionava ancora alla perfezione. La parola con cui lo descrivono è durevolezza e, probabilmente, è la parola più adatta al caso. Nonostante siano passati dieci anni, l’iPod è ancora un oggetto dal design fantastico: non sembra avere dieci anni, sembra invece qualcosa che ancora oggi potremmo acquistare e trovare in vendita sugli scaffali dei negozi.

Ma cosa ancora più importante, nonostante tutto il tempo che è trascorso funziona esattamente come l’ultimo iPod Classic: basta collegarlo al Mac perché iTunes lo riconosca e venga avviata la sincronizzazione.

La parola ‘durevolezza’ significa oggi qualcosa di differente rispetto a quello che significava nel 2001. Nel 2001 c’erano molti device che potevano sopravvivere ad una caduta considerevole, ma le loro parti mobili, i loro componenti, li rendevano comunque più vulnerabili ai disastri rispetto a molti dei loro equivalenti moderni. Questo è proprio il caso del primo iPod. L’oggetto è una bestia – è praticamente impossibile distruggerlo allo stesso livello in cui si potrebbe ridurre un, mettiamo, Walkman Sony – ma i suoi componenti, la click wheel e l’hard drive, fanno sì che possa andare incontro a certe spiacevoli situazioni.

Detto questo, un attento possessore potrebbe mantenere il suo vecchio iPod in vita per sempre.

Il Guardian ha pubblicato un articolo in cui descrive la nascita, la vita e la probabile futura, non troppo remota, morte dell’iPod. Pensare che sono passati dieci anni, così tanti, da quando fu introdotto un po’ stupisce. Pensare che un gadget che ancora oggi sembra così nuovo appartenga oramai al passato, un po’ stupisce. Ma già adesso, negli Apple Store, lo spazio dedicato all’iPod è quello che riceve meno attenzioni dai visitatori, quello attorno al quale si radunano meno persone:

Across the cavernous chambers of the Grade II-listed building similar human-technology interactions are taking place. At other tables, as in any of Apple’s 300-plus stores worldwide, tourists check their emails and update their Facebook pages. Like everything else Apple does, its store layouts are ruthlessly designed. Pricey laptops and desktops by the door to lure you in, then iPads, then iPhones, then iPod Touches. The only table not occupied by a small cluster of people prodding, touching and fondling the technology is right at the back, in the store’s depths. It’s the table with the iPods on it.

Ma l’iPod è stato importantissimo: ha cambiato il modo in cui pensiamo alla tecnologia, il modo in cui consumiamo i media digitali, ha fatto sì che l’informatica entrasse nelle nostre vite e ha aperto la strada ad altri prodotti, come iPad e iPhone.

“It was the first cultural icon of the 21st century,” says Dr Michael Bull, a lecturer in media and film at the University Of Sussex, where his studies on the sociology around the MP3 player have earned him the sobriquet “Professor iPod”. “It was the first MP3 player that really worked. With the earlier ones you had to get down on your knees and pray to get a bit of music out of them. And it became symbolic of the way people like to move around in cities. It fitted the desire for a technological freedom, whereby you moved to your own soundscape. Roland Barthes argued that, in medieval society, cathedrals were the iconic form. Then by the 1950s it had become the car – the Citroën DS. I argue that 50 years later it was the iPod, this technology that let you fit your whole world in your pocket. It was representative of a key moment in the social world of the 21st century.”

Un articolo da leggere. E se poi continuate ad essere interessati, e la storia raccontata la volete conoscere più nei dettagli e con più aneddoti, Il culto dell’iPoddi Leander Kaheney è un bel libro con cui approfondire.

Ai miei tempi

Peccato non ne esista la maglietta, perché sicuramente l’acquisterei (*)

Creative D20: la recensione

Sono trascorsi alcuni giorni, da quando ho ricevuto a casa il Creative D20 (attraverso BuzzParadise), e posso dire di esserne pienamente soddisfatto. Il costo dell’oggetto è contenuto, sul centinaio di euro circa, e svolge perfettamente ciò per cui è stato progettato. Probabilmente è la giusta scelta per chi vuole qualità nella musica ma contemporaneamente preferisce non spendere tre volte tanto per uno ZiiSound D5. Per chi, senza spendere troppo, vuole un oggetto altrettanto elegante e promettente.

Creato dalla Creative, il D20 è una cassa bluetooth che permette di ascoltare la musica immagazzinata su iPod, iPhone, cellulare o computer. Lo streaming dal device alla cassa avviene attraverso la connettività bluetooth (codec Apt-X), ed è semplicissimo. Nella scatola c’è un manuale: lo potete anche buttare via, perché non vi servirà. Una volta collegato alla corrente vi basterà accenderlo per abbinare in pochi attimi il vostro dispositivo ed iniziare lo streaming della musica.

Io l’ho testato con l’iPhone e l’iPad: in entrambi i casi la configurazione è stata veloce e semplice, immediata. Una volta abbinati lo streaming è sempre stato fluido, del resto non dovrebbero esserci problemi fino a 10 metri di distanza. Il comando della musica può avvenire sia dal device che dalla cassa, da quest’ultima è possibile abbassare o alzare l’audio, purtroppo non cambiare canzone.

Se il device con cui lo volete abbinare non è dotato di bluetooth occorre compriate un accessorio aggiuntivo, del costo di 39 euro (ma scontato del 50% se acquistato subito, assieme alla cassa) che dovrebbe risolvere il problema. Forse questo è il suo unico difetto – anche se si manifesta solo nel caso in cui possediate un iPod – ovvero l’assenza del collegamento diretto con iPod. Tuttavia è possibile collegare qualsiasi player attraverso il cavo da 3.5 mm, essendo sul retro presente un’entrata. Ovviamente, questo metodo esclude totalmente l’utilizzo della connettività bluetooth.

La musica, come detto prima, si sente bene. Senza problemi. La qualità è ottima, ancor di più se si considerano le dimensioni, ed il costo, dell’oggetto. L’ho definitivamente adottato a soluzione definitiva per l’ascolto della musica in casa.