Come probabilmente avete già letto, Apple in Cina ha rimosso dal proprio App Store i VPN non autorizzati dal governo cinese. Non penso che opporsi sarebbe servito a molto: credo sia plausibile assumere che avrebbe portato o a un veto di vendita sull’iPhone, o a un blocco completo dei servizi web di Apple.

A questo punto, però, mi sembra ovvio che l’App Store rappresenti un problema: permette a governi di Paesi meno democratici di esercitare e forzare un controllo sull’OS. Come sottolinea John Gruber:

The App Store was envisioned as a means for Apple to maintain strict control over the software running on iOS devices. But in a totalitarian state like China (or perhaps Russia, next), it becomes a source of control for the totalitarian regime.

Non credo succederà — porterebbe parte delle vendite fuori dall’App Store — ma Apple dovrebbe implementare su iOS una soluzione simile a Gatekeeper su macOS.

Joshua Topolsky sul nuovo iPad:

If you think you can replace you laptop with this setup: you cannot. Imagine a computer, but everything works worse than you expect. […]

But this doesn’t COME CLOSE to replacing your laptop, even for simple things you do, like email. AND one other thing. Apple’s keyboard cover is a fucking atrocity. A terrible piece of hardware. Awkward to use, poor as a cover. Okay in a pinch if you need something LIKE a keyboard.

John Gruber:

A MacBook is better in some ways; an iPad is better in others. For some of us, our personal preferences fall strongly in one direction or the other. “Imagine a computer, but everything works worse than you expect” is no more fair as criticism of the iPad than a statement like “Imagine an iPad but everything is more complicated and there’s always a jumble of dozens of overlapping windows cluttering the screen” would be as criticism of the Mac.

Secondo me hanno ragione entrambi. Per alcune persone un iPad è più che sufficiente; per quelle stesse persone un Mac risulterebbe troppo complicato e non necessario. Ne conosco diverse che hanno rimpiazzato il loro computer con un iPad perché non hanno necessità di un computer; gli basta controllare la posta, navigare in internet, guardare video — e per tutto il resto esistono applicazioni specifiche. E scrivendo ciò non è mia intenzione sminuire l’iPad: l’iPad può anche essere utilizzato per produrre qualcosa di serio, per lavorare — non solamente per un consumo passivo. Apple sta pian piano portando iOS a parità di funzioni e flessibilità con macOS, ma personalmente mi sento ancora dentro una gabbia quando lo uso: è come muoversi dentro percorsi predefiniti. Per uno smartphone la cosa mi sta bene, ma se dovessi rimpiazzare il mio computer con l’iPad mi sentirei ampiamente limitato nei miei movimenti digitali.

Ma credo che Topolsky sappia che per molte persone l’iPad è sufficiente, e non credo abbia scritto la sua recensione pensando a loro: penso piuttosto stesse pensando a quella schiera di blogger che da anni, da quando un iPad era effettivamente inferiore a un Mac, hanno sviluppato workflow convoluti, script arzigogolati, e processi di lavoro ridondanti — cose che su un Mac richiedono un click — per convincersi che l’iPad è il futuro.

iPad e Mac possono convivere. iOS pian piano inizia a somigliare a Mac OS. Nel frattempo, però, non pigliamoci in giro fingendo che siano flessibili in ugual modo.

Jason Snell:

Drag and Drop. Do I even need to say it? It’s the missing piece of iPad multitasking, and that’s been clear since day one. Here’s hoping that Apple introduces Drag and Drop between apps in Split View and Slide Over in the next major update to iOS.

Mission Control for iPad. An easier way to think of improving multitasking on iOS is to consider Mission Control on the Mac. Yes, iPad users can four-finger swipe left and right to change apps, which is similar to how it works on the Mac. Rather than a stack of cards, I’d like the iOS app switcher to display a zoomed-out view, more like what happens when you pinch closed a Safari window. That view could also be used as an interface for doing other advanced multitasking things like collecting pairs of Split View apps together and letting you switch between them with just a few gestures.

Due cose, fra le altre menzionate da Jason, che sarebbe utilissimo iOS avesse — su iPad. Per il momento, personalmente, ho rinunciato all’iPad: lo usavo come un iPhone grosso, quasi mai come sostituto del Mac.

Per qualche ragione, Google insiste nel voler utilizzare Material Design — il linguaggio visivo e guida creata da Google su come realizzare un’UI per Android — anche su iOS. Il risultato è spiacevole: non seguendo le convenzioni di iOS, non utilizzando San Francisco come font, non rispettando lo stile di default dei bottoni e mettendo ombre un po’ ovunque, quando si apre un’app di Google si viene catapultati in un mondo a parte, che stona con il contesto e semplicemente rompe i pattern visivi che gli utenti hanno imparato altrove.

Jason Snell ricorda che anche Microsoft, a un certo punto, ebbe un approccio simile. Word su Macintosh iniziò a funzionare come Word su Windows, a discapito dell’usabilità:

While Microsoft was busy building its Windows empire, from the very beginning it had been a good citizen on the Mac. Word and Excel had been with the Mac since the beginning. Excel was born on the Mac. I would wager that Word and Excel were the two most popular third-party programs on the Mac back in those days.

Then came 1993, and something funny happened: Microsoft released new versions of Microsoft Office for the Mac, all based on the Windows code base. The familiar Mac versions of Microsoft’s apps vanished, replaced by programs that didn’t behave like Mac apps at all. They were very clearly members of the Office for Windows suite, ported over to the Mac.

Why did Microsoft do it? To this day I can’t decide if they were so high on the greatness of Windows that they imagined Mac users would take to the new Office like a glass of ice water in hell, or if they just cared so little for the Mac that it was no longer worth creating apps specifically for the Mac.

iOS ha superato Windows

È successo lo scorso anno, come mostra questo grafico di Horace Dediu.

iOS 9.3 con Night Shift (e altro)

L’imminente update di iOS (9.3), la cui beta è stata distribuita questa mattina agli sviluppatori, porta con sé novità considerevoli, che Apple ha deciso di evidenziare in un’apposita pagina.

Innanzitutto — ed è ciò che personalmente attendo maggiormente —, un Night Mode alla f.lux che rende il display dell’iPhone o iPad meno fastidioso di notte:

Many studies have shown that exposure to bright blue light in the evening can affect your circadian rhythms and make it harder to fall asleep. Night Shift uses your iOS device’s clock and geolocation to determine when it’s sunset in your location. Then it automatically shifts the colors in your display to the warmer end of the spectrum, making it easier on your eyes. In the morning, it returns the display to its regular settings. Pleasant dreams.

Poi, un’applicazione Health con grafici più interessanti:

It’s simpler than ever to find third-party apps to track your health and wellness. Categories such as Weight, Workouts, and Sleep have a new slider menu that reveals great apps you can easily add to your Health dashboard.2 The Health app also now displays your move, exercise, and stand data, as well as your goals, from Apple Watch. So you can see all your health metrics in one place and easily share your data with third‑party apps.

E, per finire, una feature per ora riservata a scuole: gestione di utenti multipli sullo stesso iPad. Al momento Apple considera questa una funzione utile solo al settore educativo, in realtà non è raro che l’iPad venga condiviso in famiglia da più membri: sarebbe davvero bello vedere questa features arrivare su iOS per tutti.

Su The Verge, il concept di un homescreen in cui l’utente può allargare ciascuna icona trasformandola in un widget. Il widget sarebbe pur sempre un’icona — rimanderebbe all’applicazione — ma visualizzerebbe al contempo delle informazioni, e permetterebbe delle interazioni di base.

Pensate ai Glance dell’Apple Watch, ma sull’homescreen. La proposta a me piace molto, sicuramente renderebbe l’homescreen più utile — mentre al momento, per chi ha tante (troppe?) app, si riduce a un’accozzaglia di icone difficili da ordinare e da trovare.

Don Norman e Bruce Tognazzini, due persone abbastanza importanti nel campo dell’usabilità, il primo ad Apple fino al 1996, il secondo ad Apple durante i primi anni, hanno scritto un articolo molto critico nei confronti di Apple concentrandosi, soprattutto, su iOS:

Today’s Apple has eliminated the emphasis on making products understandable and usable, and instead has imposed a Bauhaus minimalist design ethic on its products.

Unfortunately, visually simple appearance does not result in ease of use, as the vast literature in academic journals on human-computer interaction and human factors demonstrates.

Apple products deliberately hide complexity by obscuring or even removing important controls. As we often like to point out, the ultimate in simplicity is a one-button controller: very simple, but because it has only a single button, its power is very limited unless the system has modes.

Condivido parti del pezzo, non tutto — ma è comunque una lettura interessante. Scrivendo di Apple spesso viene menzionato uno dei dieci principi per un buon design di Dieter Rams: “Good design is as little design as possible”. Ma, appunto, questo è solamente il decimo. Ci sono anche gli altri nove da ricordare:

  1. Innovative
  2. Makes a product useful
  3. Aesthetic
  4. Makes a product understandable
  5. Unobtrusive
  6. Honest
  7. Long-lasting
  8. Thorough down to the last detail
  9. Environmentally friendly
  10. As little design as possible

Come utilizzare il font di sistema nel proprio sito

Se ne era fatto accenno, ma l’altro ieri la possibilità è stata ufficialmente documentata sul blog di WebKit. È possibile utilizzare il font di sistema di iOS e Mac OS (quindi San Francisco) specificandola nel proprio CSS semplicemente con font-family: -apple-system.

È in corso una discussione al W3C per standardizzare la proprietà, ed eventualmente sarà possibile specificarla semplicemente con system. È persino possibile specificare direttamente degli stili, ovvero una determinata dimensione e pesantezza dei caratteri, con queste proprietà:

font: -apple-system-body
font: -apple-system-headline
font: -apple-system-subheadline
font: -apple-system-caption1
font: -apple-system-caption2
font: -apple-system-footnote
font: -apple-system-short-body
font: -apple-system-short-headline
font: -apple-system-short-subheadline
font: -apple-system-short-caption1
font: -apple-system-short-footnote
font: -apple-system-tall-body

Recentemente diversi sviluppatori web si sono lamentati dello stato di Safari — e della lenta adozione di tecnologie web che altri browser (come Chrome) sono più celeri nel supportare. Il problema, suggerisce Kenneth Auchenberg, si fa più accentuato perché Apple ancora non permette, nel 2015, di impostare un browser diverso da Safari su iOS — né esiste un’alternativa, dato che Chrome su iOS non è davvero Chrome: è sempre Safari, ma con una UI diversa.

Ciò costringe l’intera piattaforma a rimanere ferma allo stato del web che Apple ritiene soddisfacente:

It’s limiting the browser-vendor competition on Apple’s iOS platfrom, as Apple are the only one allowed to innovate within the browser engine. […]

It’s creates a big overhead for web developers as they forced to cater for mobile Safari’s slow update cycle, with hacks and workarounds for bugs and issues, that are fixed in other browsers. This is where the “new IE” reasoning has it’s roots.

La cosa è ridicola e sinceramente questa imposizione di stock apps (client di posta, anche) sarebbe ora che finisse.

Le nuove applicazioni di IFTTT

Ho appena perso una buona ora a provarle, e seppur non sappia ancora bene come sfruttarle appieno le potenzialità sono molte. IFTTT è un buon servizio, ma anche molto geek, e queste applicazioni aiutano a semplificarlo dividendo le ricette in due differenti categorie: IF (girano in background e in automatico, quando avviene qualcosa su un servizio — ad esempio quando qualcuno vi tagga su facebook o mettete un mi piace su una foto) e DO (si avviano con un tap), quelle appena introdotte dalle 3 nuove applicazioni.

L’idea è che siano un bottone: una volta premuto, avviene qualcosa. IFTTT ha introdotto 3 applicazioni per 3 differenti bottoni:

  • Do Button. Letteralmente un bottone. Con un tap avviate un’azione.
  • Do Camera. Scattate una foto, e IFTTT la manda dove volete.
  • Do Note. Scrivete una nota, e la mandate a IFTTT per farci qualcosa.

Un esempio scemo, che tira in ballo i caffè. Con Do Button poteste creare un bottone per tenere traccia di quanto ne bevete: ogni volta che verrà premuto IFTTT aggiungerà a un file di testo su Dropbox (o a un foglio di calcolo su Google Drive) una riga, contenete data e ora del momento delizioso (IFTTT permette di aggiungere anche altri dettagli, come latitudine, longitudine, o immagine della vostra posizione con Google Maps). Do Camera e Do Note funzionano nella stessa maniera, ma si attivano dopo aver scattato una foto o scritto una breve nota.

(Si possono fare cose molto più interessanti di quella appena descritta. Può anche essere utile.)

Tutte ovviamente possono contenere più di un bottone — uno swipe laterale permette di scambiarli. L’interfaccia è semplicissima, in modo da velocizzare l’input il più possibile. Al punto che ogni applicazione può contenere un massimo di tre bottoni (un limite fastidioso).

Do è una versione di IFTTT non automatizzata (le ricette si avviano quando voi fate qualcosa), ma che riesce comunque a risultare immediata.

Ben Thompson suggerisce che l’Apple Watch — assieme alle fondamenta poste da iOS 8, con HealthKit e HomeKit — sia parte di una strategia per portare iOS in ogni ambito della nostra vita, e trasformarlo lasciandosi in parte dietro l’iPhone e gli smartphone:

And a new market is exactly where the iPhone is headed: Apple is on the verge of leaving the narrowly-defined smartphone market behind entirely, instead making a play to be involved in every aspect of its consumers’ lives. And, if the importance of an integrated experience matter more with your phone than your PC, because you use it more, how much more important is an integrated experience that touches every detail of your life?

In fact, if there is a flaw in this vision, it’s that even pulling an iPhone from your pocket is too cumbersome. What if you could interact with your home, your car, retail, the cloud, or even your own body with something even more personal and accessible?

Come ricorda Ben, solamente fino a un paio di anni fa la rete era inondata di discussioni su come — e se — iOS sarebbe riuscito a sopravvivere ad Android; Clayton Christensen (The Innovator’s Dilemma) ha sempre sostenuto che i primi prodotti di un’industria nascente — solitamente chiusi e estremamente controllati — vengono con il maturare del settore rimpiazzati da alternative più aperte e integrate. La tesi di Ben Thompson è che Apple abbia costruito un ecosistema aperto secondo certe regole, e stia funzionando:

From  the hardware perspective the iPhone is quite modular. Apple has 785 different suppliers, and while not all of them contribute to the iPhone, the vast majority do, making everything from screws to memory to camera lens assemblies. In fact, while I don’t know how many suppliers are in the Samsung supply chain, I’d wager it’s fewer than the iPhone’s, simply because Samsung itself is a component manufacturer. In other words, from a pure hardware perspective, it is Samsung that is more integrated than Apple. […]

Apple products have many modular components wrapped inside an integrated experience

Macworld ha raccolto una serie di funzioni nascoste e scorciatoie di iOS 6, alcune delle quali credo risulteranno sconosciute anche all’istruito e selezionato pubblico di questo blog. Colui che ivi scrive non sapeva che si potesse fare leggere qualsiasi testo a Siri (Impostazioni > Generali > Accessibilità > Speak Selection aggiungerà una nuova opzione al menù popup che compare selezionando un testo) o che fosse possibile scattare una foto mentre si sta registrando un video, senza interromperlo (selezionando lo switch fotocamera/videocamera)

Come Jon Erik Storm aveva scritto mesi fa, nel futuro non avremo una sola piattaforma ma tante. L’industria mobile non si svilupperà come quella dei PC e non ci sarà un Windows che sconfiggerà tutti i concorrenti, ma più sistemi operativi che si divideranno una quota molto simile di utenti. L’era post-PC sarà un’era multipiattaforma e credere che alla fine resterà una sola delle soluzioni attualmente in commercio, la quale avrà la meglio su tutte le altre, è semplicemente innocente. Ne parla Horace Dediu:

Non siamo più nell’era dei PC. Quell’era era caratterizzata da un altissimo costo di produzione per i software. E i software venivano venduti attraverso un complesso canale di distribuzione (solitamente le scatole fisiche). Esistevano poi pochissime categorie di software con prezzi molto alti. Era un’era caratterizzata da un minor numero di utenti e un numero ancora minore di acquirenti.

[Via Daring Fireball]