L'ICANN (l'ente che si occupa della gestione dei domini Internet) richiede che ad ogni dominio siano associati, in un database (WHOIS), i dati del proprietario: nome, cognome, indirizzo, email e numero di telefono.

Chiunque, partendo da un indirizzo internet, potrebbe ottenere questi dati utilizzando un servizio di WHOIS lookup. Non fosse che, giustamente, esiste un modo per nascondere questi dati sensibili: quasi tutti i provider di domini forniscono servizi di domain privacy, che altro non fanno se non mettere i loro dati nel database pubblico al posto di quelli del proprietario del dominio, tenendo così quest’ultimi privati.

L'ICANN vorrebbe ora limitare questa pratica con una serie di provvedimenti che di fatto renderanno più difficoltoso tenere i propri dati fuori dal dominio pubblico e renderanno i servizi di cui parlavo sopra più costosi. Più costosi e meno effettivi: una bella accoppiata, no? In aggiunta, chiunque abbia anche solo un piccolo business non potrà più utilizzare alcun servizio di domain privacy.

Scrive Nearly Free Speech:

The planned method of doing so is to introduce a new accreditation program for privacy and proxy providers, complete with fees, compliance requirements, and strict guidelines on how they can operate, and then to require accredited domain registrars to refuse any registration that uses a non-accredited privacy or proxy service.

Questa nuova decisione dell’ICANN tornerà utile nei casi di violazione di copyright (questa è la ragione per cui viene sostenuta), ma andrà a discapito di attivisti e chiunque altro. Oltretutto, anche coloro che potranno usufruire (come ora) dei servizi di privacy saranno meno protetti di un tempo: l’ICANN vorrebbe fosse possibile richiedere le informazioni del possessore del dominio senza troppa fatica, senza che i provider debbano nemmeno informare il proprietario del dominio che la richiesta sia avvenuta:

An accredited privacy or proxy provider would be required to have a policy allowing disclosure of your private information based solely on “well it sounds like they have a good reason.”

I domini di primo livello che Google vuole per sé

Da un po’ di tempo l’ICANN ha liberalizzato i domini di primo livello, permettendo a chi lo desidera — dopo un lungo processo burocratico, e una spesa consistente — di ottenere un dominio di primo livello, del tipo .ciao o .apple.

Google ha fatto domanda per 101 domini di primo livello, con l’intenzione di “chiuderli” per uso interno. Uno di questi domini è .dev; se l’ICANN approverà la richiesta di Google, .dev sarà privato, ad uso esclusivo di Google — nessuno potrà registrare un sito.dev, perché Google lo vuole riservare e rendere esclusivo ai propri progetti.

Nella domanda che Google ha presentato all’ICANN (via Drew Crawford) questa intenzione è esplicitamente delineata e motivata:

Second-level domain names within the proposed gTLD are intended for registration and use by Google only, and domain names under the new gTLD will not be available to the general public for purchase, sale, or registration. […] The proposed gTLD will provide Google with direct association to the term ʺdev,ʺ which is an abbreviation of the word, ʺdevelopment.ʺ The mission of this gTLD, .dev, is to provide a dedicated domain space in which Google can enact second-level domains specific to its projects in development. Specifically, the new gTLD will provide Google with greater ability to create a custom portal for employees to manage products and services in development.

101 domini, fra cui inizialmente anche .cloud, .app, .blog e .search (intendono ancora registrarli, ma permettendone l’uso ad altri)