Nell’immaginario comune i robot sono una minaccia, nei media e nei film. Non per le conseguenze che potrebbero avere — ad esempio sul lavoro a causa dell’automazione — quanto perché li immaginiamo simili a noi, e per questo potenzialmente capaci di ribellarsi. Una ribellione che ha impossibilità di attuarsi nei robot odierni: semplicemente perché non siamo ancora in grado di costruire un computer cosciente.

Per questo trovo rassicurante, e bellissimo, questo articolo di Om Malik — in cui Om cita il complesso di Frankenstein di Asimov:

Isaac Asimov dubbed our expectations and the resulting fear “the Frankenstein complex”:a fear of artificial human beings. In fiction and in movies, our exposure to robotics has been that drones/HAL/Terminator/RoboCop will replace humanity. And yet while Kiva’s robots and Roomba replace many human functions, they are nowhere near as threatening as those humanlike contraptions we associate with the word “robot.” They are doing what robots are supposed to do: repetitive jobs that humans don’t want. I wonder if the media portrayal of robots might be the core reason why we are so uncomfortable with the idea of robots

Il complesso di Frankenstein, spiegato da Treccani:

Dunque il robot come incarnazione della tecnologia che sfugge al controllo del suo creatore? Non dopo Asimov che, con le sue tre leggi, trasformò i robot in macchine d’uso comune. “Lo dipinsi [il robot] come una creatura assolutamente innocua, intesa a svolgere il lavoro per il quale era stata progettata. Incapace di nuocere all’uomo, eppure oggetto di soprusi da parte degli esseri umani che, afflitti da un ‘complesso di Frankenstein’ [.], si ostinavano a considerare quelle povere macchine come creature pericolose” (ibidem).

Il cambiamento d’orizzonte narrativo operato da Asimov trasforma il robot dal prodotto di una ybris, che giocoforza necessita della sua nemesis, a simbolo pacifico ma emblematico che obbliga l’uomo a confrontarsi con il proprio futuro, riconsiderando se stesso e le sue categorie mentali. Tema, questo, fondante di tutta la fantascienza post-asimoviana.