pointerCome funziona la censura dell’Internet in Cina

Wall Street Journal:

The degree of censorship is not the same throughout China, according to Vasyl Diakonov, chief technology officer at KeepSolid VPN in Odessa, Ukraine.

Some IT hubs in the east of the country have relatively minor restrictions, while remote regions in western China — where ethnic discontent runs highest — have nearly all the well-known VPN protocols blocked, he says. Indeed, just using a VPN to access blocked websites can earn you a trip to the local police station in the troubled, Muslim-majority province of Xinjiang, residents say.

Il Great Firewall of China è intenzionalmente poroso. Come si era già scritto, la censura è selettiva e abbastanza sofisticata: non vengono censurati tanto i messaggi negativi, quanto piuttosto quelli che invitano all’azione.

Il governo cinese paga anche dei commentatori, che si occupano di virare le discussioni online verso temi più leggeri della politica:

I commentatori pagati dal governo non sembrano dire molte cose negative sugli stranieri. Quello che fanno è invece lodare e distrarre: scrivono post di sostegno al governo e cercano di sviare l’attenzione dell’opinione pubblica, soprattutto quando temono ci sia il rischio di proteste o altre attività che potrebbero essere un pericolo per il governo.

Questi commentatori non sembrano essere particolarmente interessati alle persone che si lamentano del governo, ma agiscono quando c’è un rischio reale di disordini. Per dirla con le parole di King, Pan e Roberts: «Interrompere le discussioni in cui i cittadini manifestano il loro malcontento finirebbe solo con il limitare informazioni che potrebbero essere utili al regime. I leader cinesi quindi non hanno molti motivi per censurarle, controbatterle o per inondare Internet di punti di vista opposti. Il pericolo che il governo cinese combatte con forza grazie all’ampia censura e ai moltissimi post falsi sui social media sono i commenti che potrebbero potenzialmente preludere a un’azione collettiva dei cittadini».

Emanuele (June 20, 2016)

Ho usato spesso VPN durante i miei mesi in Cina. Il più delle volte un IP durava pochi giorni, poi dovevo richiedere al supporto tecnico (ho provato vari provider, anche a pagamento) un nuovo server in qualche altra nazione limitrofa. I servizi americani, a meno di una VPN, erano al limite dell’usabilità: GMail andava a tratti ma tutta la CDN dei download degli allegati, ad esempio, era prepotentemente bloccata.
Confermo che i cinesi “medi” (non gli attivisti) questa situazione la ignorano completamente (e reputano il GFOC solo uno strumento per la protezione da virus e abusi).
Ciao,
Emanuele