La macchina che si guida da sola è ancora fantascienza

La macchina che si guida da sola, quella che già da ora sta guidando in certe strade, la stessa che Google ha fatto provare a un gruppo di utenti, potrebbe essere meno imminente di quanto non sembri. Lee Gomes, su Slate, ne spiega le ragioni: il prototipo — perché di questo si tratta: di un prototipo — potrebbe sembrare più intelligente di quanto non sia, affidandosi invece a sistemi impossibili da applicare su larga scala.

Il problema principale è il sistema di mappatura che permette alla macchina di muoversi per le strade. Senza di esso, la macchina non è in grado di muoversi di un centimetro. Si tratta di una specie di Google Maps, ma molto più complesso, dettagliato e — come Google stessa rivela — inefficiente. Le mappe forniscono alla macchina la posizione precisa di ogni oggetto circostante; segnale, semaforo, scritta, etc.: tutto quello che può servirgli per guidare. In tale modo, più memoria e capacità di calcolo può essere dedicata a rilevare gli oggetti in movimento, quali persone o veicoli circostanti. Gomes riporta il laborioso processo necessario a produrre queste mappe:

A dedicated vehicle outfitted with a bank of sensors first makes repeated passes scanning the roadway to be mapped. The data is then downloaded, with every square foot of the landscape pored over by both humans and computers to make sure that all-important real-world objects have been captured. This complete map gets loaded into the car’s memory before a journey, and because it knows from the map about the location of many stationary objects, its computer—essentially a generic PC running Ubuntu Linux—can devote more of its energies to tracking moving objects, like other cars.

L’immagine che a me è venuta in mente, leggendo, è quella di un tram. Anche se queste macchine apparentemente sembrano muoversi senza vincoli in realtà fanno stretto affidamento a una mappa virtuale che utilizzano come sorta di rotaia per sapere come muoversi e dove andare. Oltretutto, una mappa non è mai conclusa: se il processo di creazione è laborioso, quello di aggiornamento è ancora più difficoltoso. Se un segnale stradale viene cambiato, o un semaforo aggiunto, affinché la macchina se ne accorga è necessario che la mappa a cui fa affidamento sia stata aggiornata. Altrimenti potrebbe andare dritta, ignorandolo. Il problema non è minore: le strade vengono cambiate all’improvviso, deviazioni o cartelli aggiunti dal mattino alla sera: è impossibile per Google riuscire a tenere traccia di tutto ciò in tempi ragionevoli e sicuri. A meno che non immaginiamo un futuro imminente in cui le strade vengano ridisegnate e adattate ai veicoli autonomi (oramai la norma) e in cui un cartello stradale è prima segnalato online e poi in strada.

La realtà è che sembrerebbe Google voglia che la macchina che si guida da sola ci sembri più reale di quanto non sia. Un altro di quei suoi prodotti innovativi e quasi impossibili (e di fatto tali, per lungo tempo ancora) usciti da Google X, che si rivelano poi per quello che sono: prototipi. In questa categoria inserisco anche i Google Glass, che ultimamente sembrano abbastanza ignorati da Google stessa, più focalizzata su Android Wear. E che resteranno ancora per lungo tempo un prototipo. O se ci piace di più come dicono loro, “beta”.