Apple Watch: intimo e personale

Mi accorgo di non avere ancora scritto nulla sull’Apple Watch, forse per via delle domande non risposte che dalla presentazione mi sono rimaste in mente. Siccome l’Apple Watch non è radicalmente diverso dagli smartwatch in commercio — non è l’iPhone nel 2007 — se e quanto avrà successo dipenderà dal numero di dettagli che Apple sarà riuscita, entro la data di messa in commercio, a implementare nella maniera corretta. Spesso i prodotti Apple non sono rivoluzionari per via delle tecnologie di cui fanno uso — in circolazione da anni — ma per il modo in cui le implementano, e per come di conseguenza riescono a risultare intuitive e semplici agli utenti. Nell’insieme. Un esempio rapido dal keynote: NFC e Apple Pay.

Molti di questi dettagli che fanno la differenza non ci sono stati forniti. Non conosciamo:

  • La durata della batteria. Probabilmente una giornata, ma comunque ufficialmente sconosciuta.
  • Quanto effettivamente sarà indipendente dall’iPhone. Quali funzioni potrà offrire da sé, e quali richiederanno un iPhone.
  • Lo storage interno.
  • Il prezzo. Sappiamo quello di partenza, ed è buono, ma non sappiamo cosa si ottiene con il prezzo di partenza. Quanto effettivamente sarà necessario spendere per avere un modello decente?

L’Apple Watch più che all’iPhone somiglia all’iPod. L’iPod non era nulla di rivoluzionario, ma riuscì a riassumere tutte le necessità dei consumatori per quel tipo di prodotto, eliminando quelle secondarie. Non era nulla di rivoluzionario nella tecnologia interna e nelle funzionalità offerte; fu il design — l’insieme delle scelte fatte da Apple — a renderlo rivoluzionario. Marco Arment lo dice meglio:

We can’t tell you what that might be, of course. We have no ideas that are actually realistic and practical to make. But Apple must know something we don’t, right? Nope. They don’t. It’s a watch. And it’s very similar to other smartwatches we’ve seen — just executed far better. (We hope.)

What Apple does best is take established ideas, build upon them, make good design decisions along the way, and execute well.

Dunque senza i dettagli è impossibile dire quanto l’Apple Watch sia rivoluzionario. E i dettagli non ci mancano solo nelle funzionalità dell’oggetto, ma anche nello scopo: la presentazione per me non è stata delle migliori. Sarà stata la frustrazione procuratami dallo streaming a singhiozzo, ma personalmente l’ho trovata molto vaga. Alla fine delle due ore, Apple non ci ha dato una spiegazione chiara e precisa del perché abbiamo bisogno di uno smartwatch. Non dell’Apple Watch, ma della categoria a cui appartiene in generale: qual’è il loro scopo? Quale buco vanno a coprire?

Forse, scrive Ben Thompson, la spiegazione è che Apple stessa è incerta sullo scopo del device. In particolare, non hanno ancora dato una risposta a una domanda fondamentale: è l’Apple Watch un accessorio dell’iPhone o è invece un device a sé stante?

This is why I’m worried that the lack of explanation about the Watch’s purpose wasn’t just a keynote oversight, but something that reflects a fundamental question about the product itself that Apple itself has yet to answer: is Watch an iPhone accessory, or is it valuable in its own right?4

Seppure ci manchino i dettagli, abbiamo alcuni esempi che rivelano il potenziale dello smartwatch. Tim Cook l’ha introdotto con tre definizioni, ricalcando la presentazione dell’iPhone (un iPod, un telefono e un device per internet). L’Apple Watch è:

  • Un orologio preciso
  • Una nuovo, intimo, mezzo con cui comunicare
  • Un device per la salute e il fitness

Intimo è la parola che rivela di più sul device, a mio parere. Le restanti definizioni servono soprattutto ad introdurlo, ma in realtà non lo definiscono. A definirlo saranno le applicazioni, le killer app che, forse, Apple non ha ancora identificato. Se ci riflettete, oggi non pensate all’iPhone come a un iPod, e il fatto che sia un telefono è secondario. Le categorie con cui venne definito e presentato nel 2007 non lo definiscono più. Oggi, quando pensiamo all’iPhone pensiamo soprattutto ad applicazioni, e ai vari compiti che queste hanno rimpiazzato:

Yes, the iPhone is still a wide-screen iPod which gets plenty of use but I don’t think anyone thinks that is a defining feature. It’s also a phone, but the Phone is just an app which, for me at least, is not frequently used. I communicate with my iPhone but the go-to app is iMessage or FaceTime or Skype or maybe Email or Twitter. Phone is something I use so rarely that the interface sometimes baffles me. And yes, it’s an Internet appliance. Browsing is something I do quite a bit but many of the browsing jobs-to-be-done are done better by apps. News, shopping Facebook and maps are “things which were once done in a browser.”

Ma, al contrario, intimo e personale è una descrizione che mi aspetto resti attaccata all’Apple Watch, per identificarlo. Ci sono stati mostrati piccoli dettagli che rivelano come la componente “personale” ne sia parte essenziale. È evidente nell’estetica e hardware del device — disponibile in due differenti dimensioni, con quasi infinite varianti nello stile del cinturino — e in alcune sue piccole funzioni. Abilita nuove maniere di connettersi più personali e intime, permettendo di inviare agli amici un piccolo disegno o addirittura il proprio battito cardiaco. Alcuni le ritengono inutili, io le trovo dolci e simpatiche. Grazie alla Taptic Engine le notifiche risultano gentili e discrete — gentili come un leggero tap sul proprio polso.

Come ha detto Jony Ive, “These are subtle ways to communicate that technology often inhibits rather than enables”. Come Patrick Rhone, io lo considero il personal computer più personale della storia:

This is an angle that I don’t feel has been written about enough regarding Apple. One of the biggest things that sets them apart is that they understand that a device like this — one that is always with you and is an integral part of your interactions and communications — to be successful, needs to be deeply personal. […] Tim Cook, describing the Apple Watch, even said it was “The most personal device we’ve ever created.”.

L’Apple Watch eccellerà non nel fornire applicazioni complete e ricche di funzioni — abbiamo l’iPhone, per quelle — ma nel fornire informazioni e funzioni che richiedono poca interazione. Jonathan Ive, nuovamente: “Apps are designed for lightweight interaction”. Non pensate all’applicazione foto — perché mai vorreste consultare la vostra galleria fotografica su uno schermo così piccolo quando avete l’iPhone in tasca? — ma pensate a mappe, che fornirà a ogni deviazione un gentile feedback sulla direzione da prendere, tramite la Taptic Engine. In altre parole: sarà possibile sapere in che direzione andare senza neppure guardare all’orologio.

Apple Pay è un altro sistema che per me giocherà un ruolo chiave nella diffusione del device. Con il mio esperimento col Pebble ho scoperto che pagare con uno smartwatch è davvero più semplice e immediato che con qualsiasi altro oggetto. E il sistema integra piccoli accorgimenti che lo rendono superiore alla concorrenza. Dalla sicurezza del pagamento stabilita tramite il contatto dello stesso con la pelle, alla posizione unica in cui Apple si trova: al contrario di Google, non è interessata a raccogliere informazioni. Apple Pay può essere l’iTunes Store dell’Apple Watch[1. Nota a margine: che per ora arriverà solo negli USA, e spero vivamente non impieghi anni a diffondersi altrove]. Un investimento a lungo termine, il cui scopo è vendere più device — non guadagnare direttamente attraverso Apple Pay:

Aside from the technical differences, Apple is in a unique position due to its business model. It doesn’t want or need to track transactions. It doesn’t want or need to be the payment processor. It isn’t restricted by carrier agreements, since it fully controls the hardware. Google, although first to the market by a matter of years, is still hamstrung by device manufacturers and carriers. Softcard is hamstrung by the usual greed and idiocy of mobile phone providers. PayPal has no footprint on devices.

Non mi aspetto dall’Apple Watch un successo enorme alla prima iterazione. Non significa che sarà un flop: si ricorda — come sottolinea Benedict Evans (e come il grafico sotto mostra) — che l’iPod impiegò quattro anni a diventare popolare. Prima di allora, era un gadget per una nicchia di geek e appassionati di musica.

 

Di fatto, non so bene come mi aspetto. Ma appunto — come posso saperlo quando mancano i dettagli, che sono proprio quelli che fanno la differenza?

***

Concludo con un passaggio da una recensione letta in rete. Non è stata pubblicata da un blog di tecnologia, ma da un tizio che recensisce orologi. Il John Gruber degli orologi, mi pare di capire. A suo dire, per quella fascia di prezzo batte i brand svizzeri che da sempre dominano il mercato. Non c’è nulla che ricerca e raggiunge — scrive — la stessa attenzione nei dettagli:

Apple got more details right on their watch than the vast majority of Swiss and Asian brands do with similarly priced watches, and those details add up to a really impressive piece of design. […]

The overall level of design in the Apple Watch simply blows away anything – digital or analog – in the watch space at $350. There is nothing that comes close to the fluidity, attention to detail, or simple build quality found on the Apple Watch in this price bracket.

Lui parla dell’estetica, si riferisce all’orologio nell’Apple Watch. Ecco quindi una cosa che mi aspetto: che Apple abbia riposto dei dettagli altrettanto riusciti e piacevoli nelle funzioni del device, nel suo software. Dei dettagli, in apparenza minori, che definiranno l’uso (e lo scopo) che ne faremo. Dell’Apple Watch, e degli smartwatch in generale.