Ripartire da zero: non sempre ha senso

Scrivo su questo blog dal 2005. Ha cambiato nome, indirizzo, grafica e stile ma i suoi (pubblici) archivi si portano appresso tutto quanto è stato scritto dal 2005. È una cosa che non ho mai fatto, né ho mai capito, ripartire da zero: cancellare tutto e via. Mi succede, raramente, di finire su un articolo del 2005: socchiudo gli occhi, nel leggerlo. Ma lo tengo, comunque. Perché so che parte di ciò che scrivo oggi avrà la stessa sorte: lascerà il me stesso futuro imbarazzato, a meno che il me stesso futuro non si riveli per nulla migliore di quello odierno.

Jeffrey Zeldman, nel 2009, riassunse il concetto in una frase, “If your old work doesn’t shame you, you’re not growing”Shawn Blanc ne ha fatto di recente l’argomento di un suo post:

The desire to “start fresh” and get rid of all your old work so that nothing in your archives is of any embarrassment is to assume that your best work is now at a plateau and that you’ll never move to a different interest or topic to write about. If you think you’ve reached a point where you can create work that never makes you cringe again, then you’re saying that what you do today will be just as good as what you do next month, next year, and in 5 years from now.