Robin Hanson:

First, we should seriously worry about which aspects of our modern civilization system are rotting. Human culture has lasted a million years, but many parts of our modern world are far younger. If the first easiest version of a system that we can find to do something is typically be a rotting system, and if it takes a lots more work to find a non-rotting version, should we presume that most of the new systems we have are rotting versions? Farming-era empires consistently rotted; how sure can we be that our world-wide industry-era empire isn’t similarly rotting today? We may be accumulating a technical debt that will be expensive to repay.

Nice small detail:

This emoji does not show in the title bar of Safari, presumably to prevent less-reputable sites pretending to be secure (encrypted using HTTPS) when they are not.

Zach Holman:

Years ago, I worked with a friend who had built a few scheduling calendars in a previous freelancing gig. Sometimes we’d be working on something that tangentially related to time, and as kind of a recurring in-joke he’d always tell me:

Zach, whatever you do: just don’t ever build a calendar.

Anyway, I’m Zach Holman and I’m building a calendar.

First test of a micropost. Riveting content.

Font Editing for Everyone

Molte delle gesture introdotte da Apple sull’iPhone X — che poi sono la novità principale e ciò che più stupisce: quanto sia fluido e immediato spostarsi da un’app all’altra e interagire con iOS — vengono da webOS, l’OS del 2010 di Palm (purtroppo fallito). Si può ritrovare pure la barra orizzontale che sta in basso allo schermo.

Ho aggiunto al mio sito personale una pagina con i libri che ho letto nel 2017. Il romanzo che più mi è piaciuto è stato Americanah (di Chimamanda Ngozi Adichie; guardate i suoi due interventi al TED se non la conoscete), mentre il libro di saggistica più interessante è stato Sapiens.

Il cosmopolita fittizio di Zuckerberg

C’è un’immagine che piace molto a Zuckerberg e che a Zuckerberg piace aggiornare una volta all’anno. È una mappa del mondo che racconta una storia, quella che piace a Zuckerberg, sugli utenti di Facebook — le connessioni degli utenti collegano i continenti fra loro, delineano i bordi delle nazioni e descrivono un mondo globale e interconnesso, fatto di cosmopoliti. Non c’è una mappa sotto, ma solo connessioni e utenti che assieme formano la mappa e comunicano.

A Zuckerberg la mappa piace perché rappresenta le connessioni; mostra come Facebook abbia connesso e ravvicinato comunità distanti fra loro. Quello che la mappa nasconde è come, al contrario, la maggior parte delle interazioni che avvengono su Facebook siano locali — le stime dicono che le connessioni che attraversano i confini nazionali siano fra il 12% e il 16%. Le altre avvengono con i vicini di casa, con le persone che già conosciamo.

Secondo Ethan Zuckerman la mappa delinea un mondo immaginario, che porta sia Zuckerberg che Facebook a focalizzarsi su problemi secondari e fittizi, invece che lavorare per rafforzare i legami delle comunità locali:

Zuckerberg is being led astray by his own map. The most challenging problems Facebook faces are not those of ensuring that all humanity is connected. The challenge is to manage the connections we already have. Facebook’s tendency to connect us most tightly with those who share our perspectives and views is part of the web of forces leading to polarization and the breakdown of civility in politics in the US and elsewhere. The tendency to pay attention to the struggles and difficulties of our friends distances us from struggles in other communities, even as networks make it more possible for us to connect with those directly effected. Before we take the next step in human evolution, we need to look closely at the downsides of the connectivity we’ve already achieved.

A Dan Luu sembra che i computer che usa oggi siano più lenti dei computer che usava quando era piccolo. Ha quindi fatto dei test e ha misurato i millisecondi che intercorrono fra la pressione di un tasto e la rappresentazione della lettera corrispondente al tasto nel terminale.

I risultati sono molto interessanti. Il computer più veloce di sempre, con 30ms di latenza, è l’Apple II, un computer del 1983. Il MacBook Pro del 2014 ha 100ms di latenza, per dire.

Almost every computer and mobile device that people buy today is slower than common models of computers from the 70s and 80s. Low-latency gaming desktops and the ipad pro can get into the same range as quick machines from thirty to forty years ago, but most off-the-shelf devices aren’t even close.

If we had to pick one root cause of latency bloat, we might say that it’s because of “complexity”. Of course, we all know that complexity is bad. If you’ve been to a non-academic non-enterprise tech conference in the past decade, there’s a good chance that there was at least one talk on how complexity is the root of all evil and we should aspire to reduce complexity.

Altrettanto interessanti sono i risultati dei dispositivi mobili: i più veloci sono tutti Apple (l’iPad Pro da 10.5″ vince su tutti), poi c’è il GameBoy Color e un Blackberry ma bisogna scendere un bel po’ nella lista, per trovare il primo Android.

Un reporter della BBC ha deciso di testare l’efficienza dell’infrastruttura di sorveglianza del governo cinese — dopo essersi fatto registrare nel database (che contiene tutti i cittadini), è andato a spasso per Guiyang lasciando che la polizia prima o poi lo identificasse tramite le telecamere sparse per la città. In Cina ci sono 170 milioni di CCTV; il governo ha intenzione di installarne altre 400 milioni nel corso dei prossimi tre anni.

Ci sono voluti meno di sette minuti, per trovarlo.

Halide è un’applicazione che rimpiazza la fotocamera di default dell’iPhone, introducendo funzionalità aggiuntive e avanzate, riuscendo a renderle usabili e semplici anche ad utenti non esperti di fotografia (come il sottoscritto).

Nell’ultimo aggiornamento, che la rende compatibile con iPhone X, gli sviluppatori di Halide hanno aggiunto il supporto a RAW, un formato che cattura e conserva un numero superiori di informazioni per ogni fotografia e permette, di conseguenza, più libertà durante la fase di editing di uno scatto:

Processing RAW files is a lot of work, so that’s why Apple saves the processed file as a JPEG or HEIC. These require much less space, and they’re much faster to load. However, they do this by throwing out information that your monitor doesn’t need, and details that your eyes can’t see.

When you shoot JPEG, you really need to get the photo perfect at the time you take it. With RAW and its extra data, you can easily fix mistakes, and you get a lot more room to experiment.

What kind of data? RAW files store more information about detail in the highlights (the bright parts) and the shadows (the dark parts) of an image. Since you often want to ‘recover’ a slightly over or under-exposed photo, this is immensely useful.