Il nuovo Jawbone UP funziona molto bene, anche nello sleep tracking. Se siete indecisi meglio non leggerla: va a finire che lo ordinate.

Il ritorno del Jawbone UP

Ci hanno messo un anno a metterlo a posto, ma alla fine il Jawbone UP è tornato. UP è un braccialetto che raccoglie dati sul vostro stile di vita (es. come dormite, quanto siete attivi) e li passa all’iPhone, con il quale si sincronizza attraverso il jack delle cuffie. Venne lanciato un anno fa, con molto entusiasmo, per poi venire ritirato dal mercato poche settimane dopo a causa di diversi malfunzionamenti. Dopo averci ponderato sopra un anno, sembra che Jawbone li abbia risolti tutti (per tranquillizzarci, in un video spiega le acrobazie ingegneristiche che ha dovuto mettere in atto).

Fui uno degli acquirenti, ma non mi arrivò mai (ritardi a causa dei malfunzionamenti) e alla fine la spedizione venne cancellata. Nonostante la grande pausa, e nonostante nel frattempo il mercato sia cambiato e pieno di alternative (Nike+ Fuelband) hanno deciso di venderlo solo nel mercato americano. Poi, a inizio 2013, dovrebbe arrivare altrove.

I troppi problemi del Jawbone UP

Vi parlai dell’UP di Jawbone un mese fa, quando venne lanciato. Era un dispositivo promettente che io stesso decisi di acquistare durante il Black Friday, approfittando degli sconti in corso.

Purtroppo il mio entusiasmo è del tutto esaurito e mi vedo costretto a sconsigliarlo fino a quando non verrà riparato. Nonostante io non l’abbia ancora provato, né ricevuto, negli ultimi giorni gli utenti che già lo possiedono hanno lamentato svariati problemi, alcuni dei quali molto preoccupanti. L’oggetto smetterebbe di funzionare a distanza di giorni, nei casi peggiori anche dopo poche ore, spegnendosi definitivamente. Nemmeno quando funziona, inoltre, terrebbe fede alla sua promessa: la statistica dei movimenti si rivelerebbe molto poco accurata, al punto da essere inutile, e l’applicazione da cui i dati vengono gestiti piena di bug. 

Ecco quando scrive Garrett Murray, un early adopter:

Non funziona, si rompe e il software è semplicemente terribile. Jawbone continua a venderli nonostante sa benissimo che saranno tutti future mattonelle. Non compratelo.

Jawbone – almeno questo, diamogliene atto – sta gestendo la faccenda piuttosto bene. Tutti hanno affermato di aver ricevuto un nuovo modello pochi giorni dopo aver informato l’azienda della rottura del primo, e un nuovo modello poco dopo la rottura del secondo, e un… Insomma, un loop infinito di sostituzioni.

La situazione è così seria che si è vista costretta a diramare un comunicato stampa, in cui avvisa i consumatori che potranno, se lo desiderano, ricevere un rimborso anche senza restituire il device. Purtroppo però il problema non è ancora stato identificato e Jawbone ha di conseguenza deciso di arrestare momentaneamente la produzione del dispositivo. 

È un peccato che sia successo questo, sembrava un prodotto davvero buono: spero giungano presto ad una soluzione.

Jawbone ha rilasciato due nuove versioni di UP, che si aggiungono ad UP24, il braccialetto che raccoglie informazioni sui passi, sonno e attività fisica. UP3 è la versione più evoluta e costosa ($179) di questo, in grado di leggere il battito cardiaco e fornire un’analisi più precisa del sonno. UP move è invece un tracker molto semplice, in vendita a soli $50, che si limita a fornire il numero di passi percorsi.

Oramai l’unica cosa che ancora i tracker fanno meglio dell’iPhone è l’analisi del sonno. Questo ignorando l’Apple Watch, che potrebbe essere in grado di svolgerla — con un’apposita applicazione. Dubito dunque resti un mercato per i “fitness tracker”, quando questi non offrono più precisione di smartphone e smartwatch, né raggiungono prezzi particolarmente vantaggiosi.

UP Coffee

Jawbone ha creato un’applicazione per tenere traccia della quantità di caffè consumato. Un’ampolla dice all’utente i livelli di caffeina all’interno del suo corpo, aiutandolo a tenerli sotto la soglia necessaria affinché riesca ad addormentarsi all’orario da lui prestabilito.

See how your caffeine levels change throughout the day as you down espressos, energy drinks and even chocolate. UP Coffee knows when you’reWIRED and how long it will take you to become SLEEP READY.

Se possedete un Jawbone UP — un dispositivo simile al Fitbit — sarà anche in grado di dirvi gli effetti che questa ha sul vostro sonno, analizzandolo; altrimenti si limiterà a tenere conto della quantità e dell’ora in cui l’avete assunta.

Francesco Costa racconta come si è appassionato del suo termostato intelligente (qualcosa di simile a Nest).

Sono diventato improvvisamente maniaco di temperature, calcoli e programmazioni, percentuali di utilizzo della caldaia ed escursioni termiche. Una volta tiravo fuori l’iPhone dalla tasca e aprivo Twitter, quando ero annoiato: ora apro l’apposita app del termostato e muovo mezzo grado più in là, sposto mezz’ora più in qua, faccio test, cerco pattern e strategie per rendere il tutto più efficiente. Il mio vecchio termostato non si programmava nemmeno quindi mi ripeto che l’eccitazione è giustificata da questo, oltre che dalla speranza di risparmiare qualcosa – più di qualcosa – alla fine dell’inverno: lo faccio per risparmiare, lo faccio per l’ambiente. Ma penso che la verità sia un’altra e abbia in qualche modo a che fare con le manie del self-tracking: dentro di me, lo faccio solo per i grafici.

“Lo faccio solo per i grafici” è quanto potrei a mia volta affermare riguardo al Jawbone UP[1. Ho un Jawbone UP non tanto perché credo mi aiuti a tenere uno stile di vita più sano, ma per i grafici su come ho dormito.], o per descrivere la mia fissazione con tutto ciò che rientra sotto l’etichetta quantified self: non avrei problemi ad appassionarmi di una lavatrice collegata alla rete.

Felton ci capirebbe.

Le opzioni e alternative per un activity tracker sono pressoché infinite. A partire dagli smartwatch fino ad arrivare a device dedicati come il Jawbone UP. Un mercato saturato di opzioni un po’ frivole: conoscere il numero di passi giornaliero non è vitale, ma collezioniamo questo ed altri dati più per vanità che altro. Hanno uno scopo — farci camminare di più, dormire correttamente e conoscerci meglio — ma sono tutt’altro che fondamentali.

Esistono tuttavia dei wearables meno interessanti per i geek come me e voi, ma più utili. Si tratta di wearable più professionali e “medici”, che un numero consistente di persone è costretto a indossare ogni giorno per tenere sotto controllo la propria salute. Non per diletto, come facciamo noi con un Jawbone UP, ma per necessità.

I produttori di wearables stanno totalmente ignorando questo mercato, scrive Wired. Cosa dovuta in parte alla difficoltà di creare un device che venga approvato e rispetti tutti i requisiti necessari e imposti dalle autorità, e che sia in grado di integrarsi — e comunicare — con l’infrastruttura medica esistente (registrando i dati raccolti):

“Go from the children’s table to the grown-up table. If you’re serious about this, embrace the FDA. Learn how HIPAA works. Make sure it’s connected to the [electronic medical record] and that all the health laws are observed. There’s a tremendous dearth of innovation here. I would move away from fitness and go hardcore into health. That’s where the money is.” […]

People with chronic diseases don’t suddenly decide that they’re over it and the novelty has worn off. Tracking and measuring—the quantified self—is what keeps them out of the hospital. And yet there are more developers who’d rather make a splash at a hackathon than create apps and devices for people who can benefit hugely from innovation in this area.

L’ultimo aggiornamento al firmware del Pebble, rilasciato oggi, aggiunge all’orologio le funzionalità principali di un Fitbit o Jawbone UP. Potrà analizzare e registrare l’attività dell’utente in background, costantemente e senza grande impatto alla batteria dell’orologio (o così dicono). Jawbone stessa ha realizzato un’applicazione per Pebble che funziona in totale autonomia, senza dover possedere UP[1. A proposito di Jawbone: a inizio settimana hanno aggiornato l’applicazione per iOS per funzionare senza alcun braccialetto UP, semplicemente sfruttando i dati raccolti dallo smartphone. I device per il fitness tracking probabilmente hanno i giorni contati, dato che i medesimi dati possono — o potranno — essere raccolti dallo smartphone e smartwatch.].

È stato anche risolto uno dei problemi che avevo elencato nella recensione, ovvero l’impossibilità di lanciare — attraverso una combinazione di tasti — una o due applicazioni (le preferite) in maniera immediata, senza dover passare dal menù.

È una piccolo update che aggiunge molto a Pebble, che da oggi è inoltre in vendita a un prezzo ridotto: $99. Non so cosa ne sarà di Pebble una volta che l’Apple Watch sarà in commercio, ma io lo trovo — sarò strano — bello. Geek, ma geek come un Casio: può piacere. Ha un aspetto geek retrò[2. Sì, neppure pure io un’idea chiara di cosa voglia dire scrivendo ciò.]  che mi piace. Il sito — appena ridisegnato — sembra presentarlo alla stessa maniera.

Forse un’alternativa, economica, e poco seria, all’Apple Watch? Una specie di Swatch, ma smart?

AAPL Orchard:

It is possible Apple will initially sell a wearable device similar to a fitness band, but focused on the much broader and mainstream subject of health, only to expand the lineup in subsequent years with various editions, price points, and styles. I have a growing suspicion that Apple’s wearables category will not be comprised of just one or two models but an array of devices as wearables will usher the era of fashion into personal technology. Apple’s recent retail hires support my thesis that a new way of thinking is required to sell a range (maybe up to dozens?) of wrist devices.

Come altri, le ipotesi sull’ipotetico iWatch è che: non sia un iWatch, quanto piuttosto un accessorio indossabile stile Jawbone UP. Come vari rumors confermano, potrebbe venire presentato fra due settimane — l’effettiva data di lancio sul mercato, però, potrebbe essere più distante.

Anand Sharma sta raccogliendo quante più informazioni possibili sul suo conto, da tre mesi. Dove si trova con Moves e Foursquare, il numero di passi percorsi, il cibo consumato e il battito cardiaco. Fin qui nulla di eccezionale: lo fanno in molti, e io stesso con un Jawbone UP e un iPhone tengo traccia di alcune di queste cose.

La differenza è che Sharma ha creato un sito in cui presentare i dati raccolti, una sorta di Felton Annual Report in HTML5. Il risultato è straordinario, e piacerà agli ossessionati di dati pressoché inutili.

Giappone

L’amato (da chi legge) blogger se ne va in Giappone per due settimane. Fra le mete: Tokyo, Mt. Fuji (solo per registrare i passi con il Jawbone UP), Kyoto, Osaka, Kobe.

Il che significa: fino al 18 Luglio le pubblicazioni rallentano, diventano sporadiche e irregolari.

Siccome vi mancherò, ecco una serie di surrogati di me stesso. Per foto di cose a base di matcha, o per foto di enormi quantità di ramen: philapple su Instagr.am. Per tweet inutili su cosa faccio: @philapple[1. Se avete suggerimenti, sono ben graditi]. Per varie cose che potrei scrivere sul viaggio: il mio Tumblr.

Il nuovo activity tracker di Withings ha l’aspetto di un classico orologio da polso, e lo è con una piccola aggiunta: la capacità di contare i passi, registrare le ore di sonno [1. Supporta anche gli smart alarm, una funzione presa dal Jawbone UP] e di sincronizzarsi all’iPhone via bluetooth.

La batteria dura un anno.

WIRED:

Health and fitness have long been mysterious, the realm of doctors and coaches. While software can make it more approachable, to be understandable it should do more than just offer up data visualizations; it should provide insights and actively help us to make behavioral changes that will affect health. Tell us to move. Tell us to hydrate. My big hope for the next generation of health-tracking apps is that they will help us understand what things mean and give us the tools to act–instead of just numbers.

La mia speranza è che con Healthbook Apple faccia quello che il Fitbit non è stato in grado di fare: non solo raccogliere e accumulare i dati, ma analizzarli e spiegare all’utente cosa vogliono dire, e cosa fare per migliorarli. Uno dei problemi di questi device è che sono sviluppati da aziende diverse. Di conseguenza ognuna ha creato la propria applicazione in cui chiudere i propri dati, rendendoli inaccessibili ad altri. Healthbook potrebbe diventare il luogo centralizzato in cui immagazzinare questi dati, indipendentemente dal device scelto dall’utente: che si utilizzi un Fitbit o Jawbone UP, i dati devono appartenere all’utente.

A quel punto, non saremo più limitati da quello che il produttore ha deciso di farci con quei dati — dal modo in cui ha deciso di visualizzarli, o dai limiti che ha imposto — ma potremo finalmente possederli, metterli in comunicazione fra loro e scoprire in che modo sono correlati.

Un mese con Pebble

Ho un Pebble da più di un mese. Non si è rivelato utilissimo e potrei farne facilmente a meno, però: mi piace. Mi piace più per quello che potrebbe fare, potenzialmente, che per quello che fa, effettivamente. Mi piace anche esteticamente[1. L’alternativa è il Pebble Steel, l’altro Pebble che viene venduto come il modello elegante. In realtà sembra una copia mal riuscita di un orologio classico. Brutto.], ma io sono quella persona che ha avuto una calcolatrice al polso per anni. Il problema dell’hardware per me non è estetico ma di qualità: non dà l’idea che ci sia stata cura nel mettere insieme i pezzi, che inoltre sembrano economici, e il risultato finale è un orologio che pare assemblato in un garage da dei ragazzi. Avete presente la sensazione che dà un prodotto Apple, di essere stato levigato con attenzione maniacale in ogni dettaglio? Bene, la sensazione opposta. E non è perché è di plastica.

La batteria dura meno del dichiarato, nel mio caso arriva a cinque giorni. Comunque, un buon risultato[2. Certo, se non avessi dovuto attendere l’arrivo di un altro cavo USB per caricarlo (l’originale era difettoso) sarebbe stato meglio]. Ha dei bottoni laterali (uno a sinistra, tre a destra) piuttosto duri da premere che servono a tutto; dal navigare nel menù all’utilizzare le applicazioni interne. Quello a sinistra è per tornare indietro, quelli a destra rispettivamente: i due laterali per spostarsi, quello centrale per selezionare. Lo schermo non è multi-touch, e per queste due ragioni — schermo e sistema di navigazione — l’orologio non è comodissimo da utilizzare. È lo stesso problema dell’iPod e della clickwheel — non so con quale soluzione se ne sarebbero potuti uscire ma so che hanno optato per dei bottoni, ovvero per la soluzione più pigra.

Lo schermo — estremamente sensibile ai graffi — è in bianco e nero, retroilluminato. Scuotendo il polso, in maniera vigorosa, si attiva la retroilluminazione. Con lo stesso movimento per nulla naturale e piuttosto stancante dovrebbe essere possibile, in futuro, eliminare la notifica più recente. L’orologio si collega all’iPhone con bluetooth e riceve i dati da esso. La schermata iniziale del Pebble è ovviamente l’orologio, data e ora; da lì premendo il bottone centrale si passa al menù (con le applicazioni), mentre premendo i due laterali si cambia watchface. Watchface significa “grafica dell’orologio“, ovvero il modo in cui l’ora viene mostrata. Gli utenti ne hanno create tantissime, e a volte ho la sensazione che sia stata data troppa importanza a queste. Divertenti, per nulla utili. Sono una distrazione: un po’ come gli utenti Android si divertono a cambiare la grafica del loro telefono, chi ha un Pebble ha opzioni illimitate per visualizzare l’ora: analogica, digitale, con Super Mario sullo sfondo, o — perché no — pure con Steve Jobs. I due bottoni laterali permettono — dalla schermata iniziale — di passare da una grafica all’altra, da una watchface all’altra. Rapido, facile. Per aprire un’applicazione, invece, prima occorre premere il bottone centrale per andare al menù, poi scorrere la lista delle applicazioni e per concludere premere di nuovo quello centrale, per finalmente aprirne una. Eppure una volta che ho scelto la grafica del mio orologio, probabilmente la terrò così per diverso tempo: sarebbe più comodo se i bottoni laterali scorressero le applicazioni, invece delle watchface, e offrissero un accesso rapido a queste. Se lo smartwatch non si rivela più veloce del telefono, allora tanto vale usarlo.

Scopo principale del Pebble è ricevere le notifiche, e per quelle funziona egregiamente. In tutti i casi il Pebble segnala un evento vibrando, senza emettere alcun suono[3. Io penso che un bip leggero — di nuovo, stile orologi Casio — avrebbero potuto offrirlo]. I messaggi vengono mostrati con mittente e anteprima degli stessi, e spesso contengono quadrati vuoti dato che il Pebble non supporta le emoji (assurdo)[4. Aggiungo: sarebbe carino se venisse segnalata la presenza di una immagine, al momento si limitano a non visualizzarla. Basterebbe ci fosse un’icona che indicasse che il messaggio contiene un’immagine]. Le stock app sono tre watchface che sarebbe piacevole poter rimuovere, un’applicazione per comandare la musica (cambiare canzone, mettere in pausa, ma non modificare il volume per qualche ridicolo motivo), una che funziona da archivio delle notifiche più recenti (per rileggerle) e una sveglia. L’utente può installarne fino a un massimo di 8, prima di finire la memoria del Pebble. Non molte. Queste non possono essere troppo pesanti e quindi richiedono nel 90% dei casi una connessione al telefono per funzionare. Nei momento in cui non l’avete con voi il Pebble è essenzialmente un orologio. Ci sono limiti fastidiosi, come il numero massimo di 8 applicazioni, lo storage interno molto ridicolo (1024KB) e l’assenza del multitasking più blando. Per capirci: se uscite dall’applicazione per i timer, i timer si bloccano. Uguale se uscite dal contapassi: ciò rende impossibile l’utilizzo del Pebble come Fitbit, nonostante possieda l’hardware necessario. Un’applicazione (Morpheuz) offre anche una sveglia intelligente stile Jawbone UP, ma di nuovo occorre lasciarla aperta tutta notte. Un vero peccato, dato che avrebbero potuto essere dei buoni punti di vendita.

Pebble Cards

La gestione del Pebble avviene da iOS, con un’apposita applicazione — lenta e, sospetto, non nativa — dalla quale si configura e si ha poi accesso all’App Store. Ho utilizzato:

  • L’applicazione di Foursquare, che rende facile e immediato effettuare un check-in.
  • Mentre ero a Londra quella della TFL, fornisce a ogni fermata del bus il tempo di attesa e i mezzi in arrivo.
  • Multi Timer, utile mentre si cucina — per impostare svariati timer.
  • Pebble Cards, affianca all’ora piccoli pezzi di informazione, come meteo e notizie.
  • Authenticator, genera i codici temporanei per l’accesso a Gmail, Dropbox e gli altri servizi che offrono l’autenticazione in due passaggi.
  • Un client di Twitter, Twebble, dal quale leggere la timeline e comporre tweet (con i tre bottoni!)

Di utile, ricapitolando: Foursquare, Timer, Authenticator, notifiche. Ci sono anche svariati giochi, ovviamente semplici come quelli del Nokia di vent’anni fa (snake). Il mio preferito è un clone di Flappy Bird, addirittura più frustrante dell’originale. Mi piacerebbe ci fosse un’applicazione per Simplenote o capace di accedere alla mia cartella di Dropbox con le note testuali (in .txt), in modo da poterle scorrere rapidamente. Mi piacerebbe che Trenitalia avesse un’applicazione — come è stata fatta per le ferrovie inglesi — che mi informasse sui treni in partenza da una stazione e sul binario in cui si trovano. Mi piacerebbe ci fosse l’integrazione con IFTTT di cui si era parlato ai tempi della campagna su Kickstarter, ma di cui non si è saputo più nulla[5. Ad esempio: se premi bottone centrale fai x, se premi bottone in basso fai y, etc…].

Pebble Authenticator Bottoni Pebble

Ci sono applicazioni che richiedono a loro volta applicazioni per funzionare. È il caso di PebbleCam, che se avviata su iPhone e orologio permette di scattare foto con il primo dal secondo, o di PebbleGPS, che mostra una mappa in bianco e nero molto vaga e le direzioni; non è perfetta ma può essere utile in bici. Fra le più popolari c’è Smartwatch+, che permette — fra le altre cose — di visualizzare il calendario di iOS sull’orologio. Purtroppo il difetto di queste è legato alla natura del multitasking di iOS: le applicazioni restano aperte (su iOS), in background, per solo un’ora prima di venire chiuse, quindi la loro controparte su Pebble smetterà presto di ricevere dati. Spesso vi sarà necessario avviarle di nuovo dal telefono per poterle usare: già che ce l’avete in mano tanto vale che usiate direttamente questo.

È un po’ complesso. È da geek. Non serve a molto. Però mi piace. Prima che l’iPhone esistesse, io ero un grande fan del mio Zire. Lo Zire era un palmare di Palm — il modello più economico. Non è che potesse fare molto, e non è che infatti ci facessi molto, a parte tenere un calendario e scrivere appunti. Quel palmare non poteva collegarsi a Internet, l’App Store era un negozio fisico (nel senso che l’applicazione stava dentro una scatola in un negozio: bisognava uscire di casa) ed era molto frustrante anche solo inviare una mail. Comprai una scheda WiFi esterna affinché avesse il WiFi, ma non fu mai molto utile a causa dello stato del browser interno. Ricevere le mail era un casino. Nonostante gli usi fossero limitati, se ne intravedevano le potenzialità. Ed erano più queste a farmi piacere l’oggetto che le sue capacità effettive. Lo so che è strano, ma è così: avevo quel palmare, e pensavo alle cose che avrei potuto farci se qualcuno ne avesse fatta una versione più intelligente. Poi un giorno arrivò Apple che con l’iPhone realizzò quel palmare che avrei voluto lo Zire fosse. In un giorno, risolse tutti i limiti e lo liberò dalle complessità.

Questo smartwatch è un po’ come quel palmare. Io credo che le persone dietro al Pebble abbiano avuto delle intuizioni ma al tempo stesso non abbiano curato i dettagli. Questo smartwatch è smart nella stessa misura in cui lo erano gli smartphone prima dell’iPhone. È un prodotto per geek, disegnato da geek e che funziona in modo un po’ geek. Ma ci sono casi in cui si è rivelato utile, e per questo credo che uno smartwatch progettato correttamente anche nei dettagli abbia un senso.

Pebble costa $150 (circa 110 euro), si compra dal sito ufficiale.

La novità più interessante dell’iPhone 5S

L’iPhone 5C non è un iPhone economico, che di fatto non esiste: è piuttosto (essendo internamente identico al 5) un modo per vendere l’iPhone dello scorso anno senza che appaia dello scorso anno, dandogli un aspetto plasticoso e colorato (che personalmente preferisco al 5S attuale). L’iPhone dorato invece esiste, ma facciamo finta di no. Assieme a quello, è bene dimenticarsi delle alquanto oscene custodie bucherellate per iPhone 5C.

Invece, per uno che parla spesso del Jawbone UP e device simili, la cosa più interessante del nuovo iPhone 5S è il “motion co-processor”, un processore staccato dal principale A7 che si occupa di raccogliere i dati dall’accelerometro, giroscopio, compasso senza consumare eccessivamente la batteria. Significa, come spiegano loro sul sito, che l’iPhone può automaticamente capire quando camminiamo e quando guidiamo (e fornirci indicazioni stradali adatte al caso), o ridurre i consumi di rete quando è statico da un po’.

Ma, soprattutto, significa che l’iPhone può di fatto essere un FitBit: applicazioni come Moves potranno essere utilizzate senza ritrovarsi a metà giornata con uno smartphone scarico. E siccome il problema di questi device per il quantified self è sempre stato — e tanto me ne sono lamentato — il software, ci si può aspettare che sull’App Store appiano applicazioni che non si limiteranno a raccogliere i dati, ma ad analizzarli e utilizzarli in maniera innovativa e interessante. Più concorrenza e offerta, essendo da adesso una questione solo di software. Il terreno di gioco non è più l’hardware, ma quanto bene il software sfrutterà i dati.

Il vantaggio non è tanto l’avere un pezzo di hardware in meno da portare con sé; affidare quei dati all’iPhone comporta anche una maggiore libertà su che uso farne (a chi affidarli), la possibilità di utilizzarli contemporaneamente con più servizi e integrarli con le altre fonti d’informazione a cui l’iPhone può attingere (GPS, ad esempio).