pointerPerché usiamo Internet da ubriachi

Vincenzo Latronico:

Sì, sappiamo che dovremmo usare password più lunghe e difficili, e usarne di diverse in ogni diversa occasione, e aggiornare regolarmente tutti i software, e installare sempre gli antivirus che spesso non servono a niente, perché le minacce più gravi sono le più nuove. Dovremmo, dovremmo.

Però poi ci diciamo: perché qualcuno dovrebbe attaccare proprio me? Perché dovrebbero provare a indovinare la mia password, a infilarsi nella mia USB stick? Luciano Floridi, uno dei massimi teorici di etica informatica, ha detto che in rete nessuno si sente Moby Dick: tutti si sentono sardine, protetti dal banco tutt’intorno. Con uno spirito simile spesso lasciavo aperta la porta del mio vecchio appartamento, quando dovevo prestare le chiavi a degli ospiti, confidando che nessuno sarebbe arrivato all’ultimo piano della mia scala nella mia palazzina solo per provare la maniglia di una porta a caso nella speranza di trovarla aperta.

Come moltissime analogie usate per capire le questioni della rete, anche questa sembra intuitiva ma non funziona.

Emanuele (February 29, 2016)

Sarà per via del corso di studi più che per deformazione professionale ma io non riesco a concepire l’idea di usare password “semplici” neanche per il concorso dell’Esselunga. Non conosco neanche la mia password della mail. Vivo col cordone ombellicale collegato al mio password manager e mi sembra una cosa così naturale…
Ciao,
Emanuele