Cattiva usabilità: il Wi-Fi pubblico in Italia

Nelle mie ultime due visite in terra italica ho avuto seri problemi nel connettermi al Wi-Fi pubblico (il caso più recente con il Wi-Pi pisano; prima di allora in aeroporto). La cosa è assurda perché è probabile che un turista ne abbia più bisogno di uno del luogo, non avendo alternative, ma per il turista è quasi impossibile farne uso.

Il problema è il solito: a connessione avvenuta viene richiesto di registrarsi. La registrazione non consiste, come in altri luoghi un po’ più al passo coi tempi, in una semplice email, ma in un numero di telefono.  Spesso, se il numero non è italiano la cosa si complica: o non si può proseguire, e semplicemente la registrazione “si rompe”, o (come nel caso del WiPi sopra menzionato) mi chiedono carta di credito [1. A cui ha fatto seguito, due minuti dopo, chiamata dalla HSBC per chiedermi se qualcuno me l’avesse rubata.].

Per un Wi-Fi. Normalmente, se mi serve, mi serve per controllare al volo un’informazione. Per scaricare una mappa o cercare un orario. L’uso che farebbe, insomma, uno in visita — un turista. Se per farlo devo essere armato di carta di credito, e impiegare 15 minuti a registrarmi, allora lascio stare.

Il risultato è che, per me, che non ho un numero di telefono italiano, il Wi-Fi pubblico potrebbe anche non esistere, dato che mi risulta completamente inutilizzabile e inaffidabile.

Christian (February 5, 2016)

Per ora il top dei servizi l’ho trovato in Olanda, nello specifico, ad Amsterdam. Servizi quasi sempre aperti o al massimo con password ben in vista (nel caso di locali o servizi). Comodissimo anche nelle stazione e sui treni, che dopo la conferma di attivazione del servizio, solo spuntando e confermando le policy, offre come prima schermata gli orari e le fermate del treno su cui si sta viaggiando. Insomma, un altro pianeta.