I buoni e i cattivi

“You might like these so-called free services, but we don’t think they’re worth having your email or your search history or now even your family photos data-mined and sold off for God knows what advertising purpose.” — Tim Cook

Trovo abbastanza fastidiosa la dichiarazione di Tim Cook sulle altre aziende cattive della Silicon Valley che rivendono i nostri dati. Se è vero che l’uso che Google fa dei dati che raccoglie va ben oltre anche solo le intenzioni di Apple, non credo Apple, o Tim Cook, si trovino nella condizione di fare la morale a Google o altre aziende . Oltretutto l’uso dei dati degli utenti è inevitabile per prodotti come Google Photos che grazie al machine learning riescono a organizzarci la libreria fotografica senza alcuno sforzo.

Apple dovrebbe fare più di queste cose, restando ovviamente lontana dai pubblicitari. Del resto Siri ha bisogno dei dati degli utenti per funzionare, e tutto sta (beh, non che sia facile) nel riuscire a trovare un bilancio, fra schedare gli utenti e quantità di dati minimi necessari per offrire un servizio decente. Il commento di Gruber, sotto questo punto di vista, è condivisibile:

Apple needs to provide best-of-breed services and privacy, not second-best-but-more-private services. Many people will and do choose convenience and reliability over privacy. Apple’s superior position on privacy needs to be the icing on the cake, not their primary selling point.

Se Apple vuole competere con Google, deve riuscire a uguagliare l’offerta offrendo prodotti altrettanto validi — anche nella cloud e sul web dove, ahimè, non sempre ci riesce. La privacy deve essere la ciliegina sulla torta, non il solo punto di forza. Nessuno — a parte un paio di geek — sceglierà iCloud perché è migliore per la privacy, ma in molti sceglieranno Google Photos perché offre spazio illimitato e organizza senza alcuno sforzo le foto.

Francesco (June 6, 2015)

Questo ragionamento fila fin quando si considera la privacy un orpello, ma non lo è. I servizi di Google sono ottimi, ma il prezzo che richiedono a livello di dati personali (che IMHO valgono di più di qualunque prezzo mi chieda qualunque altro cloud) risulta davvero eccessivo. Ovvio che Cook porta acqua al suo mulino, ma per questo negare che di fatto Google ha solo fatto l’ennesimo affare spacciandolo per un servizio, è irresponsabile. Il riconoscimento dentro le foto di Google? È un servizio per loro più che per l’utente, perché permette una profilazione ancora più approfondita ed invasiva. Ma in fondo basta non pagare, no?

Quindi no, preferisco un servizio leggermente inferiore, a pagamento, che regalare la mia vita a degli sconosciuti.

Francesco (June 6, 2015)

Ah, ed il fatto che in molti sceglieranno Google dipenderà solo dalla gratuità, ma dimostrerà una profonda ignoranza di fondo.