pointerLe pratiche digitali del Corriere

Mi ero perso questo: il Corriere ha fatto un libricino con vignette relative a Je Suis Charlie, che ha poi messo in vendita (senza tenersi alcun ricavo, ma devolvendolo alle vittime). Il problema? Hanno preso le vignette da internet, e le hanno impaginate, senza prima chiedere il permesso agli autori.

Leo Ortolani riassume la questione in maniera più divertente (qua invece il riassunto di un altro autore):

Sai cosa ho fatto di recente? Ho scoperto che IL CORRIERE DELLA SERA ha preso le vignette che tanti autori italiani hanno pubblicato per solidarietà ai colleghi francesi e ci si è fatto un bel libretto da vendere a euro 4,90. E quando dico che le ha prese, intendo dire che le ha prese senza chiedere niente a nessuno. Tipo che avete un motorino, vi girate, non c’è più. Ve lo ha preso il Corriere della Sera per farci un giro. A scopo di beneficenza, eh? Il motorino è sempre vostro.

Ora. Io sarò anche un povero geologo che fatica a stare al mondo, ma qui si comincia a perdere il senso delle cose. Chiedimelo. Magari ti dico di sì. Luca Bertuzzi di WOW, lo Spazio Fumetto di Milano me lo ha chiesto, se poteva usarla per esporla, gli ho detto di sì. Lo vedi, come è semplice, quando si è tra persone educate? Ma tu, Corriere della Sera sei venuto qui, hai preso una foto (UNA FOTO!!) di un disegno che ho messo in rete fotografandolo con il cellulare, perchè non ho lo scanner attaccato al sedere e a volte si fanno dei disegni sulla spinta emotiva, come quello, e si pubblicano in qualche modo, per fare sapere che quello che è successo ti ha colpito e molto, e tu, dicevo, Corriere dei Piccoli, vieni qui e te la prendi. Una foto. E te la stampi. A bassa risoluzione, ovvio. Che oltretutto non è che mi fai un favore, pubblicando una foto di un mio disegno, a bassa risoluzione. Nemmeno la decenza del controllo artistico. Nemmeno quella. Che Luca Bertuzzi mi ha chiesto la cortesia di un file ad alta risoluzione. E gliel’ho mandato.

Una faccenda imbarazzante, come scrive Sofri c’è da chiedersi “come sia successo a un gruppo di così longeva e robusta esperienza editoriale, di adottare una pratica tanto dilettantesca e sbrigativa.” Pratiche — legate alla rete — che il Corriere in realtà da anni applica senza timore.

La logica dietro è la solita, la stessa adottata con le foto della ragazza: che quello che sta su internet è di tutti — loro, soprattutto — e possono prenderlo e farne quel che vogliono. Scrive Mantellini:

Le peggiori pratiche del Corriere se ne fregano dei rapporti fra pari (che non a caso sono il cardine delle relazioni digitali), ignorano le consuetudini di rete (perché nelle teste di costoro Internet è una cosa differente da quella che è nelle nostre), sfidano la contrapposizione netta perché pensano non solo di essere nel giusto ma anche che il proprio bacino di riferimento sia più ampio e meno problematico di quello dei molti che oggi li attaccano.