pointerLa foto della ragazza

Quando muore qualcuno, si verifica un attentato o una tragedia, i giornali (soprattutto italiani) si sentono autorizzati ad attingere da Facebook, a scaricare le foto delle vittime e pubblicarle (magari ignorando anche i vari filtri per la privacy di Facebook). Senza chiedere, senza permesso; in maniera molto prepotente. Ecco qua la ragazza mentre sorrideva spensierata, e in quest’altra in una posa divertente.

Bisogna sottolineare che anche se le foto sono su internet non significa che siano di pubblico dominio, pronte per i giornalisti a farne qualsiasi cosa vogliano o serva i loro interessi. Scrive Mantellini:

Ora la ragazza è morta e i giornali, quasi tutti, hanno usato le sue foto, prese dal suo profilo Facebook per corredare i servizi di cronaca nera che parlano di lei. Hanno chiesto il permesso a qualcuno? Non ce n’è stato bisogno. Erano lì, su Internet, è bastato un colpo di mouse per impadronirsene. Un altro per pubblicarle.

Le nostre foto sono nostre ed i giornali fanno finta di non saperlo. Pubblicare una propria immagine su Internet, anche su una bacheca pubblica, non significa dichiarare che quella foto sia di tutti, che possa essere utilizzate liberamente. Le fotografie sono come le parole, raccontano mondi, quasi sempre privati e insondabili, aprono il fianco a interpretazioni ed equivoci: nessuno dovrebbe avere il diritto di toccarle senza il nostro permesso. O senza il permesso di qualcuno che ci conosce e ci ama nel giorno in cui noi non potessimo più decidere da soli.

Alex (January 4, 2015)

Le parole di Mantellini per descrivere il valore delle fotografie sono intense e suggestive; ma il punto debole del suo argomento è l’affermazione “Pubblicare una propria immagine su Internet … non significa dichiarare che quella foto sia di tutti”. Al di là degli aspetti legali (che sono un argomento a parte), credo che quasi sempre chi pubblica foto su internet vuole davvero che quelle foto siano ‘di tutti’.
Si consideri anche che, in assenza di facebook, i giornalisti hanno sempre attinto e ancora attingono le foto da fonti improprie come annuari scolastici, documentazione di eventi sportivi, foto carpite ad amici e parenti: tutti casi in cui l’uso pubblico è sicuramente ‘meno autorizzato’ che per foto volontariamente immesse in rete