Apple ha successo perché sono tutti tonti

Ben Thompson ha commentato gli incredibili risultati dell’ultimo trimestre fiscale di Apple. Per capire l’enormità basta pensare a questo: Apple ha perso più soldi a causa delle fluttuazioni di valuta che Google ne ha fatti in un trimestre. Un utile di 18,2 miliardi di dollari in un trimestre: un profitto di circa 8,3 milioni di dollari all’ora. Appunto, assurdo.

Eppure, per qualche ragione, è Apple che è sempre sull’orlo di fallire, il cui “impero” è sotto attacco, e che deve preoccuparsi e temere ogni tecnologia e azienda emergente. Ed è Apple, di nuovo, l’azienda che ha successo solo perché siamo tutti stupidi, imbevuti dal marketing e incapaci di scegliere le miriadi di alternative migliori e più a buon mercato che ci vengono offerte. Scegliamo Apple, e paghiamo di più, perché siamo tonti insomma: senza ricavarci nulla.

Il prezzo di Ben Thompson affronta anche questa accusa, spiegando cosa includa il prezzo “premium” dei prodotti Apple: da una rete (gli Apple Store) sempre pronta a fornire assistenza — da non sottovalutare —, a un’esperienza d’uso che, seppur limitante per un geek, va incontro all’utente comune.

Apple ha successo per il design: la lunga e ponderata progettazione e riflessione che sta dietro ogni singolo aspetto dei suoi prodotti (ed è per questo che il declino nella qualità del software è preoccupante).

The old hoary chestnut that “Apple only wins because its advertising tricks people into paying too much” was raised in my Twitter feed last night, and while the holders of such an opinion are implicitly saying others are stupid, my take runs in the opposite direction: it’s not that people are irrational, it’s that human rationality is about more than what can be reduced to a number. Delight is a real thing, as is annoyance; not feeling stupid is worth so much more than theoretical capability. Knowing there is someone you can ask for help is just as important as never needing help in the first place.

Apple spends an inordinate amount of time and resources on exactly these aspects of their products. Everything is considered, from the purchase to the unboxing to the way a webpage scrolls. Things are locked down and sandboxed, to the consternation of many geeks, but to the relief of someone who has long been conditioned to never install anything for fear of bad actors. Stores – with free support – are just a few miles away (at least in the US), a comfort blanket that you ideally never need. All of this is valuable, even though much of it is priceless, only glimpsed in an average selling price nearly triple the industry average.

A molti qua fuori interessa anche la velocità di un prodotto, la quantità di RAM e tutti i numeri che si riescono a inserire in un’affollata tabella, su carta. Le specifiche tecniche. Ma appunto: sono numeri, e dicono poco su come il prodotto funzionerà realmente, su come le varie parti si integreranno fra di loro.

Pochi comprano un prodotto in base a dei numeri. “Apple ha successo” non per qualche fattore irrazionale, ma per l’esperienza utente. Comprano tutti Apple non perché sono tonti, ma per la ragione opposta: per non sentirsi tonti, grazie a dei prodotti facili da usare — e un’assistenza clienti superiore a ogni altro produttore.

Marco (January 31, 2015)

(ho riletto e scusate ma non mi so esprimere)

Ovviamente non posso parlare per mercati diversi dal nostro, ma l’articolo mi ha portato a riflettere su due categorie: i miei conoscenti ed i miei clienti.
Per quanto riguarda i primi, sono non sono ne geek ne esperti, semplicemente li definirò abbastanza consapevoli.
Utilizzo del telefono? Safari, Facebook, app Tgcom e, volendo esagerare, app ilmeteo.it. Ah sì, la fotocamera anteriore per il selfie del caso.
Mail? No, al massimo è configurata tanto per, con il classico badge che raggiunge un numero di almeno tre cifre.
Calendario? No.
iMessage? No, Telegram (multipiattaforma), Whatsapp (idem), Line (idem), FB Messenger (idem).
App di terze parti esclusive: Overcast, Tweetbot, Omnifocus? Impossibile.
Design? Boh, guardiamo in faccia la realtà, alla fine è un telefono, non un’auto con cui pavoneggiarti in giro o un quadro o una villetta su due piani in stile moderno progettata dal cugino architetto. Passato un giorno, una settimana, un mese, non lo noti più. E la noncuranza ti fa abbandonare anche la cover dopo un certo periodo di tempo. Oppure lo copri proprio con una bruttissima custodia del negozio cinese sotto casa, perché qui da noi a poche miglia dall’abitazione trovi il cinese, non l’Apple Store.
E questi sono i consapevoli. Devo riflettere sugli inconsapevoli a cui vendo i prodotti Apple, quindi giovanotti, adulti, anziani, professionisti, muratori, professori, impiegati statali, disoccupati (e chi più ne ha più ne metta)?
Bene, è facile perché il discorso è lo stesso che ho appena fatto sopra.
Per fare certi numeri bisogna abbracciare la massa, e allora mi domando perché la massa compra Apple.
Di base si parte da un buon prodotto, sia a livello costruttivo che software, anche se su quest’ultimo, come ben scritto qui su bicyclemind, il declino inizia a sentirsi. Su questo non ci sono dubbi.
In realtà, secondo me, c’è una sorta di effetto domino, di effetto pecora.
I prodotti nati dopo il rientro di Steve Jobs hanno avuto una spinta propulsiva molto forte, creata dalla sua abilità di venditore combinata alla globalità che ci ha dato internet, in modo tale da far infiammare i geek e gli appassionati rendendoli portavoce della mentalità Apple.
L’alluminio è meglio della plastica, se ti compri un Macbook Air è leggerissimo e portatilissimo, (mentre se ti compri l’HP ti viene la scoliosi), insomma queste menate.
E da qui è iniziato il contagio. Tu che sei appassionato lo dici a me, io che non sono esperto ma sono curioso vado ad interessarmi, mi gaso con la presentazione del primo iPhone, con le parole di Jobs durante il keynote, con i “woooooooow” del pubblico, me lo compro, il collega lo vede, mi sfotte che ho speso 700€ ma intanto mi vede usarlo con la coda dell’occhio, e finisce che se lo compra anche lui.
Ho notato che spesso si tende a “comprare uguale” come una sorta di auto rassicurazione, oltre che la più classica emulazione. Seguo te, se tu vai avanti e non cadi nel fosso vuol dire che non cado neanche io. Mi compro l’iPhone, ce l’ha il mio amico, se non so scaricare i programmini gratis mi aiuta lui.
Da noi non ci sono Apple Store in ogni città, ma sicuramente Apple è riuscita a crearsi una corsia preferenziale nelle catene di elettronica, in modo tale da rendersi subito riconoscibile/distinguibile. Li i suoi prodotti sono sempre accesi, sempre connessi alla rete, sempre con l’ultimo aggiornamento disponibile, sempre con la gamma al completo. Se c’è una cosa che il cliente adora è l’area demo, l’iPad o la Playstation 4 funzionante da poter provare, toccare. E se mi usi già ti sto strizzando l’occhio.
Altro fattore che, secondo me, ha contribuito alla riuscita di un prodotto come iPhone è stata la particolare reattività del display multitouch unita alla fluidità del sistema operativo che ha avuto fin dall’inizio. Il classico giochino di scorrere la dashboard che vediamo nelle recensioni e che facciamo noi stessi per testare (?) un cellulare o un tablet. Fattore così importante che, ricorderete, Google gli ha dedicato un’attenzione particolare con Android 4.1: Project Butter. Ora, anche se la concorrenza ha raggiunto un pari livello (nei top di gamma), se non superiore, il telefono Apple vive di rendita (“ehhh, ma la fluidità dell’aifòn, vuoi mettere guarda *swish* *swish*”).
Rapporto 1 vs altri. Se vendo 8 telefoni, 4 se li babba Apple, 1 LG, 1 Samsung, 1 Huawei e 1 Sony, sarà sempre Apple a far notizia.
Ancora. Negli ultimi anni c’è stata probabilmente una forte fidelizzazione trasparente con l’arrivo del cloud, di iCloud in particolare. Vendi l’iPhone vecchio* per comprare il nuovo, reinserisci nome utente e password e la tua roba è di nuovo lì. Contatti, SMS, foto senza fare niente, e non c’è una cazzo di microSD che tenga: la memoria esterna è da smanettoni, le directory, dove si mette oddio mettimela tuuuu! È una battaglia persa, e riesci ad essere forte solo se progetti la feature come unico servizio dove convergono tutti i tuoi prodotti, cosa che iCloud fa e la concorrenza no.
Concludendo: la forza di Apple è stata un ottimo connubio di marketing e di scelte tecniche (di SJ e tutto il suo team), due fattori che tengono ancora oggi alta l’asticella “prezzo” dei suoi prodotti e che ingrassano i margini e quindi i guadagni dell’azienda. Se un prodotto esplode e viene mantenuto ad un prezzo alto rispetto la media della concorrenza (avevo scritto “caro”, ma è un termine non corretto in questo caso) ha più appeal.
La merda d’artista sempre merda è, ma di artista.

*altro fattore: si svaluta poco nel tempo.