pointerIl ritorno dei podcast?

Sembra che ne siamo tutti ascoltatori, di recente. Pure io ho segnalato non molto tempo fa un articolo che ne descriveva la recente rinascita — uno dei tanti pubblicati dai giornali in queste settimane sull’argomento. Forse il pezzo più interessante, a favore della tesi, è quello di Kevin Roose: che i podcast abbiano ricevuto una spinta in popolarità da una connessione dati sempre disponibile e dal bluetooth, che permette di ascoltarli in auto (collegando l’iPhone al veicolo).

Credo però, come Marco Arment, che molta di questa rinascita in realtà non sia avvenuta, che gli ascoltatori dei podcast stiano aumentando (come fanno da anni) ma gradualmente (di nuovo, come fanno da anni). Al momento, gli show che godono di un pubblico consistente continuano ad essere legati ad una trasmissioni radio. Da parte, con molti meno ascoltatori, con un pubblico di nicchia che non è improvvisamente esploso, ci sono gli show amatoriali, i podcast — perlopiù di tecnologia. Scrive Marco:

Podcasts in 2010 were a lot like podcasts in 2007, which were a lot like podcasts in 2004, which are a lot like podcasts in 2014. There’s a lot of tech shows (and a lot of tech listeners), but most of the biggest are professionally produced public-radio shows released as podcasts, with other strong contingents in comedy, business, and religion, followed by a huge long tail of special interests with small but passionate audiences.

But podcasts have never exploded and have never died. The truth is that they’ve grown boringly and steadily for almost a decade, and will likely continue to do so. And that’s great!

(Interessante, a margine: sembra Spotify voglia inserire i podcast nell’offerta)