pointerI pericoli del WiFi pubblico

Una storia di Matter ci ricorda quanto siano insicure le reti WiFi pubbliche:

We can now see some of the actual internet traffic of those around us. We see that someone with a MacBook is browsing the site Nu.nl. We can see that many devices are sending documents using WeTransfer, some are connecting to Dropbox, and some show activity on Tumblr. We see that someone has just logged on to FourSquare. The name of this person is also shown, and, after googling his name, we recognize him as the person sitting just a few feet away from us.

Information comes flooding in, even from visitors who are not actively working or surfing. Many email programs and apps constantly make contact with their servers—a necessary step for a device to retrieve new emails. For some devices and programs, we are able to see what information is being sent, and to which server.

L’hacker nella storia in realtà — come spesso in questi casi, seppur definito tale — non è un “hacker”: non ha fatto altro che creare una rete WiFi dal nome plausibile (lo stesso, ad esempio, del locale in cui si trova) e osservare il traffico dati delle persone che si sono connesse ad essa, tramite un software facilmente reperibile in rete che chiunque sarebbe in grado di utilizzare.

Da un po’ io — quando fuori casa, o connesso a reti dalla provenienza dubbia — uso Cloak, un’applicazione che crea una VPN che garantisce che i vostri dati restino al sicuro, e non risultino intercettabili. Funziona sia su iPhone che su Mac, in entrambi i casi egregiamente. Cloak può costare $2,99 (per 5GB di dati) al mese o $9,99 (per traffico illimitato) al mese; entrambi i piani includono Cloak Transporter, un servizio che vi permette di figurare come in un altro Paese, e quindi superare i limiti regionali imposti sui contenuti da certi provider — pensate a Netflix (quest’ultima funzionalità è simile a Unlocator, segnalato mesi fa).