MetaFilter e il volere di Google

MetaFilter, un forum (e blog) di due o tre internet fa, ha recentemente annunciato un dimezzamento del suo staff causato dai cambiamenti improvvisi all’algoritmo di Google:

The money situation changed one day in November 2012, when I saw a drastic reduction in traffic and revenue to Ask MetaFilter. I double-checked to make sure the initial estimates were correct, and it appeared that Ask MetaFilter lost 40% of its traffic overnight.

Successe anche a questo blog anni fa: Google decide di cambiare l’algoritmo e penalizzare quei siti che ritiene non aderiscano e rispettino le sue linee guida. Ovviamente si tratta di assunzioni, assunzioni che in certi casi permettono di identificare lo spam, in altri finiscono col penalizzare siti che non hanno niente a che fare con esso. A volte queste supposizioni sono corrette, altre vanno a discapito di domini innocenti.

MetaFilter è appunto uno di questi — e uno dei pochi forum di quelle dimensioni con una cura e controllo molto severo sullo spam. Un sito che non ha mai applicato pratiche di SEO e ha sempre dato importanza solamente alla qualità dei propri contenuti, ma che oggi viene penalizzato senza particolari spiegazioni e ragioni per un cambiamento a lui esterno sul quale non ha alcuna decisione ma, soprattutto, nessuna capacità di farsi sentire. Dipende totalmente da Google — non solamente per la ricerca ma anche per la pubblicità.

E se non è una novità essere totalmente sottoposti al volere di Google, la situazione negli anni non è migliorata. Come scrive The Awl a Google si sono oggi aggiunti i social network: un sito dipende totalmente — e sempre più — da entità esterne ed enormi che non può controllare. Un cambiamento al Newsfeed di Facebook può avere un impatto significativo sul traffico di un sito, proprio mentre la sua homepage perde sempre più valore:

Of course a website’s fortunes can change overnight. That these fortunes are tied to the whims of a very small group of very large companies, whose interests are only somewhat aligned with those of publishers, however, is sort of new. The publishing opportunity may be bigger today than it’s ever been but the publisher’s role is less glamorous: When did the best sites on the internet, giant and small alike, become anonymous subcontractors to tech companies that operate on entirely different scales?