WhatsApp: appunti

Il prossimo numero di WIRED UK conterrà una lunga intervista al fondatore di WhatsApp, parte della quale è già disponibile online in anteprima. In essa Koum, il fondatore, spiega quali sono stati i fattori che hanno permesso all’applicazione di ottenere un così grande successo:

La prima versione, rilasciata nel Maggio 2009, non andò da nessuna parte. Ma un mese dopo Apple introdusse le notifiche push in iOS 3.0. Questo portò Koum a ripensare WhatsApp come un’applicazione di messaggistica, multipiattaforma, che utilizzasse i contatti del telefono come un “social network”, e il numero di telefono come forma di login.

Benedict Evans nella sua analisi sull’acquisizione di WhatsApp ha sottolineato come una delle differenze fra un social network classico basato su desktop (Facebook) e WhatsApp sia la facilità con cui la seconda è in grado di accedere ai contatti e ricostruire la rete sociale dell’utente in pochi attimi. Le applicazioni hanno insomma meno potere di lock-in da questo punto di vista perché la propria rete sociale risiede sull’iPhone (i contatti), ed è facilmente migrabile da un servizio all’altro.

A rendere popolare WhatsApp è stata anche la capacità di abbracciare qualsiasi piattaforma, pure i telefonini vecchio stile. Questo gli ha permesso di espandersi non solo in Europa e America ma anche, ad esempio, in Rwanda dove ha una penetrazione maggiore di Facebook.

Koum ha tenuto per anni sulla propria scrivania un appunto con i principi che devono guidare lo sviluppo di WhatsApp: “No ads, no games, no gimmicks“. WhatsApp è da sempre priva di pubblicità, Koum ne ha motivato la scelta a lungo su WIRED UK:

Non c’è nulla di più personale che comunicare con i propri amici e la propria famiglia, e interrompere questa comunicazione con della pubblicità non è la giusta soluzione. Inoltre non vogliamo conoscere troppo i nostri utenti. Per fornire pubblicità appropriata, le aziende devono sapere dove ti trovi, cosa stai facendo, con chi sei e cosa potrebbe piacerti o meno. Questa è una quantità folle di dati. Sono cresciuto in un mondo senza pubblicità: non esisteva, nell’Unione Sovietica. […] Le persone devono distinguerci da aziende come Yahoo e Facebook, che collezionano i dati degli utenti e li conservano sui loro server. Noi vogliamo conoscere quanto meno possibile i nostri utenti. Non sappiamo il loro nome, o il loro genere.

L’intervista è avvenuta prima dell’acquisizione da parte di Facebook (e di fatto contraddice molte delle affermazioni).

Resta che 19 miliardi di dollari sono tantissimi, “Things that are cheaper than WhatsApp” è un Tumblr che mette le cose in prospettiva. Per dire: di più economico di WhatsApp c’è l’Islanda, o le Olimpiadi di Londra.