Reporter: la nuova applicazione di Nicholas Felton per il quantified self

Era stata anticipata il Novembre scorso: è una applicazione che ci pone a intervalli casuali, con la frequenza desiderata, una serie di domande da noi impostate. Casualmente, quindi, in vari momenti della giornata riceviamo una notifica che ci chiede cosa stiamo facendo, dove ci troviamo, con chi siamo, e qualsiasi altra domanda da noi inserita — che riguarda un aspetto della nostra vita di cui vogliamo tenere traccia. Reporter colleziona le risposte che diamo a quelle domande, le unisce ai dati che è in grado di raccogliere da sola grazie ai sensori dell’iPhone (posizione), e nel corso del tempo aggrega tutto quando in grafici e statistiche. Una cosa bella dell’applicazione è che i dati possono essere esportati e sincronizzati su Dropbox, in formato CSV e JSON — quindi praticamente potete farci quello che volete, e utilizzarli con quello che vi pare. I dati sono vostri.

È stata creata da Nicholas Felton, quella persona ossessionata con il quantified self che nel suo Annual Report racconta la sua vita riducendola a numeri e infografiche. Nel 2012, utilizzando un metodo simile a quello proposto da Reporter, ha scoperto che c’era una chance che fosse solo nel 43% dei momenti testati, e produttivo il 49.3% di questi. Il 32% dell’anno invece l’ha passato dormendo. A cosa è dunque utile una cosa simile? Oltre al tenere traccia dei caffè bevuti — per pura ossessione —, in un’intervista a The Verge Felton dice potrebbe servire a rilevare pattern, a portare a galla aspetti della nostra vita che ignoriamo:

For its creators, Reporter is about gaining self-knowledge. “We don’t own your data, but we try to show it to you in new ways and help you be aware of what you’re emitting,” says Felton. “I want you to be scared by your routine, or by decisions you haven’t thought about because you don’t want to face them.”

Una specie di diario automatizzato e “quantificato”. Reporter può servire anche a dare un contesto più ampio ai dati che raccogliamo con il Fitbit e altri strumenti automatici limitati a pochi aspetti facilmente misurabili. Oppure c’è l’opzione che alla fine ci si ritrovi con dei grafici solo belli da vedere, fini a se stessi.