Questa è l’acqua

Una cosa che scopro e confermo ogni volta che riduco per alcuni giorni — vuoi per impegni, vuoi perché sono in vacanza, vuoi per qualsiasi ragione — il mio tempo speso su Internet è che molti aspetti della rete che nell’uso quotidiano considero importanti e fondamentali perdono il loro appeal non appena Internet diventa una piccola componente della mia giornata. Nel momento in cui non ho un accesso costante al computer, ma uso sia questo che lo smartphone per soli pochi minuti, realizzo che molte cose che consideravo fondamentali — e sono fondamentali quando la rete occupa gran parte del mio tempo — smettono di esserlo.

Non parlo delle email, che controllo sempre. O di Facebook, che in realtà torna spesso comodo per restare in contatto con gli amici e comunicare con loro. E continuo pure ad utilizzare molti altri servizi legati a Internet: Instapaper, Spotify, applicazioni varie, mappe e Google. Continuo a fare un grande uso della rete, ma mi dimentico di certi aspetti di questa.

Twitter, ad esempio. È molto divertente normalmente, ma nel momento in cui ho poco tempo da dedicargli diventa straniante: le conversazioni difficili da seguire e semplicemente il tutto diviene un po’ meno coinvolgente. È come se mi disinteressassi delle persone che seguo e di quello che condividono: tutto ciò che un giorno prima mi sembrava estremamente interessante, il giorno dopo mi sembra una perdita di tempo, pieno di rumore e un modo per nulla efficiente per comunicarmi notizie e articoli.

Ne ha scritto Alexis Madrigal sul The Atlantic, che si è ritrovato con la stessa sensazione nel momento in cui è arrivato un figlio a rovinargli la ruotine:

When you’re plugged in all day, Twitter is fun. Whatever happens in the world, other people on Twitter are talking about it, turning it over, composting it, growing new things in the substrate of the day. If you’re following along, each successive layer of jokes and elucidations make sense, but if you come in at 4pm just to check in, it’s like starting The Wire in season 4 (“Wait, who is McNulty again?”).

È questo un buon test per capire cosa ci è davvero utile e cosa in realtà ci siamo convinti sia utile e bello senza essere consci se davvero lo sia? Forse, in parte, ma è anche vero che molte delle cose che facciamo quotidianamente, che per abitudine non mettiamo in discussione, finirebbero per essere messe in dubbio da una domanda del genere. Quasi nulla è essenziale, molto è solo intrattenimento. E non è che Twitter venga rimpiazzato da cose più fondamentali e profonde: da altre, altrettanto triviali. Quello che ha senso, o se non altro è degno di nota a parere mio, è piuttosto rilevare come le necessità e l’importanza degli strumenti vari a seconda di quello che stiamo facendo. Ovvero di come ingiustamente consideriamo intelligenti certi servizi e stupidi altri. Intendo, Twitter è considerato uno strumento ottimo mentre Facebook una perdita di tempo. Eppure io non posso fare a meno di rilevare come Twitter occupi spesso i miei momenti vuoti, come sia — nel mio caso — quello strumento che vado a cercare quando sono annoiato, che per questo perde il suo fascino non appena ho una giornata ricca di attività.