pointerPerché i siti giapponesi sono un disastro

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Japan is a land of tranquil Zen gardens, beautiful shrines, serene temples, and exquisite tea ceremonies. Both traditional and contemporary Japanese architecture, books and magazines are the envy of designers worldwide. Yet for some reason practically none of this mastery has been translated into digital products, in particular websites, most of which look like they hail from around 1998.

Immagini piccole, testo denso e concentrato, contenuto suddiviso su decine di colonne, tecnologie morte come flash ancora pienamente in uso e banner lampeggianti dai colori vivi e accesi (ci sono rari esempi positivi, si dia uno sguardo a MUJI). Ragioni culturali, ma anche tecnologiche (esempio: ci sono pochi web-font per lingue non latine), contribuiscono a delineare questo scenario.

(Via | @gpessia)