Sui peggiori blog di domani

Da quando Steve, il caro estinto, non c’è più la mela ha perso la capacità di stupire e innovare. Senza il suo guru e mentore non sa cosa fare e in che direzione andare. Continuiamo a guardare i keynote nella speranza sempre più remota di una scintilla, ogni volta disattesa: sono piatti, noiosi e ci parlano di un’azienda che non ha idea su quale sia il futuro. I tempi d’oro sono finiti.

Che fine ha fatto l’orologino che tutti ci aspettavamo? Gli analisti dell’assenza ancora non se ne capacitano. Samsung, la vera innovatrice, è già entrata nel mercato con il suo Galaxy Gear. Apple, come al solito, siede sugli allori.

Il keynote si è basato sulla solita formula assodata e stancante. È iniziato snocciolando numeri alla folla, numeri che non sono più quelli di una volta e che mostrano segni di un iniziale cedimento. La messa è proseguita con prodotti tutt’altro che innovativi: i rumors ancora una volta erano tutti esatti; nessuna one more thing è arrivata a stupire i presenti.

(SAMSUNG FOREVAH!!!!)

I vari sostituiti di Jobs si dilungano in demo superflue, Cook è totalmente incapace di attirare interesse mentre ad Ive, come al solito, viene affidato il compito di mistificare quanto (non) è stato fatto con chiacchere. Il tutto serve solamente a venderci dei prodotti che senza le parole e il teatrino del marketing non starebbero in piedi: un lavaggio delle menti per i soliti pecoroni che scelgono Apple.

(Io del resto, che ho un iPhone ma ne ho orrore, la prossima volta prenderò un Lumia)

I due nuovi iPhone non cambiano molto da quello che li ha preceduti: sono la reiterazione così come l’avevamo immaginata di un prodotto che inizia a sentire i suoi anni e che oramai mostra mancanze imperdonabili: dallo schermo minuscolo all’assenza di NFC. Con Android da una parte, Samsung che sempre stupisce e il colosso Microsoft + Nokia dall’altra, Apple dovrebbe impegnarsi a fare di più. Eppure l’iPhone economico, che Apple si è sentita in dovere di lanciare vista l’agguerrita concorrenza di Android, è una delusione atroce: venduto a un prezzo così alto che a nulla servirà all’azienda di Cupertino a guadagnare fette del mercato low-cost.

(W SAMSUNG, la sorgente pura da cui sgorga il progresso)

Il resto, già si sapeva: iOS 7 era argomento del keynote scorso, eppure ha rubato un’ampia fetta di quello corrente. Mentre tutti sbadigliavamo, loro ci parlavano di quello che già sapevamo. Non che ci sia poi molto da dire a riguardo: dai colori sgargianti, icone spaventose e feature scopiazzate da Android, con esso Apple perderà anche l’unico vantaggio che gli rimaneva sulla concorrenza: la superiorità nel design (del resto i nuovi iPhone colorati fanno venire la pelle d’oca). Apple è assediata e non sa che pesci pigliare. Le azioni Apple sono giù.

Addirittura alcune settimane fa si parlava di un’iPhone oro, simbolo di quello che Apple è diventata: un’azienda senza una guida, che fa prodotti per gente ricca, avara che ha in odio il bene del mondo a.k.a l’open source! (fate un inchino)

(Dei Mac, non c’ho voglia di parlare. Li hanno lievemente aggiornati, ma sono sempre i soliti computer dal prezzo esorbitante e ingiustificabile, ovviamente.)

Vi scrivo queste mie riflessioni fra un KitKat e l’altro; lasciate che vi riveli la verità: da tempo la mela è ferma, in una lunga fase di stallo. Non innova più, non che lo abbia mai fatto. Solo che ora non riesce nemmeno più a copiare da Android e Samsung, che ogni giorno disrupta un nuovo mercato. Non solo presenta da due anni il solito iPhone con lievi modifiche, nessuna di queste significativa, ma si permette anche di dimenticarsi dei suoi stessi prodotti. L’iPad è stato a malapena nominato: eppure tutti — anche il mio barista sotto casa — si aspettavano che venisse totalmente rinnovato (dov’è lo schermo retina sul mini?). Non c’è da stupirsi che il trimestre scorso sia stato fra i peggiori della storia di Apple.