pointerChiudersi dentro un sito

Google non ha chiuso Reader perché non era utilizzato, ma perché faceva parte di una visione del web che non è più adatta ai tempi. Un web fatto di servizi che scambiano dati fra loro, RSS, API aperte e standard. Da quando c’è stato Facebook la direzione è un’altra, ovvero costruire quello che ai tempi di AOL era sembrato impossibile da realizzare, contro ciò che gli utenti volevano e la filosofia dietro al mezzo: un servizio che offra e contenga tutto al suo interno. In un bel pezzo di Jeremy Keith:

Suddenly the AOL business model didn’t seem so crazy anymore. It seemed ahead of its time. Once Facebook had proven that it was possible to be the one-stop-shop for your user’s every need, that became the model to emulate. Startups stopped seeing themselves as just one part of a bigger web. Now they wanted to be the only service that their users would ever need …just like Facebook.

Seen from that perspective, the open flow of information via APIs—allowing data to flow porously between services—no longer seemed like such a good idea.

Ci siamo chiusi dentro un sito. Abbiamo perso, negli ultimi dieci anni, un pezzo importante del web; che quelli da sempre abituati a Facebook nemmeno ricordano. Gli RSS, come scrive Marco Arment, rappresentano l’antitesi della visione corrente, appartengono ad un web che non è più quello di oggi, “sono completamente aperti, decentralizzati e posseduti da nessuno”. L’opposto di quello che Google+, Twitter e Facebook hanno in mente.